domenica 13 agosto 2017

George A. Romero: il cinema indipendente, l'importanza del rispetto della morte e "Knightriders"



Terza parte dell'approfondimento dedicato al cinema di George A. Romero (1940-2017), soffermandosi in questo caso sulla predisposizione del regista a prediligere la possibilità di poter lavorare all'interno di produzioni indipendenti, sull'importanza di non perdere la propria sensibilità di fronte alle uccisioni e alla morte, e su uno dei film a cui Romero era più affezionato: Knightriders - I Cavalieri (1981).


Una foto con buona parte degli attori di Knighriders - I Cavalieri
(fonte)

L'attitudine di Romero a lavorare da cineasta indipendente per avere il pieno controllo creativo sui propri film, col tempo ha purtroppo generato, in Italia, delle difficoltà nella reperibilità dei diritti per poterle proiettare nei cinema, per la trasmissione televisiva, o per poterle distribuire nell'home video. Questi problemi emersero anche per la preparazione di una rassegna interamente dedicata ai film romeriani, organizzata per l'edizione 2001 del Festival del Cinema di Torino da Giulia D'Agnolo Vallan; un'iniziativa che venne così presentata in un articolo del quotidiano La Stampa:
A sentire Giulia D'Agnolo Vallan, mettere insieme tutto quanto serve alla retrospettiva si sta rivelando impresa di difficoltà non inferiore a quella affrontata da Romero per realizzare il suo primo film, nonostante l'estrema disponibilità del regista: "Non si sa mai dove siano finite le sue cose. Perché la sua carriera di artista indipendente, libero dalla logica degli studios hollywoodiani è molto tormentata". Per esempio i film. "Finiti in mani assurde, loschi figuri, compagnie fallite. Gente che ti da un appuntamento e poi scompare per tre mesi. L'altro giorno ho parlato con uno che produce filmacci, di dubbia qualità, non sa neanche chi è Romero però ha i diritti di tre film chiave come "Knight Riders", "Creepshow" [1982] e "Day of the Dead" [Il giorno degli zombi, 1985]. Per non parlare del materiale scritto. "Sono stata accolta con estrema gentilezza da Romero e la moglie nella loro casa vittoriana di Pittsburgh. Mi hanno aperto le porte della cantina dicendomi di prendere tutto quello che serviva. Mi sono trovata catapultata all'interno di una intera vita, fra dichiarazioni delle tasse, bollette e sceneggiature inedite".
(cfr. l'articolo Romero e il ritorno dei morti viventi, di Sergio Trombetta, La Stampa, 21/08/2001)
Copertina del libro George A. Romero (2001, Torino Film Festival) di Giulia D'Agnolo Vallan
Realizzato in occasione della retrospettiva su Romero tenutasi a Torino

Tornando a ciò che hanno scritto John Skipp e Craig Spector nella loro introduzione al Libro dei morti viventi (1989, in Italia edito da Bompiani nel 1995), essi proseguono sottolineando gli effetti del film Zombi (Dawn of the Dead, 1978) sullo spettatore:
Non c'è dubbio che Dawn of the Dead fosse desensibilizzante. Dopo due ore e diversi minuti (a seconda della versione che vedete) di teste che esplodono e di viscere tremolanti, diventava terribilmente difficile preoccuparsi dei non-più-umani e dei loro violenti au revoir. In un certo senso, è il definitivo colpo disumanizzante, perché non ci si può più permettere di considerare persone questa gente azzurro-verdognola. Non lo sono più: sono cose morte che si trascinano per mangiarti. Ritenerle qualcosa di più corre il rischio di essere fatale. Il senso di disumanizzazione non è lasciato minimamente al caso. Ma ci sono anche momenti di una riumanizzazione intensa e perversa che turba profondamente.
(cfr. pag. 14; dato che Skipp e Spector si riferiscono all'edizione americana di Zombi, si è scelto di mantenere nel testo il titolo originale "Dawn of the Dead")
Roger (Scott H. Reiniger)
Foto promozionale d'epoca di Zombi - Dawn of the Dead
(fonte)

