sabato 5 novembre 2016

Akira Kurosawa e il terremoto di Tokyo del 1923



Tra le persone coivolte nel grande terremoto di Tokyo (noto anche come "grande terremoto del Kanto", dal nome della pianura e della regione in cui sorge la capitale nipponica), avvenuto il primo settembre del 1923, vi era anche il celebre regista Akira Kurosawa (1910-1998), che rimase molto segnato da quell'esperienza, al punto da dedicarle varie pagine nel suo libro autobiografico L'ultimo samurai - Quasi un'autobiografia, edito da Baldini & Castoldi nel 1995.


È con le seguenti parole che Akira Kurosawa, residente a Tokyo con la sua famiglia e all'epoca tredicenne, sintetizza l'importanza di quell'evento catastrofico per lo sviluppo della sua personalità:
Per me, il grande terremoto di Kanto fu un'esperienza terrificante, ma di un'importanza capitale. Mi rivelò non solo gli straordinari poteri della natura, ma anche gli straordinari abissi che si nascondono nel cuore umano. Tanto per cominciare, il terremoto sconvolse la mia vita trasformando istantaneamente il mondo in cui vivevo.
(cfr. pag. 83)
Tokyo, prima del terremoto del 1923.
Questa e le successive immagini sono tratte da un cinegiornale dedicato al sisma.
Il filmato fu prodotto dalla British Pathé e realizzato dal cameraman Ralph Radnor Earle.
Si intitola "Scenes Of Japan's Earthquake Disaster" ed è visionabile a questo link.

Le ore precedenti alla devastante scossa di magnitudo 7.9 della scala Richter (gradazione stimata, poiché esistono fonti discordanti in proposito) che colpisce la capitale nipponica, provocando più di 100.000 vittime (cfr. questo articolo inglese), vengono così raccontate dal cineasta:
Il giorno del grande terremoto aveva avuto un'alba senza nubi. Restava ancora qualcosa della soffocante calura estiva, ma la trasparenza del cielo azzurrissimo annunciava senz'altro l'autunno. Verso le undici, senza il minimo preavviso, si levò un forte vento. Spazzò via dal tetto di casa mia la piccola banderuola segnavento fatta a mano in forma di uccello. Non so che relazione avesse quel vento con il terremoto, ma ricordo che salii sul tetto per rimettere a posto la banderuola, guardai il cielo e pensai: "Che strano!".
(cfr. pag. 80-81)
Tokyo, prima del terremoto del 1923.
Immagine proveniente dal sopracitato cinegiornale.

A questo preambolo, fa seguito il ricordo degli interminabili istanti della devastante scossa di terremoto - rappresentata, in tempi recenti, all'interno del film d'animazione Si alza il vento (Kaze Tachinu, 2013) di Hayao Miyazaki -, che si verificò alle 11:58:
Stavo in strada con un mio amico del vicinato. Dall'altra parte della strada c'era un banco di pegni. Stavamo accoccolati all'ombra di quel negozio e gettavamo dei sassolini a una vacca rossa coreana attaccata al cancello di casa mia. Questa vacca apparteneva al vicino della porta accanto (...) La notte prima, (...) la vacca aveva muggito rumorosamente per tutta la notte impedendomi di dormire, e così ora con tutte le mie forze tiravo sassi su quella maledetta bestia.
All'improvviso sentii un rumore di tuono che proveniva da sottoterra. Portavo i miei alti zoccoli di legno, e mi stavo muovendo per lanciare un sasso alla vacca, così non mi accorsi che la terra tremava. Mi accorsi solo che il mio amico, accovacciato accanto a me, s'era alzato in piedi di slancio. Fissandolo, mi accorsi che alle sue spalle il muro del negozio stava crollando verso di noi. Balzai in piedi anch'io.
Con gli zoccoli alti che portavo non riuscivo a tenermi in equilibrio sulla terra che ondeggiava, così li tolsi e ne tenni uno per mano. Come in una barca col mare grosso, corsi barcollando verso il mio amico, che si teneva abbracciato con tutte le sue forze a un palo del telegrafo. Lo imitai. Anche il palo ondeggiava freneticamente. I suoi fili stavano andando in mille pezzi.
Il terremoto del 1923 nel film Si alza il vento (2013) di Hayao Miyazaki.
(fonte)
Poi, sotto i nostri occhi, i due edifici del banco di pegni cominciarono a perdere i loro rivestimenti in un tremito convulso: si scrollavano di dosso le tegole del tetto, gli stessi muri cadevano in frantumi. In pochi secondi quei due edifici erano diventati degli scheletri di telai di legno. Lo stesso trattamento era riservato alle case intorno: come se fossero passate al setaccio, sui tetti le tegole cominciavano a saltare, danzare, scivolare verso il basso; in un gran polverone si vedevano apparire le travi del tetto.
L'architettura delle case giapponesi è fatta in modo che in caso di terremoto il tetto si autoalleggerisce, e così la casa resta in piedi. Ricordo che pensavo a questo, tenendomi aggrappato al palo del telegrafo che tremava violentemente. Ma questo non significa che fossi calmo e padrone di me. Gli esseri umani sono delle bizzarre creature: se vengono sorpresi dal terrore troppo bruscamente, una parte del loro cervello resta come in disparte, stranamente calmo, seguendo dei pensieri totalmente estranei alla situazione. Ma il mio povero cervello, che in quel momento meditava sull'architettura civile giapponese con la sua capacità di sopportare scosse telluriche, il momento dopo si preoccupava febbrilmente della mia famiglia. Corsi a perdifiato verso casa mia.  
(cfr. pag. 81-82)
Dal Corriere della Sera, 02/09/1923
1923: Tokyo, dopo il grande terremoto.
(fonte)
La devastazione a Tokyo.
(fonte)

