venerdì 19 maggio 2017

Federico Fellini, ricordato e raccontato da David Lynch



Per rendere omaggio alle opere di Federico Fellini (1920-1993), si riportano alcune delle dichiarazioni con cui David Lynch, nel corso della sua carriera, ha raccontato il proprio legame con il regista italiano, del quale, come tanti altri cineasti in tutto il mondo, ammira particolarmente  (1963), uno dei suoi film preferiti in assoluto, per via di quel modo "di comunicare un'emozione senza mai dire o mostrare nulla in modo esplicito, senza mai spiegare niente, facendo solo uso di una sorta di pura magia" (cfr. questo articolo in lingua inglese). Non è dunque solo il giorno della propria nascita, il 20 gennaio, ad accomunare Lynch (classe 1946) e Fellini.


David Lynch, sul set di Twin Peaks

La condivisione del proprio giorno di nascita con Fellini, è un dettaglio a cui David Lynch fa riferimento nel corso di un'intervista pubblicata nel 1991, ai tempi dell'esordio della serie di Twin Peaks in Italia (avvenuta il 9 gennaio su Canale 5), dove il cineasta americano parla delle sue fonti di ispirazione e del proprio percorso artistico che l'ha condotto dalla pittura alla televisione:

Io sono un grande fan di Hitchcock, ma le radici di "Twin Peaks" sono nelle discussioni da caffè, non nel cinema. E poi, se quando fai un giallo ti metti a pensare a chi ti ha influenzato, non finisci mai. In "Twin Peaks" c'è comunque una differenza ed è che lo humour ha una sua parte molto rilevante. La sua magia è forse proprio questa, il fatto che è così divertente, ma anche pauroso e nostalgico e emozionante. (...) Gran parte dei miei film preferiti sono film europei, ma la verità è che io non sono mai stato un grande conoscitore di cinema. Ciò che mi ha influenzato di più è stata Philadelphia, la città dove sono cresciuto, assieme con le cose che vedo e con quelle che mi passano per la mente. Quanto a Fellini, adoro il suo lavoro ma non mi pare che mi abbia molto influenzato. Piuttosto, credo nell'astrologia e entrambi siamo nati il 20 gennaio. Questo, forse, significa qualcosa. (...) Ho iniziato dipingendo e da qui ho cominciato a pensare a quadri che si muovono. Poi mi è venuto in mente il suono. Il cinema insomma è stata una evoluzione naturale. E la televisione appartiene allo stesso processo.
(cfr. l'articolo-intervista Twin Peaks, di Lorenzo Soria, 08/01/1991, La Stampa; tra gli artisti che, come Lynch e come Fellini con Rimini e Roma, sono rimasti molto influenzati da una città, si ricorda il caso del legame tra gli ASHEKMAN e la città libanese Beirut, come da loro stessi dichiarato in questa intervista)
Vhs con la versione integrale del film Roma di Fellini
Tra le scene tagliate in altre edizioni del film, ci sono quelle con Marcello Mastroianni e Alberto Sordi

Un palco con le tende rosse e un microfono al centro
Sembra un'inquadratura di Lynch, ma in realtà essa proviene da Roma di Fellini