Il tema della riumanizzazione ricorre in vari momenti del film, sia nell'edizione curata da Romero
, sia in quella supervisionata da Dario Argento. Ad esso si associa anche quello del continuare a rispettare la morte e le persone decedute, nonostante esse tornino in vita trasformandosi e trasfigurandosi in qualcosa che solo esteriormente e in minima parte rimanda a ciò che erano realmente prima di morire. Tra questi momenti si ricordano: una constatazione di Peter, dopo aver sparato a un gruppo di morti viventi nel seminterrato dell'edificio occupato da immigrati e neri: "Perché credono ancora che si debba morire con rispetto" (nell'edizione italiana: "Perché credono ancora che si debba rispettare la morte"); gli istanti che seguono l'uccisione di due bambini-zombi da parte di Peter (sequenza più lunga nell'edizione romeriana), che ne rimane scosso; la morte di Roger, a cui fa seguito il momento in cui si ridesta col volto trasfigurato, venendo ucciso con molta sofferenza emotiva da Peter, il quale beve anche dell'alcool prima di sparare al suo amico e collega, per poi occuparsi di dargli una degna sepoltura all'interno di un terriccio presente nel centro commerciale; il momento in cui Stephen torna come morto vivente nel luogo in cui viveva con Fran ("Jane" nella versione italiana) e Peter, venendo ucciso da quest'ultimo.

Frase di Peter (Ken Foree) rivolta a Stephen (David Emge)
Dall'edizione del film curata da Dario Argento
La frase è assente nell'edizione romeriana

Il momento in cui Roger si ridesta col volto trasfigurato
Copertina vhs della Thorn Emi Video, risalente al 1983
Si tratta della prima edizione statunitense in vhs
(fonte)

Si aggiunge inoltre che, mentre Peter e Fran riescono a conservare sempre la propria umanità e sensibilità di fronte agli eventi (Fran compie perfino un gesto di aiuto nei confronti di una suora zombi, in una breve scena tagliata nella versione argentiana), altri personaggi come Roger a un certo punto trattano i morti viventi come "cose", uccidendoli anche con piacere (ad esempio investendoli volontariamente con un camion), un atteggiamento che preannuncia la loro "punizione", coincidente con la propria morte. Questo atteggiamento di perdita di umanità e di desensibilizzazione coincide con quanto avvenne ai soldati americani in Vietnam, dove divennero responsabili di vari crimini di guerra come il massacro di My Lai (novembre 1969).

Dalla versione curata da Romero: Fran e la suora zombi

A collegare Dawn of the Dead con il conflitto bellico in Vietnam è in particolare la presenza di Tom Savini, responsabile degli effetti speciali e del trucco, il quale era stato convocato obbligatoriamente in Vietnam, dove lavorò come fotografo dell'esercito, un'esperienza da lui così ricordata e associata al film romeriano: "gran parte del mio lavoro per Dawn of the Dead consisteva in una serie di ritratti di quanto avevo visto dal vivo in Vietnam. Forse è stato un modo di venirci a patti" (cfr. The Monster Show, pag. 272); "il Vietnam mi ha trasmesso un'idea: se un trucco deve essere orribile, deve essere come ciò che io ho visto. [Ma] non sarà mai come quello che ho visto, quella era paura assoluta: se esce uno dalla giungla, ti uccide" (cfr. il documentario The American Nightmare [2000], di Adam Simon).

Tom Savini
Dal documentario The American Nightmare

Un altro aspetto del film da tenere in considerazione è ciò che rappresentano i manichini all'interno del centro commerciale. A chiarirne il significato simbolico è lo stesso Romero con questa sua dichiarazione:
I manichini sono ciò che i vivi desiderano essere. I vivi in realtà sono morti: sono più morti dei morti. Per me i manichini sono come delle icone, degli idoli, dei vitelli d'oro... I manichini rappresentano una specie di ideale di bellezza collettivo e a volte mi capita di pensare che l'America è devastata non dai film, dalla violenza, dalla televisione, ma dalla pubblicità. Si commettono più omicidi per avere un paio di scarpe da ginnastica Nike che per altri beni di consumo.
(cfr. l'intervista "Gli zombi sono il cambiamento": Conversazione con George A. Romero, a cura di Giona A. Nazzaro e Grazia Paganelli, inserita a pag. 13 del booklet dell'edizione dvd No Shame del film La notte dei morti viventi, distribuita nel 2007; è rilevante sottolineare quanto il ruolo ricoperto dai manichini sia diverso rispetto a quanto accadeva nel celebre ep. Ore perdute [The After Hours, 1.34, trasmesso nel 1960] della serie tv Ai confini della realtà/The Twilight Zone ideata da Rod Serling, dove un manichino donna di un grande magazzino desiderava poter vivere come un essere umano).
Locandina originale del film romeriano Knightriders - I cavalieri
(fonte)