Fortunatamente gli altri membri della famiglia di Kurosawa stanno bene e non si sono fatti prendere dalla paura, mantenendo il proprio autocontrollo. Dopo essersi ricongiunto a loro, Kurosawa inizia a osservare il paesaggio che lo circonda, raccontandone la trasformazione:
La strada sulla quale correva il tram, dall'altra parte del fiume Edogawa, coperta di crepacci, fu gravemente danneggiata. Si era sollevato perfino il fondo del fiume, e si vedevano spuntare dall'acqua degli isolotti di fango. Negli immediati dintorni non vidi case crollate, ma ce n'erano qua e là di pericolanti. Tutto il distretto del fiume Edogawa era avvolto in un velo di polvere turbinante che con il suo grigiore faceva impallidire il sole come durante un'eclissi. In questo scenario, le persone che mi stavano a lato sembravano tutte evase dall'inferno, e l'intero paesaggio prese un aspetto bizzarro e inquietante. (...)
Superstiti tra le macerie di Tokyo.
(fonte)
Riesco a rammentare che la terra continuava a tremare e tremare senza tregua. E ricordo che alla fine vedemmo formarsi nel cielo, a oriente, una nuvola che sembrava un fungo e si alzava estendendosi progressivamente fino a riempire la metà dell'orizzonte: era il fumo dell'incendio che divorava il centro di Tokyo. 
(cfr. pag. 83-84)
Il gigantesco fumo degli incendi provocati a Tokyo dal terremoto.
(fonte)
Tokyo in fiamme.
(fonte)
(fonte)

Alle circostanze di quel velo di polvere che "eclissava il sole" e dell'incendio comparsi in seguito al terremoto, si allude anche in un lungometraggio poco noto di Kurosawa, Barbarossa (Akahige, 1965), film che rappresenta l'ultima collaborazione del regista con l'attore Toshiro Mifune, interprete di altri suoi importanti film come Rashomon (1950) e I sette samurai (1954).


Dal film Barbarossa di Akira Kurosawa.
Seppur ambientato nel XIX secolo, alcuni momenti del film sembrano alludere al terremoto del 1923.
Da Barbarossa.
Una donna cammina tra polvere e macerie provocate dal terremoto.
Da Barbarossa.
Una donna sola tra le macerie.
Da Barbarossa.
Dopo il sisma, un "velo di polvere" eclissa il sole.

L'incendio di Tokyo include anche i "fire tornado" (noti anche come "fire whirl", o "dragon twist"), cioè di un gigantesco tornado infuocato (in Italia chiamato "vortice di fuoco"), responsabile di circa 38.000 vittime nella capitale nipponica (35.000 secondo gli articoli apparsi nel 1923 sui quotidiani La Stampa e il Corriere della Sera). A questa tragica circostanza - raccontata in un paragrafo, intitolato ""il più atroce carnaio", dell'articolo Pellegrinaggio per le devastate città del Giappone, di Luciano Magrini, pubblicato sul Corriere della Sera il 20/11/1923 -, si allude anche nel terzo volume del fumetto 51 modi per salvarla (2006/2007) di Usamaru Furuya, approfondito in questo articolo del blog.
Il tornado di fuoco nel manga 51 modi per salvarla, ambientato a Tokyo.
Spiegazione dell'origine del tornado di fuoco.

