giovedì 9 febbraio 2017

Children of Hiroshima - Il film di Kaneto Shindo al festival di Cannes del 1953



Come già accennato nell'articolo dedicato ai film giapponesi di genere drammatico sulla bomba atomica, il film Children of Hiroshima ("Genbaku no Ko" lett. "I figli della bomba atomica", 1952, inedito in Italia; titolo alternativo inglese: "Atom-Bombed Children in Hiroshima") diretto da Kaneto Shindo (nato proprio a Hiroshima, nel 1912), partecipò al concorso del festival cinematografico di Cannes del 1953 suscitando reazioni contrastanti, come gli elogi della critica cinematografica italiana e lo sdegno della delegazione statunitense presente alla kermesse francese.



Locandina originale di Cannes 1953.
In Francia il film di Shindo è noto col titolo "Les enfants d'Hiroshima".
(fonte)

Oltre ad una recensione molto positiva apparsa sulle pagine del Corriere della Sera e riportata in questo articolo del blog, la pellicola di Shindo conquistò il parere favorevole anche dell'inviato del quotidiano La Stampa, che così ne parlò sulle colonne della propria testata giornalistica:
Gli unici a starsene buoni buoni in albergo e a non scocciare nessuno con richieste di premi sono i giapponesi. E sono gli unici - come sempre accade - che avrebbero diritto a far la voce grossa, poiché la vera sorpresa del festival è venuta da loro, dalla dolente elegia sui "Bimbi di Hiroshima" (regia di Kaneto Shudo [storpiatura di Kaneto Shindo]: questo nome vale la pena di segnarlo), che ci ha di colpo riportati all'umanità.
La protagonista del film di Shindo, interpretata da Nobuko Otowa, moglie del regista.
Il personaggio si chiama Takako Ishikawa, un'insegnante che torna a Hiroshima durante le vacanze estive

Nobuko Otowa in una foto di scena del film.

Il film non accusa nessuno, non polemizza con nessuno:
ci mostra il volto di Hiroshima, sette anni dopo lo scoppio della "bomba" e ci fa sentire come sia ancora atrocemente vivo il ricordo; come siano ancora palesi i segni di quel fatto che sconvolse un mondo sulle soglie dell'agonia, alle otto e un quarto del 6 agosto 1945. Finalmente, dopo tanto Giappone medioevale e tante storie di barbariche crudeltà, un Giappone moderno, una storia sofferta da uomini come noi.
Il 6 agosto 1945 rappresentato nel film di Shindo.

Una delle "ombre" di Hiroshima.
Rappresenta tutto ciò che resta di un uomo che era seduto sui gradini quando esplose la bomba atomica.

L'edificio simbolo di Hiroshima nel 1952.
Dal film di Shindo.

"I bimbi di Hiroshima" non conduce a fondo l'esame del problema, non ci illumina (come dovrebbe) sulla situazione. Non offre risposte alle domande che non possiamo non porci, ed è un grave errore. Vorremmo sapere ciò che pensa il Giappone, e vediamo soltanto ciò che il Giappone è, in quell'infelice città, con le sue migliaia di orfani, con la paura che qualcosa ancora accada, che un'altra distruzione venga dal cielo. Ma non importa: le peregrinazioni della maestrina che torna ad Hiroshima per cercare i suoi allievi sono descritte con tanto accorato pudore, la vita e i riti degli uomini (c'è un matrimonio che vale una breve, intensa pagina di poesia) hanno tale accento di verità che ci sentiamo indotti a non sopravvalutare le lacune e a perdonare la violenza descrittiva di certi episodi. I bimbi di Hiroshima sono gli "sciuscià"
 giapponesi, il film ci ricorda l'opera di De Sica: anche per questo, forse, li sentiamo così vicini a noi 
[riferimento al film Sciuscià (1946) di Vittorio De Sica, che vede la partecipazione di Cesare Zavattini al soggetto e alla sceneggiatura].
(cfr. l'articolo Molta presunzione a Cannes ma scarsi i film di successo, di F. Di Giammatteo, La Stampa, 26/04/1953)
Ragazzini al lavoro a Hiroshima

Takako e un suo ex allievo, di nuovo insieme a Hiroshima

Locandina del film di Vittorio De Sica
(fonte)