Il dettaglio del suo giorno di nascita in comune con quello di Fellini, torna anche nel 
libro-intervista Lynch secondo Lynch (1998, rieditato da Il Saggiatore nel 2016 col titolo "Io vedo me stesso - La mia arte, il cinema, la vita") di Chris Rodley, dove Lynch, dopo aver accennato al film Roma (1972) del regista italiano, parla maggiormente delle ragioni per cui ne apprezza le opere cinematografiche, e anche degli altri autori europei che lo interessano:
Amo Fellini. E in più siamo nati lo stesso giorno, quindi se credi nell'astrologia... La sua è un'epoca del tutto differente, e ha un modo d'intendere la vita tipicamente italiano. Ma c'è qualcosa di particolare nei suoi film: un'atmosfera che ti fa sognare. Sono così magici, lirici, sorprendenti e inventivi. Era un tipo unico; se si eliminasse la sua filmografia, al cinema mancherebbe un tassello enorme. Non esiste nient'altro di simile. Mi piace anche [Ingmar] Bergman, ma le sue cose sono diversissime... rarefatte. Dei sogni rarefatti.
Ritengo che anche [Werner] Herzog sia uno dei grandi di tutti i tempi. Grande sul serio. Una volta, mentre mi trovavo in Inghilterra, in televisione vidi La ballata di Stroszek [film del 1976]. Mi ero perso l'inizio, perciò pensavo che fosse un vero documentario. Ma dopo i primi due secondi mi aveva già completamente sedotto; non avevo mai visto niente del genere.
Qualche tempo dopo lo incontrai a New York, e lui mi mostrò un diario che aveva tenuto durante l'anno precedente e che s'intitolava: "Costeggiando il perimetro della Germania" [probabile riferimento al diario tenuto da Herzog durante la lunga e tormentata lavorazione del film Fitzcarraldo (1982)]
Aveva annotato ogni singola giornata, e gli dissi che secondo me doveva aver usato la matita più appuntita del mondo! Sì, perché la sua scrittura era chiarissima, ma così minuscola che ci voleva una lente d'ingrandimento per poterla leggere. Quel diario era piccolissimo, circa cinque centimetri per cinque, e ogni pagina era occupata da quattro o cinquecento frasi. Era incredibile! (...)
Il diario di Herzog
Dal suo documentario Kinski, il mio nemico più caro (1999)
[anni dopo, nel 2009, Lynch produrrà personalmente un film diretto da Herzog: My Son, My Son, What Have Ye Done; un ulteriore elemento che potrebbe accomunare Herzog a Lynch, è legato al libro Sentieri nel ghiaccio (1978), scritto dal regista tedesco per raccontare il lungo cammino a piedi, da Monaco a Parigi, che intraprese nell'inverno del 1974 per fare visita alla scrittrice Lotte Eisner, prima che essa morisse; una vicenda che ha qualche analogia col film di Lynch Una storia vera del 1999]
Locandina originale inglese
(fonte)
Amo [Jacques] Tati. Il suo stile, il modo in cui vede le cose. E poi è un inventore: dal punto di vista visivo, ma anche col sonoro, la coreografia e la musica. Inoltre c'è questo amore infantile per i suoi personaggi; mi piace veramente un sacco. Ho anche conosciuto sua figlia. Ma ho pure sentito dire che quando morì era molto amareggiato, e che nel suo paese non è che lo apprezzassero granché. E questo mi fa stare malissimo.
(cfr. pag. 95-96)
Locandina di Playtime (1967), uno dei film più noti di Tati
(fonte)

Locandina originale dell'ultimo film di Fellini
(fonte)

Riguardo al mancato apprezzamento di Tati che scosse Lynch, va detto che esso è un ulteriore aspetto che accomuna il regista americano a Federico Fellini, in quanto entrambi, dopo un periodo di successo presso critica e pubblico, sono stati aspramente criticati, venendo accusati di fare film incomprensibili o inadatti ai gusti del pubblico. Ambedue, inoltre, a Cannes, nel corso del tempo, passarono dall'aver ricevuto molti elogi all'essere duramente criticati e contestati dai frequentatori del festival (a Lynch accadde nel 1992, con Fuoco cammina con me), come ricordato da Lynch nel libro di Rodley, a proposito dell'ostile accoglienza riservata all'ultimo film di Fellini, La voce della Luna (1990), quando venne proiettato fuori concorso alla 43° edizione del festival di Cannes:


L'episodio peggiore a cui abbia mai assistito è avvenuto al festival di Cannes, quando il pubblico fischiò un film di Fellini. Fu la notte precedente alla presentazione di Cuore Selvaggio [opera diretta da Lynch nel 1990, con la quale vinse la Palma d'oro], e quelli fischiarono il suo film. Non mi importa di come fosse il film, quel fatto mi ha semplicemente ucciso. Ucciso. Fellini era un regista che aveva raggiunto un livello tale per cui avrebbe dovuto ottenere rispetto.
(cfr. pag. 35)
Locandina d'epoca
Utilizzata anche per la vhs Domovideo del film
(fonte)

Quando nel 1960 Fellini presentò
La dolce vitafilm con cui vinse la Palma d'oro, ma che suscitò anche molte polemiche in Italia -, si ritrovò a vivere comunque problemi e a ricevere critiche, perché alcune persone volevano che chiarisse alcuni aspetti ritenuti poco chiari del suo film, come la vicenda del personaggio di Steiner - l'amico ricco e intellettuale del protagonista Marcello -, che inspiegabilmente e imprevedibilmente uccide i suoi due bambini per poi togliersi la vita, una tragedia tra le mura domestiche che scosse molto gli spettatori del film e che ancora oggi è purtroppo quantomai attuale.