Tornando al settembre del 1923, le fiamme degli incendi di Tokyo continuano a divampare anche nel corso della buia notte del giorno del terremoto, come ricordato da Kurosawa:
Quella notte la zona della collina, Yama-no-te, dove ci trovavamo noi e che fu risparmiata dalle fiamme, naturalmente rimase senza corrente elettrica, come il resto di Tokyo. Nessun lampione si accese, ma l'incendio che divampava più in basso, nella zona centrale, gettava un bagliore inatteso anche sulle colline. Le candele illuminarono gli interni delle case, ma la gente era terrorizzata dai rumori che venivano dall'arsenale. (...) Di tanto in tanto, in seguito a uno scoppio, dall'arsenale si innalzava una colonna di fuoco, accompagnata da un boato terrificante. Quel rumore metteva i nervi a dura prova.
La notizia dell'incendio e delle esplosioni all'arsenale di Tokyo, apparve presto anche in Italia.
Dal Corriere della Sera, 03/09/1923
Tra i vicini ci fu un uomo che spiegò, come se davvero ci credesse, che si trattava di vulcani in eruzione sulla penisola Izu, cento miglia a sud di Tokyo. Era iniziata una serie di esplosioni a catena, disse, che si dirigeva a nord, verso di noi. [Di questa e di altre false notizie diffuse in quei giorni in Giappone, si parla a questo link] (...) Questa è solo una storiella innocua; ma è spaventoso, invece, come la paura riesca a perturbare totalmente il comportamento umano. Quando nella piana l'incendio fu domato, consumate le scorte di candele, la gente conobbe le vere tenebre della notte. Alcune persone più sensibili furono facili prede di terribili demagoghi, e si lasciarono indurre agli atti più sconsiderati e ignobili. È impossibile immaginare l'intensità del terrore scatenato dall'oscurità totale in persone che non hanno mai fatto l'esperienza del buio: è un panico che annienta ogni ragionevolezza. Quando una persona non riesce a vedere più nulla né a destra né a sinistra, è completamente demoralizzata e confusa. E, come dice il vecchio adagio: "La paura popola le tenebre di mostri".
(cfr. pag. 84-85) 
La notizia del terremoto giapponese sulla prima pagina del Corriere della Sera.
Pubblicazione del 04/09/1923
Il terremoto giapponese nella prima pagina del quotidiano La Stampa.
Pubblicazione del 04/09/1923
La Stampa, prima pagina del 05/09/1923

Paura, disperazione e rabbia divengono terreno fertile per favorire la diffusione di false notizie su crimini commessi dai coreani che si trovano a Tokyo nel giorno del terremoto, ritenendoli responsabili di crimini come l'avvelenamento dei pozzi d'acqua, scatenando l'ira dei giapponesi che culmina nell'uccisione di molte persone (si tratterebbe di più di 6000 vittime, secondo questa fonte; la stessa cifra è indicata in questo articolo del Japan Times). In proposito, Kurosawa racconta:
Il massacro dei coreani residenti a Tokyo, che ebbe luogo subito dopo il grande terremoto di Kanto, fu scatenato da demagoghi che sfruttarono abilmente questo terrore del buio. Con i miei occhi ho visto una folla di persone adulte coi visi alterati rovesciarsi a valanga gridando: "È scappato per di là!" "No, di qua!". Davano la caccia a un uomo barbuto, pensando che uno con tanto pelo in faccia non poteva essere un giapponese.
Dal canto nostro, andammo alla ricerca dei parenti che erano state vittime dell'incendio del distretto di Ueno. Per il solo fatto che mio padre portava la barba, fummo circondati da una folla di gente armata di bastoni. Il cuore mi batteva quando guardai mio fratello, che era con lui. Aveva un'espressione di sarcasmo. "Idioti!" gridò mio padre con voce corrucciata, e la folla si disperse mogia mogia.
Superstiti tra le rovine di Tokyo.
(fonte)
Nel nostro quartiere tutte le famiglie dovettero mettere un uomo di guardia, la notte. Mio fratello, però, non era dell'avviso e non diede segno di voler fare il suo turno. Non vedendo altra soluzione, presi la mia spada di legno e mi feci guidare all'imboccatura di un tubo di scarico largo sì e no abbastanza per un gatto. Mi assegnarono quel posto di guardia dicendomi: "I coreani potrebbero infilarsi da qui...".
Ma si verificò un caso anche più ridicolo. Ci dissero di non bere l'acqua di uno dei pozzi dei dintorni. La ragione era che sul muro di cinta del pozzo c'erano delle strane iscrizioni tracciate col gesso bianco. Si supponeva che fosse un avvertimento in codice dei coreani, e che il pozzo fosse avvelenato. Ne rimasi sbalordito. La verità era che la strana iscrizione l'avevo scribacchiata io stesso. Vedendo gli adulti che si comportavano in quel modo, non potevo fare a meno di scuotere la testa e di meravigliarmi della razza umana. 
(cfr. pag. 85)
Violenze sui coreani, dopo il sisma.
(fonte)