Tuttavia, accanto all'accoglienza positiva della critica, la presenza del film di Shindo a Cannes dovette fare i conti con numerosi problemi e con l'ostilità dell'attore statunitense Edward G. Robison (interprete di tanti celebri film noir, come La fiamma del peccato [1944]), membro della giuria presieduta dal regista francese Jean Cocteau. Di ciò che accadde ne viene offerto un resoconto sulle pagine del quotidiano L'Unità:

Tutto è cominciato con l'annunzio della presentazione del film giapponese I bimbi di Hiroshima, un film che rievoca gli effetti disastrosi della bomba atomica lanciata dagli americani sulla martoriata città giapponese. Il rappresentante americano andò su tutte le furie, e pretese che il film non fosse ammesso al Festival in base alla clausola che vieta la presentazione di opere "offensive dei sentimenti religiosi e politici di paesi partecipanti". La critica insorse, e il film dovette essere presentato, tra la rabbia del signor Robinson. Poi venne il colpo di grazia. Lo riferiamo con le parole della agenzia di informazioni ANSA: "Si accentua il disaccordo in seno alla giuria poiché pare che Edward G. Robinson si dichiari pronto a lasciare Cannes qualora Charlie Chaplin verrà a presenziare le ultime giornate della competizione. Inoltre l'attore americano sembra deciso a battersi con tutte le sue forze contro ogni tendenza ad assegnare il Gran Premio a un film francese o italiano". (...) 
Oggi il signor Robinson avverte una strana sensazione: la follia del potere si è trasferita su di lui. (...) Egli, che si dovrebbe mostrare onorato ospite in un Paese straniero, si sente invece in diritto di porre veti e contestazioni, si sente in diritto di vietare a Charlie Chaplin il soggiorno a Cannes. E perché questo? Perché Charlie Chaplin, insultato, offeso, scacciato da un Paese irriconoscente, ha dichiarato con fermezza quello che tutti ormai sanno: che in America la vita è impossibile per un uomo di idee libere. C'è da compiacersi con l'attore Edward G. Robinson per aver dato autorevole conferma, con la sua azione, alla dichiarazione di Chaplin. In America, davvero, non c'è posto più per un liberale. Quel che turba è che ci sia tanto posto, in Francia, per un fascista del genere di Robinson.
(cfr. l'articolo Un gangster a Cannes, di T. C., L'Unità, 25/04/1953)
Edward G. Robinson
Negli anni '50, in USA, l'attore fu accusato di "comunismo" durante il maccartismo.
(fonte)

Dal film di Kaneto Shindo

Oltre ai problemi riscontrati a Cannes, il film di Shindo dovette poi fare i conti anche con delle avversità in madrepatria, poiché come spiegato in questo articolo de La Stampa:
Molti distributori giapponesi (santo zelo) si erano rifiutati di far proiettare I figli di Hiroshima, il film giapponese apparso con grande successo al Festival di Cannes, ritenendolo... antiamericano. Vivaci polemiche ne sono seguite, e ora il film sarà proiettato tanto in Giappone quanto negli altri Paesi.
(cfr. l'articolo Guerra di dame, di M. G., La Stampa, 12/11/1953)
Una chiesa a Hiroshima.
Dal film di Kaneto Shindo


Nella chiesa Takako aveva incontrato una sua ex allieva destinata a morire per le radiazioni.

