giovedì 20 luglio 2017

George A. Romero: i suoi morti viventi e il sodalizio con Dario Argento



In occasione della scomparsa del regista George A. Romero (1940-2017), si riportano alcuni estratti dal volume antologico Il Libro dei Morti Viventi (Book of the Dead, 1989, Bompiani, 1995) curato da John Skipp e Craig Spector, e da altre fonti, per fornire spunti di riflessione sui film romeriani incentrati sulla figura del morto vivente, e sull'impatto che essi hanno avuto sul pubblico, in particolare negli USA.


Edizione del 1995

Il libro dei morti viventi è composto da una raccolta di racconti firmati da autori come Stephen King, Joe R. Lansdale (La notte del Drive-In, Bubba Ho-Tep; Lansdale fu molto apprezzato da Luigi Bernardi), David J. Schow (noto per aver lavorato alla sceneggiatura del film Il Corvo [1994] con Brandon Lee), Ramsey Campbell (da suoi libri derivano i film Nameless - Entità nascosta [1999] e Second Name [2003]), e altri scrittori purtroppo semi-sconosciuti in Italia. Anche i curatori del volume, Skipp e Spector, sono purtroppo poco noti nel nostro paese, dove uno dei loro pochi romanzi horror ad essere stato tradotto è il punk vampiresco The Life at the End (1986), edito prima da Mondadori nel 1991 col titolo "Maledizione fatale" e poi da Einaudi nel 1997 col titolo "In fondo al tunnel". The Life at the End è ritenuto uno dei testi simbolo della letteratura splatterpunk (sviluppatasi in seguito al cyberpunk), e ad esso attinse Joss Whedon per la sua serie tv Buffy - L'ammazzavampiri (Buffy The Vampire Slayer, 1997-2003), traendovi delle idee per la creazione e lo sviluppo del personaggio del vampiro Spike.
Edizione americana del 2010

Edizione americana (1988) del libro Lo schermo dell'incubo
(fonte)

Skipp e Spector sono entrambi grandi appassionati del cinema horror, da loro inteso anche in senso lato, coinvolgendo anche film drammatici o fantascientifici che possono avere un effetto disturbante sullo spettatore. Consultati per l'antologia horror Lo schermo dell'incubo (Silver Scream, 1988, curata da David J. Schow, edita da Einaudi nel 1998) a cui presero parte con un racconto, indicarono tra i loro horror preferiti pellicole come il film drammatico Frances (1982, citato da Skipp) - opera biografica incentrata sull'attrice hollywoodiana Frances Farmer (1913-1970) e sui suoi ricoveri in istituti psichiatrici dove fu sottoposta a devastanti terapie -, e come il film fantascientifico Ipotesi: sopravvivenza (Threads, 1984), lungometraggio televisivo britannico diretto da Mick Jackson in cui si racconta in modo molto verosimile, attraverso uno stile finto-documentaristico, lo scoppio della terza guerra mondiale e i devastanti effetti di un conseguente bombardamento nucleare sulla Gran Bretagna, raccontati in modo dettagliato fino ad oltre un decennio trascorso dal loro avvenimento. La visione di Ipotesi: sopravvivenza viene così ricordata da Spector: "è stata un'esperienza talmente devastante che mi ci è voluta un'ora e mezza per riprendermi. Mi sono ritrovato in un supermercato a fissare degli spaghetti in scatola, pensando che forse dovevo fare provvista in caso ci fosse stata una guerra nucleare" (cfr. il libro Lo schermo dell'incubo, pag. 419).



Dvd britannico del film Ipotesi: sopravvivenza
La pellicola non è mai stata pubblicata in vhs e dvd in Italia
Ritaglio dal n. 31 (1985) del settimanale Radiocorriere TV
Si riferisce all'unica trasmissione televisiva accertata di Ipotesi: sopravvivenza
Avvenne in prima serata su Raiuno, il 7 agosto 1985