In seguito, Heigo, il fratello maggiore (più grande di 4 anni) di Kurosawa, gli propone di fare una camminata nelle zone di Tokyo distrutte dal sisma:
Quando la catastrofe fu consumata, mio fratello mi disse, in un tono che tradiva la sua impazienza: "Akira, andiamo a vedere le rovine". (...) Quando mi resi conto di quanto sarebbe stata orribile quella gita e tentai di tirarmi indietro, era ormai troppo tardi. Mio fratello ignorò la mia esitazione e mi trascinò avanti. Per un'intera giornata mi guidò nella vasta zona distrutta dalle fiamme, e mentre io ero in preda al terrore, mi mostrò un mare sconfinato di cadaveri.
Corriere della Sera, 07/09/1923
Da principio vedevamo solo di tanto in tanto un corpo carbonizzato, ma più ci avvicinavamo alla città bassa, più cresceva il numero dei cadaveri. Ma mio fratello mi prese per mano e continuò a camminare, con determinazione. A perdita d'occhio, il paesaggio calcinato aveva preso una tinta rosso-bruno. (...) Nella conflagrazione, ogni oggetto di legno era stato bruciato, e le ceneri volteggiavano qua e là disperse dal vento. (...) In mezzo a questa distesa d'un rosso nauseabondo giacevano cadaveri d'ogni tipo, in tutte le pose immaginabili. Vidi corpi completamente carbonizzati e bruciati a metà; erano riversi nei rigagnoli, galleggiavano sui fiumi, intralciavano gli incroci: insomma, tutti i modi possibili in cui possono presentarsi i corpi di esseri umani morti. Quando involontariamente distolsi lo sguardo, mio fratello mi sgridò: "Akira, guarda bene adesso".
Dal primo volume del manga Violence Jack di Go Nagai, edito nel 1973.
Il fumetto ipotizza un nuovo devastante sisma che colpisce Tokyo nel 197X.
Il protagonista del volume, Ryu Takuma, cammina tra i morti come Kurosawa e suo fratello.
Per maggiori informazioni sul fumetto, vedasi questo articolo del blog.
Non riuscivo a capire che intenzioni avesse mio fratello; provavo solo risentimento a essere costretto a guardare quelle scene atroci. Il momento peggiore fu quando ci fermammo sulla riva delle acque arrossate del fiume Sumidagawa e guardammo le pile di cadaveri ammucchiati contro le sue sponde. (...) Come trovare le parole giuste per descrivere quell'orrore? Ricordo che pensai che il lago di sangue dell'inferno buddista non poteva essere altrettanto atroce. (...) [Alcune immagini della devastazione e dei morti presso i fiumi di Tokyo, sono disponibili all'interno di un cinegiornale francese visionabile a questo link; altre crude immagini delle vittime del sisma sono reperibili all'interno di questo servizio giornalistico nipponico]
Corriere della Sera, 20/11/1923
Estratto di un articolo firmato da Luciano Magrini.
Racconto delle vittime vicine al fiume Sumida (o Sumidagawa).
Paragrafo del sopra citato articolo di Luciano Magrini.
Corriere della Sera, 20/11/1923
Poi mio fratello mi condusse al vasto mercato che sorgeva nel distretto dell'abbigliamento. Lì ci fu il maggior numero di vittime del grande terremoto di Kanto. Non c'era un solo angolo del paesaggio senza un cadavere. In alcuni punti le pile di cadaveri formavano delle montagnole. Sulla cima di una di queste c'era un cadavere annerito, seduto nella posizione del loto che si assume durante la meditazione zen. Il cadavere sembrava identico a una statua buddista. (...) Ormai avevo visto tanti cadaveri che non riuscivo più a distinguerli dalle tegole e dalle pietre annerite dalle fiamme. Provavo come una sorta di strana apatia. 
(cfr. pag. 86-87)
Il resoconto dell'ambasciatore italiano a Tokyo, sopravvissuto al sisma.
Da La Stampa del 18/11/1923
Un paio di superstiti osservano le macerie.
(fonte)