Tuttavia, del film di Shindo si continuò a parlare anche durante l'anno seguente, il 1954, in occasione della vittoria al festival di Cannes del film nipponico La porta dell'inferno (1953) di Teinosuke Kinugasa, pellicola che vinse anche l'Oscar come miglior film straniero nel 1955:
Per il primissimo [premio], un altro strano ex-aequo: si cita l'americano Fino all'eternità [si tratta del film Da qui all'eternità (1953) di Fred Zinnemann] per dire che ha già avuto altri premi (8 Oscar venti giorni fa), e che a titolo di omaggio lo si considera quindi fuori concorso; mentre si dà il primissimo premio al Giappone, per La porta dell'inferno, e anche, si mormora, come tardiva riparazione al fatto che l'anno scorso il bellissimo I figli di Hiroshima se n'era andato via a mani vuote. (...)
La porta dell'inferno (1959)
(fonte)
Rimane comunque l'indiscutibile importanza della affermazione del Giappone. La porta dell'inferno non è all'altezza di Ra-scio-mon [Rashomon (1950), di Akira Kurosawa], o di O-Haru [La vita di O-Haru - Donna galante (1952), di Kenji Mizoguchi], o del Monogatari [dovrebbe trattarsi di un riferimento a I racconti della luna pallida di agosto (1953), di Kenji Mizoguchi], ma ha colori stupendamente modulati e a quei tre film si avvicina. In pochi anni il cinema giapponese ha saputo crearsi una meritatissima fama, e oggi come oggi è certo, artisticamente, al primo posto. (Ci eravamo noi, ma non ci siamo più). A ogni Festival sa mandare due o tre film eccellenti; sono quindi almeno dieci-dodici film eccellenti che sforna ogni anno; quale altro Paese potrebbe affermare altrettanto? E sembra fare tutto ciò senza sforzo perché i suoi film nascono da un complesso mondo artistico-culturale, perché la sua produzione ignora le degenerazioni del divismo, perché i suoi governanti, infine, non incoraggiano certo la speculazione per la speculazione. Ingiustamente privato di un premio qui a Cannes l'anno scorso, ingiustamente retrocesso a un secondo posto all'ultima mostra di Venezia, il riconoscimento di oggi ha anche il sapore di una doverosa riparazione.
(cfr. l'articolo Dopo la premiazione, di Mario Gromo, La Stampa, 13/04/1954)
Foto di scena del film Children of Hiroshima
(fonte)

Un'altra foto di scena del film di Kaneto Shindo
(fonte)

Sempre nel 1954, inoltre, il film Children of Hiroshima ottenne un importante riconoscimento al festival cinematografico cecoslovacco di Karlovy Vary (manifestazione internazionale tuttora esistente, della quale è consultabile il sito web ufficiale in inglese), come raccontato nel seguente estratto da un articolo dell'Unità (dove Hiroshima è scritto "Hiroscima", pratica comune in quel periodo in Italia), nel quale viene fortemente elogiata la pellicola firmata da Shindo:
L'Asia è stata alla ribalta, nei giorni scorsi, anche nel Festival del cinema di Karlovy Vary. E cominciamo dal Giappone, che vanta oggi certamente una delle più interessanti e felici cinematografie internazionali.
Poster jugoslavo del film Children of Hiroshima
(fonte)
Dapprima è stato proiettato al Festival il film di Iamamura I pescatori di Gamberi [si tratta del film Kanikosen (1953) di So Yamamura], poi è venuto il regista Iamamoto [si tratta di Kajiro Yamamoto, mentore di Akira Kurosawa], il quale ha presentato ad un pubblico commosso l'opera che il Festival di Cannes non aveva accettato, quello straordinario film di Kaneto Shindo che è I bimbi di Hiroscima. In questa epoca di angosce atomiche e termonucleari, I bimbi di Hiroscima giunge a noi con un valore che supera quello di qualsiasi documento o appello. È un grido lacerante, penetrante, sconvolgente. Nella storia della maestrina che otto anni dopo torna a Hiroscima per riconoscere i bimbi che aveva amato e curato amorevolmente si ha l'invito a un pellegrinaggio il quale non sia solo commemorativo. Hiroscima diviene lentamente, ma sin dalle prime immagini, un simbolo di orrori e di terrore, un bivio decisivo del mondo moderno. È una città che sembra quasi popolata da spettri con le carni a brandelli, una città dove solo i bimbi, pur nell'aridità di uno sguardo che non dimentica il passato, hanno sprazzi di gioia e di vitalità. Gli altri, i vecchi, quelli che parlano della bomba come di un destino cattivo e soprannaturale che ha mutato e stroncato la loro vita, non hanno più la forza neanche di stendere la mano per la elemosina. Solo uno di essi trova nel suo sconfortante pessimismo l'energia materiale per uccidersi, permettendo così al nipotino di andare via da Hiroscima e non guardare più ogni giorno uno spettacolo di rovine e le tombe dei propri genitori.
L'incontro tra Takako e Iwakichi, un anziano superstite della bomba atomica che ora vive in povertà

