venerdì 4 marzo 2016

A Z comics (1969) - Cesare Zavattini e il primo dizionario italiano del fumetto internazionale




Dopo aver trattato, in questo articolo del blog, l'introduzione del regista francese René Clair al prestigioso volume fumettistico I Primi Eroi (edito da Garzanti nel 1962 e 1965), si propone il caso della prefazione firmata da Cesare Zavattini (1902-1989, figura cardine del cinema neorealista italiano) per A Z comics, il primo dizionario italiano del fumetto internazionale, stampato nell'ottobre del 1969 a Roma dalla casa editrice EK, con il patrocinio dell'Istituto di Pedagogia dell'Università di Roma.


Prima di proporre le parole di Zavattini, è opportuno far conoscere alcuni retroscena della creazione di A Z comics - del quale, ai tempi della sua realizzazione, si parlò molto sulle pagine della rivista Sgt. Kirk, edita dal genovese Ivaldi Editore -, per meglio comprenderne l'importanza e l'aspetto innovativo, nonché lo sforzo creativo necessario per riuscire a portarlo a compimento. Di tutto questo offre testimonianza Sergio Trinchero (che strinse personalmente amicizia con Zavattini), nelle pagine del suo libro autobiografico Vita col fumetto (1983, L'Oasi Editoriale, pag. 74-75):
Penso che sotto la sigla "EK", che editò l'"A Z comics", nel 1969, ci fosse lo zampino dell'editrice di Ivaldi. A dirigerlo fu, comunque, il direttore di "Kirk": Claudio Bertieri [uno degli organizzatori di Bordighera Comics, nel 1965].
Si dice che gli eroi e i comprimari del fumetto, siano fino ad oggi 6000, ma chi li ha mai contati? L'"A Z" ne presentava 600. Ma più che "schede" erano veri e propri saggi. I collaboratori della prima "enciclopedia del fumetto" erano 17. Tutte le migliori firme del settore: da Della Corte a E. G. Laura, Bertieri, Biamonte, Caldiron, Traini, Salvucci, Jotti... [ai quali vanno aggiunti Franco Fossati e Gianni Bono, curatori della bibliografia] Sapendo, che su me poteva contare, Bertieri mi affidò 42 personaggi, affidandomi anche (insieme a Salvucci) il repertorio editoriale (cioè, dove, in Italia, erano apparsi, di volta in volta, tutti i 600 personaggi). Inoltre, come al solito, Via Pais [cioè la casa di Trinchero] fu scelta come sede di smistamento per i redattori romani. Il mio fu un lavorone, ma fu niente, in confronto a quello cui Bertieri si sobbarcò: nell'impaginare il maneggevolissimo volume, nel ritoccare e omologare le 600 schede, nel catalogare (e numerare progressivamente) la bibliografica completa sul fumetto. Da quel momento, chi voleva scrivere sui fumetti, poteva ringraziare: San Bertieri.
Dal libro "Vita col fumetto" di Sergio Trinchero 
L'impresa era premio a se stessa, cioè non si guadagnava soldo. Unica indennità: tre copie del volume. Tra l'altro, un giorno che portavo con me l'"A Z comics" (come quello che si portava dietro il violoncello), incontrando in Via dei Condotti, Luchino Visconti, gli regalai l'"enciclopedia". Fu cortese e promise di darmene un giudizio, se solo avessi avuto la costanza di telefonare alla sua segretaria. Telefonai un paio di volte e una voce dolcissima, alla Romy Schneider, mi informò che il regista era all'estero.
Sempre dalle pagine del libro di Trinchero, provengono le informazioni su quando e come fosse iniziato lo studio critico sui fumetti in Italia, trattando la figura del sanremese Antonio Rubino (1880-1964), al quale Trinchero si rivolse direttamente durante le sue ricerche sul fumetto italiano:
Il primo articolo sui fumetti in Italia fu scritto da Antonio Rubino, su "Paperino", nel 1938. Il primo libro sui fumetti, "I fumetti" appunto, editore Mondadori, fu scritto da Carlo della Corte nel 1966 [in realtà la prima edizione del libro di Della Corte risale al 1961].
(fonte)
Rubino fu un artista unico, irripetibile. Il suo nome faceva rima con "bambino" e, al contrario della sua arte colta e raffinatissima, il suo cuore rimase sempre leggero come quello di un bimbo. Il Maestro Giovanni Stradone, il nostro maggiore pittore espressionista, andava pazzo per Rubino, rammaricandosi, lui che di arte ne aveva ammirata tanta, di non possedere un originale dell'autore di Quadratino.
Nel periodo della ricerca dei giornaletti, mi rivolsi anche ai vecchi autori: da Rubino a Sergio Tofano. Nel '63, Rubino, da Sanremo, mi inviò la sua risposta in una cartolina raffigurante l'artista, stampata nel 1951, con gli auguri scritti a mano per il 1961 e quelli aggiunti, sempre a mano (sempre più tremante) per il 1963. Aveva 83 anni. Da 18 anni aveva ricominciato a lavorare perché era povero.
Piansi, quando Rino Albertarelli scrisse che nel '64, prima di uscire per la sua solita passeggiata, Rubino aveva scritto, in fretta, a matita, un verso di una poesia. Poi, appoggiato ad un muretto, si era addormentato per sempre. L'amico di due generazioni di bambini se ne era andato con questo messaggio: "A bere, a larghi sorsi, un po' di cielo...".
(cfr. pag. 48-49)
Autoritratto del 1930 di Antonio Rubino
(fonte)