Steiner e Marcello
Dal film La dolce vita

Come dice lo stesso Steiner a Marcello nel film: "È la pace che mi fa paura. Temo la pace più di ogni altra cosa. Mi sembra che sia soltanto un'apparenza e che nasconda l'inferno. Pensa a cosa vedranno i miei figli domani. 'Il mondo sarà meraviglioso', dicono. Ma da che punto di vista se basta uno squillo di telefono ad annunciare la fine di tutto? [ad esempio nel caso dell'improvviso decesso di una persona cara, comunicato telefonicamente anche in modo "implicito", come accade alla madre di Laura Palmer all'inizio del primo episodio di Twin PeaksBisognerebbe vivere fuori dalle passioni, oltre i sentimenti, nell'armonia che c'è nell'opera d'arte riuscita. In quell'ordine incantato... dovremmo riuscire ad amarci tanto... da vivere fuori dal tempo, distaccati... distaccati...". Un monologo che oggi conduce il pensiero anche a quegli omicidi/suicidi commessi all'interno di quelle coppie o di quei nuclei famigliari di cui esistono tante foto allegre e sorridenti pubblicate nei social network, perfino poco tempo prima che una tragedia delittuosa abbia atto.



L'appartamento vuoto di Steiner, col suo corpo coperto da un lenzuolo bianco, dopo i rilievi investigativi
Dal film La dolce vita

La madre di Laura Palmer comprende che sua figlia è morta
Dal primo episodio di Twin Peaks

Da parte sua, anche David Lynch, in particolare con Twin PeaksFuoco cammina con me e più indirettamente con Strade Perdute (1997), ha rivolto la propria attenzione alla violenza psico-fisica latente che può esplodere improvvisamente all'interno di un nucleo famigliare, come approfondito in questo articolo del blog.


A tavola, emerge la tensione tra Laura Palmer e suo padre, davanti agli occhi della madre
Dal film Fuoco cammina con me

Per quello che invece riguarda i commenti e le critiche che Fellini ricevette a Cannes per La dolce vita, il regista italiano così si espresse in un'intervista alla Rai, rilasciata nel maggio 1960 durante il suo soggiorno nella città francese:
Certo che, voglio dire, il destino di un film è abbastanza curioso. Pensa che... vedi laggiù, quei tre canadesi sono lì da un paio d'ore, perché mi stanno braccando da un paio di giorni perché vogliono sapere perché Steiner ha ammazzato i bambini. Steiner, il personaggio della Dolce vita. Poi prima ho ricevuto una telefonata di uno spagnolo, il quale voleva sapere che tipo di pesce è quello che appare alla fine del film, perché dice che sulle coste della Spagna un pesce così non si è mai visto, e se glielo potevamo mandare! Poi ieri sera ho incontrato un tipo di... credo fosse un marinaio in borghese, che girava con un paio di scarpe da donna infilate nelle tasche posteriori dei pantaloni, m'ha fermato e mi ha detto: "Lei è Fellini?", in americano. Ho detto: "Sì". "Le devo dire che il suo film non mi è piaciuto, perché non condivido assolutamente le stranezze che si vedono nel suo film, non credo che la vita sia così". Poi la cosa più... più divertente è stata una signora che aveva un pezzo di naso d'oro, l'ho incontrata stamattina a bordo di una Cadillac, e - aveva una scimmietta in braccio - ha fatto fermare la macchina guidata dall'autista, e m'ha detto: "Lei è Fellini?" - con questo naso scintillante, con una vocetta metallica proprio -, mi ha detto "Ma perché nel suo film non c'è neanche una persona normale?"
(cfr. lo speciale Felliniana trasmesso su Raisat Cinema World nel 2004, e in particolare questo estratto reperibile su youtube)
Federico Fellini a Cannes per La dolce vita

Oltre al fatto di non voler spiegare ogni dettaglio dei suoi film e all'attenzione nei confronti dei personaggi bizzarri, anche Fellini, inoltre, come fatto da Lynch con Twin Peaks, Velluto Blu (1986) e Mulholland Drive (2001), rivolse la propria attenzione sia alle comunità di città piccole come Rimini, sia a quelle di una metropoli più cinematografica come Roma, mescolando momenti surreali, grotteschi, violenti, nostalgici del passato (nel caso di Lynch sono numerosi i riferimenti agli anni '50 presenti nelle sue opere), e onirici.