Tornando al Libro dei morti viventi, tutte le opere narrative che lo compongono sono accomunate dall'essere più o meno liberamente ispirate ai primi tre film di Romero dedicati ai morti viventi: La notte dei morti viventi (The Night of the Living Dead, 1968), Zombi (Dawn of the Dead, 1978) e Il giorno degli Zombi (Day of the Dead, 1985). 
Romero è anche autore della prefazione del libro, dalla quale si riporta il seguente estratto:
Fu nel 1967 che vidi il mio primo cadavere ambulante. Ero un regista squattrinato e insieme ad altri squattrinati che lavoravano nel cinema vivevo a Pittsburgh, Pennsylvania. (...)
Avevo visto cadaveri ambulanti nei fumetti dell'orrore degli anni Cinquanta della E.C. [si tratta degli EC Comics, noti per collane come Tales from the Crypt, omaggiate dal film romeriano Creepshow nel 1982] e nei film, ma non ne avevo mai visto uno in, be'... carne e ossa. Almeno non fino a quell'estate del '67. Quell'estate ne vidi moltissimi vicino a Evans City (sempre in Pennsylvania), a pochi chilometri da Marte [a Evans City Romero girò La notte dei morti viventi e La città verrà distrutta all'alba (The Crazies, 1973)]. Io e i miei amici, i tipi squattrinati di cui dicevo prima, li riprendemmo per il cinema. Nella primavera del '68 quelle riprese furono mostrate al pubblico. È probabile che le abbiate viste. Le hanno viste in parecchi. I miei amici e io fummo (e lo siamo ancora) molto soddisfatti di come vennero accolte quelle riprese.
Edizione italiana degli EC Comics che dovrebbe risalire al 1990
Pubblicata dalla B.S.D.
Gli EC Comics sono poi stati ripubblicati dalla 001 Edizioni

Romero (a destra) durante le riprese de La notte dei morti viventi
(fonte)
Vidi camminare ancora i morti nel 1978. Li vidi camminare ancora una volta nel 1984. Ognuna di quelle volte, io li ripresi. E anche quei film, come il primo, furono proiettati in pubblico. Il pubblico - o almeno una certa parte di esso - sembra nutrire un certo interesse per i morti viventi.
Non molto tempo fa stavo parlando con due amici, John Skipp e Craig Spector, che mi suggerirono che se i morti camminavano a Pittsburgh, probabilmente camminavano anche da altre parti. Dopo tutto, chiunque - o qualunque cosa - faccia camminare i morti non si sarà certo preso il disturbo di terrorizzare solamente gli abitanti di Pittsburgh. Questi avvenimenti tendono a essere qualcosa di più che semplici fenomeni locali. (...)
"Gli zombi che divorarono Pittsburgh" (inedito in Italia)
Si tratta di uno dei saggi più importanti sul cinema di Romero
Edizione del 1987
(fonte)
Mi ricordai di una conversazione del 1968. "Vanno in ogni dannatissimo luogo in cui gli piaccia andare". Ero stato proprio io a pronunciare quelle parole con tanta spavalda sicurezza? Oddio. Ero così giovane, allora, così ingenuo. Pronto ad ammettere che sapevo tutto dei morti. Pronto a ignorare le recriminazioni, le accuse della società. Ero anche orgoglioso di quello che stavo facendo, di ciò che dicevo. Allora i tempi erano diversi. Ah, gli anni Sessanta...
Ma questi sono gli anni Ottanta. Gli Ottanta egocentrici, diventa-ricco-e-sembra-in-salute-a-tutti-i-costi. Certo, pensai. Certo, ci sono delle storie là fuori. Ci devono essere. (...)

Edizione americana 1990 del Libro dei morti viventi
Non credevo che John e Craig sarebbero riusciti a scovare qualcosa. Pensavo che ci fosse poca gente là fuori che fosse a conoscenza dei movimenti dei morti, e che pochi, temendo il ridicolo, probabilmente si sarebbero chiusi a riccio se fossero stati avvicinati. (...) Mi spiace per la derisione cui questi spiriti coraggiosi rischiano di andare incontro per aver ammesso la loro conoscenza di cose oltre la tomba. Infatti so, per esperienza, che là fuori ci sono anche persone pronte a giudicarli pazzi o in lega con il Diavolo. Porgo i miei ringraziamenti a tutti coloro che hanno collaborato a queste pagine. Hanno rinnovato la mia fede e mi hanno fatto sentire... molto meno solo. 
(cfr. pag. 5-7)
Romero, al centro, tra i suoi morti viventi
(fonte)
L'elenco degli autori del Libro dei morti viventi
(fonte)