Rubino era noto anche a Zavattini, e quest'ultimo lo considerava "umile quanto grande" (cfr. Cesare Zavattini, Gli Altri, Bompiani, 1986, pag. 103). L'incontro fra i due fu possibile poiché, anche se poco ricordato, Zavattini fu attivo come direttore editoriale di alcune testate Disney-Mondadori e come autore fumettistico, partecipando (spesso senza firmarsi), ad esempio, alla creazione de La primula rossa del Risorgimento (1938-1939) e della storia fantascientifica Saturno contro la Terra (1936-1946), incentrata su un'invasione aliena - il cui incipit ha qualche punto in comune con quello della prima serie animata di Capitan Harlock -, divenuta una delle opere più memorabili del fumetto italiano.


Riedizione completa di Saturno contro la Terra

Per via di queste ragioni, non deve dunque sorprendere la partecipazione di Zavattini all'A Z comics, con la seguente prefazione:
Caro Bertieri, 
arrivano i nostri. Bang, svang, ahug!. Sono qui alle diciannove circa del giorno undici ottobre, su un aereo dove trovo finalmente un po' di quiete per scrivere la prefazione alla tua antologia. Ne avevo buttata giù la bozza giorni fa. Si è perduta. Mi capitano disgrazie del genere ogni quindici anni. Poi sono stato travolto dal viaggio. (...) 
E adesso, mentre sorvoliamo l'isola d'Elba, mi domando che cosa è mai questa fretta, questo montaggio sempre più incalzante d'idea e sostanza. Non rispondo da moralista. Mi pare piuttosto che ormai chi imbrocca il ritmo, imbrocca il contenuto. Non si tratta di rifiutare l'accelerazione quanto di farne un uso responsabile, con l'attuazione delle sue ricche ipotesi di lavoro. Può sembrare che [Flash] Gordon e gli altri eroi, ai quali stai per erigere un monumento, siano stati in tal senso degli anticipatori. Da un fotogramma all'altro hanno divorato secoli. Probabilmente è vero il contrario, lasciamelo affermare a ottomila metri di altezza. Il fenomeno dei fumetti in genere ha visto intalparsi l'immaginazione in un'area critica che si è sempre più ristretta.