Fellini si occupò dell'ambiente cinematografico romano, mentre Lynch di quello hollywoodiano
Mulholland Drive vinse il premio per la miglior regia (ex aequo con L'uomo che non c'era) al festival di Cannes del 2001
(fonte)

Riguardo all'importanza del rivolgere l'attenzione alle persone che vivono in piccole comunità, creando così 
un'opera che possa essere comprensibile anche al pubblico dei paesi esteri, Fellini, a proposito di Amarcord (1973, ambientato a Rimini), dichiarò:
Credo che quando uno parla delle cose che conosce, parla di se stesso e parla della propria famiglia, del proprio paese, della neve, della pioggia, della prepotenza, della stupidità, dell'ignoranza, delle speranze, della fantasia, dei condizionamenti politici o religiosi, quando uno parla della cose della vita in maniera sincera senza pretendere di dover ammonire nessuno, e senza sbandierare così pesantemente filosofie, senza mandar messaggi, quando uno ne parla così con... umiltà e soprattutto con un senso proporzionato delle cose, credo che faccia sempre un discorso che tutti possono capire, tutti possono far proprio. Mi sembra che i personaggi di Amarcord, i personaggi di questo piccolo borgo, proprio perché sono così limitati a quel borgo - e quel borgo è un borgo che io ho conosciuto molto bene, e quei personaggi, inventati o conosciuti, in ogni caso li ho conosciuti o inventati molto bene -, diventano improvvisamente anche non più tuoi, ma anche degli altri.
(cfr. l'intervista rilasciata alla Rai nell'aprile 1975, reperibile a questo link)
(fonte)
Da parte sua, David Lynch fece un discorso simile, associando la comunità di Twin Peaks alla reale cittadina di Missoula nello Stato del Montana (USA):
Twin Peaks mi ricorda Missoula, la cittadina del Montana dove sono nato. Pensavo molto, cercavo di scoprire che cosa si nascondesse dietro le tendine dei vicini. Come un detective, adoro indagare cosa c'è dietro le apparenze. E spesso faccio brutte scoperte. Il mondo d'oggi non è il posto migliore in cui vivere. 
(cfr. l'articolo Twin Peaks di casa nostra, di Dada Rosso, La Stampa, 27/01/1991)
Il legame tra le due cittadine è sottolineato nella serie tv dal personaggio di Maddy Ferguson, la cugina di Laura Palmer proveniente da Missoula. La parentela tra le due famiglie è rappresentata da un quadro appeso in casa Palmer, mostrato nell'ep. 7 della seconda serie, ed è proprio contro quel quadro che Maddie viene uccisa da Leland Palmer (il padre di Laura), facendole sbattere la testa. Nella versione originale Leland accompagna questo suo gesto omicida con la frase "Leland says you're going back to Missoula, Montana!" ("Leland dice che stai per tornare a Missoula, nel Montana!"), tradotta nella versione italiana con: "Leland dice che puoi ritornare a Missoula, ma ora vieni con me!". La provenienza di Maddy da Missoula e la frase di Leland (in particolare nella versione originale) sottolineano l'empatia di Lynch con la vittima, cioè lo schierarsi dalla sua parte.


Il quadro con le parole Missoula Montana, appeso in casa Palmer
Dall'ep. 7 della seconda serie di Twin Peaks.