Alla prefazione del regista, fa seguito l'introduzione al volume firmata dai suoi curatori Skipp e Spector, intitolata "Sullo spingersi troppo oltre o La narrativa dei divoratori di carne umana: nuove speranze per il futuro". Essa inizia con il sottolineare l'importanza della figura del pioniere, a cui vengono poi accostati i film di Romero nella prosecuzione del testo, del quale si fornisce il seguente estratto:

La funzione del pioniere è quella di penetrare l'ignoto: di frugare luoghi inesplorati e di riferire quello che ha scoperto. Ogni progresso è basato sulla volontà di pochi di avventurarsi in territori sconosciuti, di esaminarli, di venire a patti con essi, e di renderli un luogo dove tutti possano vivere. 
Non è la posizione più invidiabile del mondo. C'è un vecchio adagio, preso dal vanaglorioso passato della nostra nazione: il pioniere è la persona con le frecce nella schiena. Scrutare la frontiera è affare pericoloso; la maggior parte della gente è felicissima di seguire le orme del pioniere. Una volta che la strada è battuta, ed è sicura da percorrere, si è ormai a portata di mano dai negozi più disparati e dagli insediamenti colonici, tutti freneticamente impegnati a saccheggiare e rivendere ciò che fino a poco prima era sconosciuto, rendendo la frontiera non più frontiera. Rendendola accessibile. Rendendola sicura. (...)
Nonostante il gran vociare dell'opinione pubblica sul fatto che è il momento di fermarci, che ci siamo già spinti anche troppo oltre, tante grazie adesso può bastare - o forse, paradossalmente, proprio a causa di questo - un altro pugno di spiriti intrepidi sentirà il prurito di andare a esplorare un po' più avanti. Per espandere l'orizzonte. Per spingersi troppo oltre. (...)
Locandina de La notte dei morti viventi
(fonte)
Nel 1968, La notte dei morti viventi apparve per la prima volta sugli schermi americani. Girato in uno stridente bianco e nero, fra lo schizoide e il cinema vérité, questa sorprendente storia del filone "Il Giorno in cui l'Inferno incontrò la Terra" era una vera e propria scatola di Pandora di primizie cinematografiche. Mentre Sam Peckinpah stava facendo la sua parte per introdurre nel cinema l'area del massacro esplicito, facendo crivellare di colpi [l'attore] Ernest Borgnine ne Il mucchio selvaggio [The Wild Bunch, film western del 1969], Romero osò presentarci una coppia di giovani fidanzati e mandarli eroicamente verso il pericolo, solo per ridurli a frammenti fiammeggianti, lasciando poi che la cinepresa indugiasse su un branco di uomini e donne qualunque in decomposizione che divoravano le loro viscere (...).
Locandina originale di Il mucchio selvaggio
(fonte)
La notte dei morti viventi era audace sotto altri aspetti: aveva come personaggio principale un maschio di colore con una spiccata personalità [interpretato da Duane Jones], e con una astuta manovra evasiva riusciva ad aggirare la convenzione dell'horror del bene contro il male, sostituendola con l'equazione moralmente ben più ambigua e provocatoria dei vivi contro i morti. 
Ma forse, fattore assai più importante, La notte dei morti viventi era il primo film dell'orrore a dare forma al nascente timore che il Sogno Americano, così come lo conoscevamo, fosse morto.
Inserto pubblicitario per un cinema di Torino
In Italia il nome del regista venne cambiato in "George A. Kramer"
Dal quotidiano La Stampa del 31/07/1970
Adesso, naturalmente, La notte dei morti viventi è a pieno merito una leggenda, con una collocazione permanente al Museo d'Arte Moderna di New York [il MoMA] e un angolino caldo nel cuore di tutti coloro che amano il fantastico più oscuro.
(cfr. pag. 9-12)
Fotobusta relativa alla distribuzione del film nei cinema italiani
(fonte)

In Italia il film esce nell'agosto 1970, con il nome del regista cambiato in "George A. Kramer" (errore che si continuò a ripetere sulla stampa anche nel corso degli anni '80), come ricordato in questo articolo del Corriere della Sera:

È ormai un film mitico, eppure ebbe vita grama al suo esordio. I distributori lo programmarono in piena estate, con il nome del regista mutato in Kramer. Forse lo ritenevano uno scarto, dato che era stato girato praticamente in casa, con un bianco e nero "sporco" a 16 mm. Invece fu uno dei maggiori successi della stagione '70.
(cfr. Estate: al Nazionale film d'orrore e fantascienza, di Valerio Guslandi, Corriere della Sera, 9/06/1981)
Locandina del 1970
(fonte)

Tra le recensioni pubblicate nel 1970, sul Corriere della Sera ne appare una che si conclude in questo modo: "C'è solo da sperare che non si attribuisca alla orripilante vicenda reconditi e profondi significati allegorici. Ma non si può mai sapere" (cfr. la recensione firmata R. B. inserita nell'articolo collettivo Rassegna cinematografica, pubblicato il 2/08/1970). Questo invece il parere di un critico apparso su La Stampa:
Dopo allucinanti episodi nei quali orrore e disgusto collaudano la resistenza dello spettatore (all'ingresso c'è un cartello che sconsiglia la visione alle persone malate di cuore o particolarmente impressionabili), viene creato un fronte di difesa che avrà ragione, riammazzandoli, dei ciondolanti cannibali; per errore sarà anche ucciso il coraggioso negro [questo il termine utilizzato per indicare il protagonista] che più di tutti aveva saputo tenere testa ai morti viventi.
Il cinema inteso - e disprezzato da parecchi, specie in anni meno recenti - come fenomeno da baraccone ha in questo "horror film" di dozzinale fattura la sua beneficiata più cospicua e, a Torino almeno, piuttosto redditizia se l'incasso di sabato fu di lire 1.859.000 e quello di ieri 2.289.000! I sani di cuore, i cultori di forti emozioni sono dunque parecchi nella nostra città, e pronti a dare credito ad una storiella così grossolanamente macabra e inattendibile; del tutto priva, tra l'altro, di quell'atmosfera fantastica che poteva trasfigurarla, conferendole per virtù di regia e di interpreti, di quell'atmosfera fantastica che poteva trasfigurarla, conferendole, per virtù di regia e di interpreti, quella "grandezza nel terrore" tipica di altri film "mostruosi", da "Freaks" al primo "Frankenstein". 
(cfr. l'articolo Mammia mia, che paura, di A. Val., La Stampa, 3-4/08/1970)
Seconda locandina d'epoca
(fonte)

Tornando al testo di Skipp e Spector prosegue poi parlando del secondo capitolo della saga dei morti romeriani, Zombi, sul quale è però necessario fare una precisazione prima di proseguire. In Italia ne è principalmente la versione curata nel montaggio da Dario Argento (uscì nei cinema nel settembre 1978, distribuito dalla Titanus col divieto ai minori di 18 anni), che presenta numerose differenze con l'edizione approntata personalmente da Romero per i cinema statunitensi, distribuita a partire dal 1979 col titolo "Dawn of the Dead" ("L'alba dei morti") e giunta nel nostro paese solo nel 2004, all'interno del cofanetto dvd edito dalla Alan Young Home Video. Tra i numerosi cambiamenti esistenti tra le due edizioni si ricorda l'uso più massiccio delle musiche dei Goblin nella versione di Argento, la quale ha una durata più breve rispetto a quella romeriana (circa 8 minuti in meno), tagliando delle scene molto celebri negli USA come l'uccisione di uno zombi da parte delle eliche dell'elicottero, scena che, originalmente, si ricollegava al finale del film, in cui la protagonista Fran (il cui nome, diminutivo di Francine, è cambiato in "Jane" nella versione italiana) decideva di togliersi la vita facendosi colpire alla testa dalle eliche. Durante le riprese, si decise di sostituire quel finale così duro con uno più aperto, senza il suicidio della donna.



Dalla versione statunitense: lo zombi ucciso dalle eliche dell'elicottero

Dalla versione italiana: il nome Fran cambiato in Jane

Altre differenze tra le due edizioni risiedono in un maggior approfondimento nella versione romeriana della diserzione dei due protagonisti appartenenti agli SWAT (Special Weapons And Tactis, unità speciali anti-terrorismo e anti-sommossa), e della circostanza del furto dell'elicottero sul quale i quattro protagonisti fuggono per poi atterrare sul tetto di un centro commerciale. Nella versione di Argento, inoltre, scompaiono o vengono ridotti anche diversi momenti ironici e di "empatia" nei confronti dei morti viventi, che ne ricordano la natura umana, sottolineata però da delle scene di dialogo tra i protagonisti che non sono presenti nella versione di Romero. Nella versione di Argento risulta inoltre tagliata la parte iniziale della sequenza in cui i protagonisti rubano dei camion per posteggiarli davanti all'ingresso del centro commerciale, rendendo quindi in parte incomprensibile il comportamento di Roger (Scott H. Reiniger) in quella sequenza.