Una delle baracche in cui vivono i superstiti più poveri e più sfigurati di Hiroshima

L'uomo che ha scelto di togliersi la vita

"Date la mia salma a un ospedale. Voglio che tutti vedano il mio corpo" dice il vecchio, morendo fra gli spasimi. Ma su nel cielo si ode il rombo di un aereo e la gente guarda in alto, con il terrore negli occhi. Il regista non poteva prevedere una realtà ancora più dura: l'anno successivo a quello in cui si svolge la vicenda del film, due navi di pescatori sarebbero tornate in un porto del Giappone con a bordo un equipaggio mortalmente colpito dalle radiazioni di un altro "fungo" scoppiato al largo delle coste 
[riferimento all'esplosione termonucleare avvenuta 
il primo marzo 1954come test militare (denominato "Castle Bravo") dell'esercito statunitense all'Atollo Bikini; questo evento e la conseguente contaminazione radioattiva dei pescatori nipponici, sono raccontati nel film drammatico Lucky Dragon N. 5 (1959, inedito in Italia), anch'esso diretto da Kaneto Shindo; questa vicenda è inoltre una delle principali fonti di ispirazione del film Godzilla (1954) di Ishiro Honda, come raccontato in questo articolo del blog; alla vicenda del peschereccio è inoltre dedicato questo approfondimento del blog].
Locandina giapponese del film Lucky Dragon N. 5 (1959), di Kaneto Shindo
Le lodi di coloro che avevano già visto questo film non sono davvero sproporzionate alla realtà delle cose. I bimbi di Hiroscima è veramente uno dei più alti prodotti artistici del nostro tempo e della cultura moderna, impegnata a esplorare le condizioni dell'uomo stretto in una morsa decisiva: e appare chiaramente, questo film, come un documento preciso e puntuale della cultura giapponese. È un'opera nazionale in ogni senso, e per il problema che agita e per i mezzi espressivi con cui lo sviluppa: ha una esemplare chiarezza di linguaggio, un uso estremamente sobrio dei mezzi vocali e musicali, un estremo pudore e una delicatezza inconsuete nello svolgere le situazioni psicologiche. Straordinaria è la commovente storia del matrimonio fra il soldato tornato dalla guerra e la sua fidanzata mutilata dalla bomba.

A Hiroshima si continua a morire per la radiazioni della bomba atomica.
Dal film di Shindo

La coppia di giovani sposi

Takako e un suo ex allievo nelle strade di Hiroshima

Pienamente giustificato è, insomma, l'aver attribuito a
I bimbi di Hiroscima, ex aequo con il tedesco Ernst Thaelmann (di cui si parlò ampiamente in questa pagina all'epoca della sua prima berlinese)
il Premio della Pace messo in palio dal Festival. 
(cfr. l'articolo Il cinema dell'Asia è venuto alla ribalta, di Tommaso Chiaretti, L'Unità, 31/07/1954) 
[il film tedesco che vinse a pari merito con quello di Shindo a Karlovy Vary, è una pellicola biografica in due parti, prodotte in Germania Est nel 1954 e nel 1955; dirette da Kurt Maetzig, esse raccontano la vita del politico tedesco Ernst Thälmann (1886-1944), segretario generale del Partito Comunista di Germania, che venne arrestato, deportato e ucciso dai nazisti]

Edizione in dvd del film di Kurt Maetzig

Tornando a quell'edizione del 1953 di Cannes, è importante ricordare come ad essa prese parte anche il regista francese Alain Resnais con il suo documentario Anche le statue muoiono (1953, realizzato insieme a Chris Marker), opera sul colonialismo in Africa che ebbe a sua volta dei problemi al festival francese, come raccontato in questo articolo del blog. Da notare il fatto che sarà proprio Resnais a proporre a Cannes nel 1959, un nuovo film legato alla tematica della bomba atomica: Hiroshima mon amour (1959, sceneggiato da Marguerite Duras), al cui interno sono presenti alcune immagini provenienti da un altro film nipponico sulla bomba, Hiroshima (1953) di Hideo Sekigawa, con il quale l'opera di Resnais condivide anche la presenza dell'attore giapponese Eiji Okada.


Dvd italiano del film di Alain Resnais.