Una delle più grandi ed esplicite dichiarazioni di affetto nei confronti di Fellini, Lynch la rilasciò al giornalista
Francesco Castelnuovo, nel corso di Conversazione con David Lynch (2013), un'intervista audiovisiva trasmessa in varie occasioni sulle reti di Sky Italia:
Mi ha ispirato enormemente ed è sicuramente un grandissimo maestro del cinema, questo è sicuro. Fellini ha creato un universo unico che è inconfondibile. Se vedi solo un fotogramma di un suo film riconosci immediatamente il suo stile. Stessa cosa per i suoni, sai che è Fellini. (...)
Marcello Mastroianni, al centro con la barba, nel film Roma di Fellini
Ho incontrato Fellini due volte. La prima volta ero a Roma dove ero venuto a trovare Isabella Rossellini [per un periodo compagna di Lynch, per il quale ha interpretato Velluto Blu e Cuore Selvaggio] e Silvana Mangano [attrice in Dune (1984) di Lynch]. Una sera andai a cenare in un bellissimo ristorante all'aperto, con delle lucette appese agli alberi. A tavola c'era anche Marcello Mastroianni: non smetteva di raccontare aneddoti e storie. Quando capì che ammiravo Fellini, rincarò la dose facendomi quasi impazzire. E il giorno dopo scoprii al mio risveglio che Marcello Mastroianni mi aveva mandato la sua macchina con l'autista, a cui aveva ordinato di portarmi a Cinecittà. Ed è così che mi sono ritrovato a passare un'intera giornata e una notte sul set con Federico Fellini. Sembravamo Cip e Ciop. Siamo andati a pranzo con una delle protagoniste del suo film Intervista [1987], mi ricordo che aveva dei seni enormi. (...)
Locandina originale del film Intervista
(fonte)
Isabella Rossellini, David Lynch e Federico Fellini, durante le riprese di Intervista
Dal libro Intervista di Federico Fellini (2002, Gremese), a cura di Tonino Pinto e Roberto Mannoni
Foto di Emilio Lari
Il mio secondo incontro con Fellini fu in un ospedale di Roma, in cui era stato ricoverato [nel 1993]. Gli chiesi se potevo fargli visita. E lui accettò. Ricordo che davanti all'ospedale c'era la folla, ma una volta dentro la gente scompariva gradualmente. Più mi addentravo in quel posto, più i corridoi si svuotavano. Finalmente arrivai alla sua porta, entrando lo trovai seduto su una sedia a rotelle, tra due letti. Mi sedetti accanto a lui, mi afferrò la mano e parlammo per mezzora. Di cinema, di come i cambiamenti nel mondo lo rendevano triste. E quando è giunto il momento di andarmene, gli ho detto "Signor Fellini, il mondo intero sta aspettando il suo prossimo film". Lui mi ha fatto questo segno: "Sono pronto". Era... arrivato alla fine. Sono stato veramente fortunato a incontrarlo nel posto giusto al momento giusto, prima della sua scomparsa.
La notizia della morte di Federico Fellini, in prima pagina
01/11/1993

La circostanza dell'incontro in ospedale a Roma tra Lynch e Fellini nel 1993, viene raccontata, con maggiori dettagli, anche nel seguente estratto dal libro autobiografico del regista americano In acque profonde - Meditazione e creatività (titolo originale: "Catching the Big Fish: Meditation, Consciousness, and Creativity", 2006, edito in Italia da Mondadori nel 2008):
Durante le riprese di uno spot pubblicitario a Roma, nella mia troupe c'erano due uomini che in passato avevano lavorato con Fellini [uno dei due era Tonino Delli Colli]. Il regista era ricoverato in un ospedale dell'Italia del Nord [a Ferrara], ma venimmo a sapere che lo avrebbero trasferito qui a Roma. Così chiesi loro: "Che ne dite, non potremmo fargli visita per un saluto?". Mi risposero: "Sì, cercheremo di organizzare un incontro". Il primo tentativo, un giovedì sera, andò a monte, ma il giorno successivo andammo a trovarlo. Erano circa le sei e mezzo di una serata estiva: una serata calda, splendida. Entrammo in due in ospedale e ci accompagnarono nella stanza di Fellini. Lì c'era un altro uomo, il mio amico lo conosceva così si avvicinò per parlargli. Fellini mi fece accomodare. Era seduto su una piccola sedia a rotelle tra i due letti; mi prese la mano e rimanemmo seduti a parlare per mezz'ora. Non penso di avergli fatto molte domande. Lo ascoltai tantissimo e basta. Mi parlò dei vecchi tempi, di come andassero le cose. Raccontò alcune storie. Mi piaceva terribilmente stare seduto accanto a lui. Poi andammo via. Era venerdì sera, la domenica [il 17 ottobre] entrò in coma e non si risvegliò più [Fellini morì il 31 ottobre]. 
(cfr. pag. 147-148)
Edizione originale del 2016 del libro In acque profonde
Ampliata con le interviste di David Lynch a Paul McCartney e Ringo Starr


P.S. Per un approfondimento sui numerosi problemi e le drammatiche vicissitudini che segnarono il periodo trascorso da Federico Fellini nel policlinico Umberto I di Roma, culminato con la morte del regista, si consiglia la lettura del libro L'inferno di Fellini (2003, Sovera Edizioni), realizzato da Costanzo Costantini.


P.P.S. (05/11/2017). In occasione dell'edizione 2017 della Festa del Cinema di Roma, David Lynch ha colto nuovamente l'occasione per parlare del suo rapporto con Federico Fellini e della sua predilezione per il film , come riportato al termine del resoconto disponibile a questo link.

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