Su decisione del fratello, i due a quel punto si incamminano per tornare a casa:
In quel preciso istante tenevo gli occhi fissi su un punto della vegetazione che copriva le colline di Ueno, e non riuscivo a muovermi. (...) Fra tutte le rovine lasciate dall'incendio non c'era una sola traccia di verde. Fino a quel momento non m'era mai venuto in mente quanto sia preziosa la vegetazione.
Un'area distrutta dal sisma e incenerita dalle fiamme.
(fonte)
Sullo sfondo, alcuni alberi scampati alle fiamme.
(fonte)
La notte che seguì il nostro ritorno da quella terribile escursione ero preparato a non poter chiudere occhio, o ad avere incubi spaventosi. Ma appena posata la testa sul cuscino, venne la mattina. Avevo dormito come un sasso, e non riuscivo a ricordarmi d'aver sognato alcunché di spaventoso. Mi parve così strano che chiesi a mio fratello come mai era andata così. "Se chiudi gli occhi davanti a uno spettacolo spaventoso, il terrore finisce per invaderti. Se lo guardi a occhi bene aperti, non c'è più niente di cui aver paura". Ripensando oggi a quella giornata, mi rendo conto che deve aver fatto orrore anche a mio fratello. Era stata una spedizione per sconfiggere la paura.
(cfr. pag. 88)
Superstiti del sisma.
(fonte)

Il legame affettivo tra Kurosawa e suo fratello Heigo si rafforzò ulteriormente dopo questa drammatica esperienza che i due vissero insieme. Entrambi, inoltre, condividevano l'interesse e la passione per il cinema, dato che Heigo lavorava come benshi - una sorta di narratore - nelle sale cinematografiche all'epoca dei film muti. Purtroppo questo profondo legame venne spezzato nel luglio 1933, quando, dopo aver perso il proprio lavoro a causa dell'avvento del cinema sonoro, Heigo si tolse la vita. Quanto accadde ebbe un impatto molto traumatico su Akira Kurosawa ("Guardavo il corpo inanimato di mio fratello: nelle vene aveva il mio stesso sangue, e non gliene era rimasta una goccia; mio fratello, che stimavo e che per me era insostituibile. Ora era là, privo di vita", pag. 125), ma egli seppe reagire, divenendo uno dei registi più importanti di tutta la storia del cinema mondiale, portando avanti quella passione che lo accomunava al fratello, la persona che gli insegnò a non farsi annichilire dalle catastrofi e dalla morte: "preferisco pensare a mio fratello come al negativo originale di un film di cui io, dopo lo sviluppo, sarei diventato l'immagine positiva", ha scritto il cineasta a pag. 126-127 della sua autobiografia.


Akira Kurosawa
(fonte)

Analogamente al cineasta, anche la società nipponica ha saputo sviluppare da quell'immane tragedia avvenuta nel 1923, una positiva sensibilità e attenzione al tema della prevenzione sismica, sostenendo in modo massiccio le ricerche scientifiche sui terremoti, al punto da istituire, a partire dal giugno 1960, il "Disaster Prevention Day" ("giorno della prevenzione dei disastri"), ricorrenza giapponese che ha luogo il primo settembre di ogni anno, in riferimento alla data del terremoto del 1923.

P.S. Oltre a Tokyo, il sisma del 1923 colpì e distrusse anche altre città nipponiche, come Yokohama. Le immagini di Yokohama prima e dopo la devastazione del terremoto, sono reperibili all'interno di un cinegiornale francese visionabile a questo link.

2 commenti:

  1. Ho scoperto il tuo blog nel feed di Ivano Landi e mi ha colpito positivamente. Questo post su Kurosawa e il grande terremoto del 1923 e anche un altro post che ho letto sul terrorismo giapponese visto di riflesso negli anime degli anni '70 sono molto ben scritti e curati con dovizia di fonti e dettagli. Complimenti per l'ottimo lavoro svolto :-)

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    1. Grazie mille per l'apprezzamento e per i complimenti, Ariano! :)

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