Le metamorfosi grammaticali e sintattiche, formali e tematiche, che si aprivano a ventaglio fin dalle ere cavernicole davanti a questo mezzo di espressione, non sono andate oltre un drammatico, un fantastico, un comico cari all'ordine costituito. Si sono alimentati dei sogni che, nel migliore dei casi, appartengono a chi vuole sostituire la classe dominante per imitarla senza pagare il pedaggio di una propria cultura e senza il sospetto che dovrebbe trattarsi di una cultura "durante i fatti" e non parallela. L'immensità nella quale si muovono i famosi personaggi delle strisce è purtroppo falsa. Tuttavia siamo così ingenui da fremere ancora alla notizia che la tecnologia immetterà nell'uso quotidiano le "cassette", cioè una specie di cinema che si comprerà nelle edicole con pochi soldi [si tratta delle videocassette]. Si parla di accaparramenti universali da parte del capitale del brevetto, cosicché una volta di più il progresso segnerà un regresso. Che cosa si comunicherà con quei domestici metri di pellicola? Nuovi stupefacenti spettacoli, nuovi miti, nuovi ritardi rispetto ai bisogni delle masse. Accidenti, malgrado che stia andando a settecento chilometri all'ora, corro il rischio di essere retorico. Però è innegabile che le nostre generazioni non hanno affrontato coi fumetti né Il Capitale, né la Bibbia, né altri valori dialettici in atto. Tali restrizioni sono derivate, almeno un po', dalla parola, dai tremendi complessi d'inferiorità che nutriamo di fronte alla parola quale si è istituita, con tutti i suoi rituali.
Cesare Zavattini
(fonte)

La langue. Qualche cosa di eterno. Forse l'originario impulso di prendere coscienza del proprio essere e di goderne fu tanto rapido da essere muto. Comunque, oggi la creazione di una lingua contro il potere, per esempio può ottenersi se ci serviamo di qualsiasi strumento e avventura, se annulliamo le distinzioni o le rendiamo fluidissime, se più che "altro" nell'arte cerchiamo "altro" dall'arte. Similmente, i fumetti non vanno bloccati in una definizione e in un costume che diventano repressivi ma colti, fruiti, in quello che di moderno propongono, intendendo per moderni la costante del mutamento e il mutamento quale coincidenza con le più massicce richieste sociali, che sono sempre all'avanguardia. Sarebbe inutile e infido limitare la grammatica del fumetto alla divulgazione di quello che c'è. Chi si assumesse il compito di affrontare coi fumetti Dante o Hegel o lo strutturalismo o la rivoluzione francese dovrebbe preferirli in quanto gli sono insufficienti i linguaggi tradizionali. Dovrebbe cioè essere una scelta, un'invenzione non una traduzione in un codice diverso della medesima sostanza. Operazioni inpacifiche, caratterizzate da una carica riflessiva, analitica per la quale all'esposizione cosiddetta orizzontale, sia della Divina Commedia o delle Lettere dal carcere [raccolta di lettere di Antonio Gramsci] viene di continuo sostituita l'interruzione, il commento, la verifica tra ogni affermazione assoluta e la vita corrente, il confronto inesorabile tra passato e presente, tra individuo e comunità.

Versione fumettistica della Divina Commedia, firmata da Go Nagai
L'autore sarà contemporaneamente scrittore, pittore, tecnico e qualche cosa di più da precisarsi in quella precisa situazione storica. E sarà creatore nello sviscerare un capolavoro altrui quanto un fatto di cronaca. Le sue libertà amateriche potremmo chiamare interdisciplinari, non hanno niente dell'estro in sé ma ubbidiscono rigorosamente, alla pari di ogni altra componente, a delle finalità a portata di mano. Che falò. Nel mezzo de L'infinito [poesia di Giacomo Leopardi] un bollettino sindacale, una macchia di colore, un riferimento autobiografico, una foto, un disegno, un suono, un urlo, un'addizione, un excursus grafologico, un vuoto, un canto. Non farmi il torto di scambiare tutto ciò con le esercitazioni delle avanguardie letterarie. Sono capace anche di ammirarle, però i fatti, che si servono di tutto, vengono improvvisamente fuori da concrezioni misteriosamente maturate senza il loro apporto. Da quei testi stiamo scappando via come i topi quando la nave è lì per affondare. Ti saluto. La hostess con una voce anonima che fa dimenticare le sue belle gambe, annuncia l'imminente atterraggio a Fiumicino.
[Questa prefazione è reperibile anche alle pagine 77/80 del libro Gli Altri, raccolta di scritti zavattiniani curata da Pier Luigi Raffaelli e pubblicata da Bompiani nel 1986]