Dalla versione americana: battuta di Peter (Ken Foree) rivolta a Stephen (David Emge)
Omessa nella versione italiana

Dalla versione americana: Roger accarezzato al volto da uno zombi
L'evento influisce sul comportamento di Roger durante la sequenza dei camion

Dalla versione americana: Fran (Gaylen Ross) prova compassione per uno zombi

Riguardo ai tagli, Argento ha spiegato che "il film arrivava dopo una lunga serie di disavventure in Italia, perché in censura mi fecero tagliare un sacco di scene e allora lo ritirai. Quello che mi chiedevano di eliminare era troppo. Pensai, addirittura, che il montaggio sarebbe stato poco comprensibile, e allora feci dei piccoli tagli, dei piccoli raffazzonamenti, e riuscii a ottenere una procedura d'urgenza (di solito la censura rivede il film anche dopo sei mesi). Quando il film finalmente uscì, ottenne un divieto ai minori di diciotto anni, che per me era abbastanza grave, perché lo avevamo fatto pensando a un pubblico di ragazzi" (cfr. l'articolo Dario Argento - I miei zombi, a pag. 69 del n. 111 [novembre 2011] della rivista Nocturno Cinema).



Dario Argento e George Romero, nel 1978
(fonte)

Malgrado tutto, il film grazie alla partecipazione e all'impegno promozionale di Argento ottiene grandi incassi nel nostro paese, raggiungendo perfino la vetta della classifica dei film più visti, come indicato in questa tabella tratta dal n. 42 (ottobre 1978) della rivista Radiocorriere TV:





Per Zombi in alcune sale aumentò il costo del biglietto d'ingresso
Corriere della Sera, 8/09/1978

Per contribuire alla promozione del film, Argento rilascia anche delle interviste alla stampa per "presentare" al pubblico italiano il regista Romero, all'epoca poco noto nel nostro paese, rivelandone anche le origini famigliari: "Il mio collega Romero - ha spiegato Argento - conosce bene, essendo di origine cubana, le leggende degli zombi che sono di origine caraibica" (cfr. l'articolo I cadaveri viventi dopo le api assassine, di R. S., Corriere della Sera, 24/08/1978).



Corriere della Sera, 3/09/1978

La Stampa, 6/09/1978

L'edizione del film curata da Argento viene poi distribuita con grande successo anche in Giappone (cfr. questo articolo del blog) e in altri paesi esteri, dovendo però a volte scontrarsi con la censura, come nel caso della Francia, dove il film viene distribuito solo a partire dal 1983 col titolo "Zombie - Le crépuscule des morts vivants", ottenendo diverse critiche negative.



Vhs francese

Vhs italiana della Playtime

Per ciò che concerne le difficoltà distributive del film e i suoi scontri con la censura, merita particolare attenzione ciò che accadde negli USA all'edizione romeriana, dove alcune decisioni di Romero contribuirono a incrementare notevolmente il mito che circonda il film...



P.S. Si segnala questo video con la presentazione di Dario Argento di Zombi, tenutasi al festival del cinema di Locarno (Svizzera) 2017 per commemorare la scomparsa di Romero. Sempre nell'ambito dell'evento cinematografico svizzero, Argento ha rilasciato questa video-intervista in cui parla delle opere di Romero e di quelle realizzate da Jacques Tourneur, il regista francese autore di Ho camminato con uno zombi (I Walked with a Zombie, 1943).




4 commenti:

  1. Grazie per questo super dettagliato contributo sul Cinema "Zombi" di George Romero!
    Approfondimenti davvero interessanti e utili per conoscere meglio tutta la sua cinematografia...Silvia.

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    1. Prego Silvia, grazie a te per averlo letto e apprezzato così tanto!

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  2. un grande film zombi Dawn of the Dead :)

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  3. Splendido articolo! Ne attendo con ansia il seguito.
    Un caro saluto.

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