La rappresentazione di uno stile di vita diverso da quello consumistico, viene offerta da Romero in uno dei suoi film più personali e autobiografici, Knightriders - I Cavalieri, incentrato sulle vicissitudini di 
una comunità nomade (una sorta di circo itinerante) che cerca di seguire lo stile di vita e gli ideali dei cavalieri della tavola rotonda, spostandosi con motociclette e roulotte in giro per gli Stati Uniti, organizzando feste e duelli tra di loro per intrattenere il pubblico, limitandosi a guadagnare i soldi necessari per vivere, compiendo così un'inversione narrativa e concettuale di quanto narrato nel romanzo Un americano del Connecticut alla corte di Re Artù (1889) di Mark Twain, un libro molto influente sull'immaginario statunitense.

Il "re" Billy (Ed Harris) in Knightriders

A capo della comunità protagonista di Knightriders si trova il "re" Billy "William" Davis (
Ed Harris), il quale cerca di tenerla unita resistendo ai richiami capitalistici e pubblicitari, nonché tenendosi distante da un certo tipo di pubblicazioni mediatiche, giungendo a rifiutare la proposta di un bambino di autografargli una rivista sui motociclisti, spiegandogli che "Mi spiace, ma vedi questo... Questo genere di riviste esalta solo la violenza. Non hanno niente a che vedere con quello che facciamo noi. Lo capisci, questo? Davvero, non posso. Mi dispiace veramente". Di quel bambino però Harris non si dimentica e, nella parte finale del film, lo va a trovare a scuola consegnandogli la propria spada, effettuando così un simbolico passaggio del testimone tra generazioni, che precede di poco la morte di Harris, commemorata con un malinconico funerale sotto la pioggia nell'epilogo del film, a cui partecipano anche due dei protagonisti di Dawn of the DeadKen Foree (Peter) e Scott H. Reiniger (Roger), rispettivamente interpreti di Little John (riferimento all'alleato di Robin Hood) e Marhalt (riferimento a un personaggio irlandese del ciclo delle avventure di Re Artù e di Tristano e Isotta, meglio noto come Morholt, "Moroldo" in Italia) in Knightriders. La presenza di Ken Foree al funerale risulta purtroppo tagliata nella prima edizione italiana del film, arrivato nel nostro paese direttamente in tv venendo trasmesso su Tele+ Grigio il 23/03/2002 con tagli che ne riducevano la durata a circa 115 minuti, mentre la versione integrale di 140 minuti è stata pubblicata in dvd nel 2012 dalla General Video.

Il momento della consegna della spada al bambino
Il funerale di Billy
Ken Foree (Little John)
Scott H. Reiniger (Marhalt) con la barba, a sinistra

È con quelle immagini di Knightriders che si conclude questo approfondimento, lasciando sottintendere che ora spetta a qualcuno degli spettatori cresciuti con le opere di Romero, riuscire a dimostrarsi all'altezza della sua eredità culturale per portare avanti quella sua concezione del cinema autoriale e indipendente, distante dalle major hollywoodiane.


Dal finale di Knightriders

N.B. La prima parte dell'approfondimento sul cinema di Romero è disponibile a questo link, mentre la seconda in quest'altra pagina del blog. Informazioni sull'edizione giapponese del film romeriano Zombi - Dawn of the Dead sono invece disponibili a questo link. Si segnala inoltre questo video con la presentazione di Dario Argento di Zombi, tenutasi al festival del cinema di Locarno (Svizzera) 2017 per commemorare la scomparsa di Romero. Sempre nell'ambito dell'evento cinematografico svizzero, Argento ha rilasciato questa video-intervista in cui parla delle opere di Romero e di quelle realizzate da Jacques Tourneur, il regista francese autore di Ho camminato con uno zombi (I Walked with a Zombie, 1943).

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