Come nel caso della pellicola di Shindo, anche il film di Resnais dovette fare i conti con proteste e critiche durante il festival di Cannes, al punto da essere estromesso dalla competizione principale del festival in quanto ritenuto anti-americano, venendo riammesso e proiettato come opera fuori concorso.


La riammissione di Hiroshima mon amour a Cannes nel 1959.
Dal Corriere della Sera del 08/05/1959

L'esclusione e il "recupero" di Hiroshima mon amour a Cannes.
Dal Corriere della Sera del 08/05/1959
Nell'articolo è inoltre ricordato il documentario Notte e Nebbia (1956)

Trent'anni dopo, nel 1989, il ricordo della bomba atomica di Hiroshima tornò nuovamente ad affacciarsi al festival di Cannes, con la presenza in concorso del lungometraggio Pioggia Nera ("Kuroi Ame", 1989; aka "Black Rain") di Shoei Imamura, regista nipponico molto legato al cinema francese, come da egli stesso raccontato ricordando il proprio fratello maggiore (studente universitario e attore teatrale), morto durante la seconda guerra mondiale: "Come sai, siamo cresciuti con i film francesi. (...) Prima di andare al fronte, quindi prima di morire, mio fratello stilò una lista dei 20 film imperdibili. Tra questi [c'erano] Maria Chapdelaine [in Italia: "Il giglio insanguinato" (1934), di Julien Duvivier], Carnet di ballo [(1937), di Duvivier], A me la libertà! [(1931), di René Clair..." (cfr. il documentario francese Shoei Imamura - Il libero pensatore (1995), di Paulo Rocha).



Il film di Shoei Imamura a Cannes nel 1989.
Dal Corriere della Sera del 19/05/1989

Locandina del film di Shoei Imamura
(fonte)

Grazie a questo racconto di ciò che avvenne al festival di Cannes nel 1953 e in altre sue edizioni, si è proposta una testimonianza delle difficoltà con cui si sono dovuti scontrare coloro che, negli anni '50, provarono a trattare il tema della bomba atomica in forma drammatica al cinema, nonché un'ulteriore e importante prova del profondo legame che unisce la cinematografia francese (ed europea) a quella nipponica.

Dal finale del film di Shindo:
Takako lascia Hiroshima, insieme a un bambino orfano di cui si prenderà cura


P. S. Una galleria di poster cinematografici delle opere di Kaneto Shindo è reperibile in questa pagina web. Si ricorda inoltre che Shindo, scomparso nel 2012, è l'autore di film cult come Onibaba - Le assassine (1964, molto amato dal regista William Friedkin e, secondo il sito IMDb, sua fonte di ispirazione per un volto demoniaco che appare nelle sequenze subliminali del suo film L'esorcista [1973]), e come l'horror Kuroneko (1968, aka "The Black Cat"; inedito in Italia), presentato in concorso al festival di Cannes nel 1968.
Una lista di film giapponesi di genere drammatico sul tema della bomba atomica è disponibile in questa pagina del blog, mentre ulteriori informazioni sui legami tra Francia e Giappone sono reperibili qui.
Si segnala, inoltre, quest'articolo del blog in cui si parla dei temi del nucleare e della bomba atomica nel cinema di Akira Kurosawa.


3 commenti:

  1. Molto interessante. Ricordo che anche "Rapsodia in agosto" di Akira Kurosawa, peraltro uscito negli anni '90, quindi molto tempo dopo la guerra, ricevette alcune critiche perché qualcuno vi scorse un tono anti-americano... purtroppo i conflitti fra nazioni lasciano sempre delle ferite aperte.

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  2. Bell'articolo, non saprei come chiamarlo. Vorrei solo sapere se i vari pezzi riportano letteralmente gli articoli riportati su le notazioni di cui ai vari "cfr .." finali o sono estrapolazioni di chi scrive. Ho conosciuto Fernaldo Di Giammatteo, una personalità incantevole che ho molto ammirato.

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    1. Grazie, Carlo. Sì, i vari estratti dagli articoli sono riportati in modo letterale. I vari "cfr..." indicano le fonti in cui sono stati reperiti e quindi anche dove poterli trovare attraverso gli archivi on-line dei quotidiani.

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