A conclusione delle parole di Zavattini, che offrono numerosi spunti di interesse e di riflessione anche solo pensando ai tempi ancor più frenetici nei quali viviamo, è molto interessante far notare come parte di quanto da lui auspicato si sia avverato nei decenni successivi, dato che sia la Divina Commedia, sia la Rivoluzione Francese sono divenute oggetto di trasposizioni fumettistiche rispettivamente ad opera di Go Nagai - autore, tra il 1993 e il 1994, di una rivisitazione integrale dell'opera letteraria di Dante Alighieri, la cui edizione illustrata da Gustave Doré lo influenzò fortemente da giovane -, e di Riyoko Ikeda, dalla cui opera fumettistica Le Rose di Versailles/Lady Oscar (1972-1973) è stata tratta un'ancor più celebre serie animata che ha avuto il merito di coinvolgere e appassionare più di una generazione alla Rivoluzione Francese.

Edizione statunitense del fumetto di Le Rose di Versailles/Lady Oscar
(fonte)
N. B. Ulteriori informazioni sull'amicizia e sulle collaborazioni tra Cesare Zavattini e Sergio Trinchero, sono disponibili in questo articolo del blog.

2 commenti:

  1. Pur non conoscendolo in modo approfondito (non ho mai letto nulla di suo, ad esempio) ho sempre avuto una sconfinata ammirazione per Cesare Zavattini, principalmente per questioni diciamo così cinematografiche. Lo rivedo spesso ultimamente su "rai storia" (unico canale televisivo che, talvolta, raramente, ma comunque ogni tanto, rasenta la decenza). Naturalmente ho letto il suo Saturno contro la Terra, ma dopo la lettura di questo tuo articolo, Ale, ho una gran voglia di approfondire lo Zavattini letterario. Non conoscevo il Dizionario A-Z Comics, chissà se è così difficile procurarsene una copia? Dopo essere riuscito ad avere a prezzi più che accessibili "I Fumetti" di Della Corte e "I Primi Eroi" posso sperare ed essere ragionevolmente ottimista :)
    Al di là di tutto ciò, interessantissima - e se posso dirlo, anche un po' sconvolgente se paragonata ad una qualsiasi prefazione "fumettistica" dei giorni nostri - la prefazione di Zavattini, sicuramente "ideologica" (direbbero oggi, quasi fosse una parolaccia...), certamente desiderosa di andare oltre le banalità. Anni luce avanti, rispetto al nulla odierno...
    Grazie, ancora e sempre, per i numerosi stimoli che i tuoi articoli offrono.

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    1. Prego Orlando, e grazie a te per il tuo bel commento, che offre anch'esso degli importanti spunti di riflessione.
      Anch'io come te seguo quando posso Rai Storia e guardando i servizi d'epoca della Rai mi trovo spesso a fare il confronto con l'attuale livello medio della televisione italiana, nettamente più basso rispetto a quei tempi. Proprio come nel caso del confronto tra questa prefazione "fumettistica" di Zavattini e quelle che vengono scritte attualmente. Sono cose che fanno riflettere molto!
      L'A Z comics l'ho visto in vendita su e-bay e penso che forse, con un po' di fortuna, si riesca a reperire anche a qualche fiera del fumetto o (ancor meglio) nelle varie bancarelle dei libri usati (solitamente meno costose!).
      A breve dovrei riuscire a pubblicare un secondo articolo contenente altri scritti di Zavattini sui fumetti, proprio perché li trovo molto interessanti e meritevoli di essere (ri)scoperti.
      Grazie ancora a te per l'apprezzamento e per continuare a seguirmi!

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