lunedì 25 luglio 2016

Hiroshima e Nagasaki - Una lista di film giapponesi sulla bomba atomica (prima parte)



Si fornisce un elenco di alcuni tra i più importanti film giapponesi che trattano il tema delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e su Nagasaki, rispettivamente il 6 e il 9 agosto del 1945.


Come necessaria premessa alla seguente lista di film, si ricorda che per tutta la durata dell'occupazione statunitense del Giappone (1945-1952), libri, fotografie, filmati audiovisivi, articoli e ogni altro genere di materiale informativo sui devastanti effetti delle due esplosioni atomiche e delle radiazioni, viene sequestrato o sottoposto a una fortissima censura (tra il materiale proibito c'è anche questo filmato reperibile sul canale youtube della British Pathé). Fino al 28 aprile 1952 (giorno in cui ha termine l'occupazione statunitense del Giappone) vengono vietati dagli americani tutti i film che affrontino o che mostrino in modo esplicito le due bombe atomiche, imponendo inoltre che, nelle sceneggiature, ci fossero legami sentimentali e inviti a perdonare l'esercito statunitense, in modo da poter perdonare anche l'esercito giapponese per i crimini da esso commesso durante la seconda guerra mondiale.


Edizione inglese del 1982 del libro curato da Arata Osada

A questa imponente campagna censoria - che probabilmente ha influito anche sulla scarsa diffusione e sulla difficile reperibilità di queste pellicole all'estero e in Italia -, dà un forte scossone il libro Children of Hiroshima (aka "Children of the A-Bomb: Testament of Boys and Girls of Hiroshima", titolo originale: "Genbaku no ko", 1951), curato dal professore universitario Arata Osada (sopravvissuto alla bomba di Hiroshima) e composto dalle testimonianze di studenti di scuole elementari, medie, superiori, e dell'università, che vissero personalmente il giorno della bomba atomica (qui ne è consultabile un breve estratto in inglese). Su quel libro si basano due dei film inclusi in questo elenco: Children of Hiroshima (1952) di Kaneto Shindo e Hiroshima (1953) di Hideo Sekigawa.


Quarta di copertina del libro di Osada

ELENCO DEI FILM:

(fonte)

- Le campane di Nagasaki ("Nagasaki no Kane", 1950) di Hideo Oba (o Ohba, secondo altre translitterazioni). Girato in bianco e neroAlla sceneggiatura del film partecipa Kaneto Shindo (nato a Hiroshima nel 1912), in seguito regista di Children of Hiroshima.

Ambientato a Nagasaki, il film si concentra sulla figura storica del medico radiologo Takashi Nagai (1908-1951) e in particolare sulla storia d'amore con la moglie, Midori Moriyama, uccisa dalla bomba atomica. Il momento dell'esplosione nucleare è mostrato in una sola scena, visto in lontananza da alcuni bambini.

Vhs nipponica del film

Il titolo del film si ispira a quello dell'omonimo libro scritto da Takashi Nagai, autore noto anche per la sua conversione al cattolicesimo, avvenuta assumendo il nome di "Paolo", per amore della moglie. Già malato di leucemia prima dell'esplosione atomica, Nagai scrisse diversi libri sulla sua esperienza diretta nel curare i feriti della bomba e nel confrontarsi con gli effetti della radioattività, per lasciare la sua testimonianza ai posteri. I suoi testi però si scontrarono con la censura statunitense, che ne impedì la pubblicazione, o ne impose dei cambiamenti, o delle aggiunte.

Tra le opere di Nagai, la più famosa è proprio Le campane di Nagasaki (1949) il cui titolo si riferisce alle campane della cattedrale di Santa Maria - si trova a Urakami, nella parte settentrionale di Nagasaki -, distrutta dall'esplosione atomica, per poi essere ricostruita. Il libro, best-seller continuamente ristampato in Giappone, venne pubblicato in Italia da Garzanti nel 1952 e nel 1953, per poi essere rieditato nel 2014 da Luni Editrice. Ai tempi della sua prima edizione nipponica, venne imposto l'inserimento di un'appendice in cui si raccontano i crimini commessi dall'esercito giapponese nelle Filippine.



Oltre a questo volume, nel nostro paese risultano essere stati pubblicati Nel deserto dell'atomica - Giornale di una vittima della bomba atomica di Nagasaki (edito dall'Istituto Saveriano Missioni Estere di Parma nel 1952) e Lasciando questi ragazzi (edito da Nuova Massimo nel 1952). Esiste inoltre una biografia su Nagai scritta da Paul Glynn, intitolata "Un canto per Nagasaki", della quale su Google Libri è presente questo estratto corredato da immagini fotografiche.


Film britannico sulla vita di Nagai, prodotto nel 2016

Secondo questa testimonianza di Dominic Higgins, co-regista del film britannico All That Remains (2016, qui ne è disponibile il trailer) anch'esso incentrato sulla vita di Takashi Nagai, il regista Hideo Oba si recò in visita a Nagai e gli fece proiettare personalmente il film nella sua casa a Nyokodo, dove, come qui raccontato, il medico ricevette l'8 ottobre 1948 anche la visita di Helen Keller, la donna sordo-cieca (molto legata al Giappone) la cui infanzia è raccontata nel film Anna dei miracoli (1962) di Arthur Penn.

Dopo la sua morte, Nagai fu soprannominato "Santo di Urakami" dai suoi concittadini. Ulteriore simbolo della presenza cattolica a Nagasaki è la cosiddetta "Madonna di Nagasaki", una statua della Madonna semi-distrutta dall'esplosione atomica, di cui è rimasta solo la testa, che è stata ospitata anche in Italia (ad esempio a Cagliari nel dicembre 2012, come raccontato in questo articolo).

Madonna di Nagasaki
(fonte)
(fonte)

- Nagasaki no Uta Wa Wasureji (lett. "Non dimentico la canzone di Nagasaki", 1952) di Tomotaka Tasaka. Girato in bianco e nero, risulta essere inedito in Italia. Link alla pagina IMDB.

Si tratta della storia di una donna giapponese, vittima delle radiazioni e priva della vista, che si innamora di un soldato statunitense, dimostrando così come sia possibile perdonare tutto quanto accaduto durante la seconda guerra mondiale.

Il regista, Tomotaka Tasaka, rimase coinvolto nell'esplosione atomica di Hiroshima, trascorrendo diversi anni ricoverato in ospedale, come qui raccontato. La bomba di Hiroshima colpì anche la compagnia teatrale "Sakura-tai" (lett. "gruppo dei fiori di ciliegio"), la cui attrice più importante, Midori Naka, morì 18 giorni dopo l'esplosione, a Tokyo: il suo decesso è stato il primo al mondo ad essere certificato come risultato di "avvelenamento da radiazioni" (o "malattia acuta da radiazione"). In seguito all'esplosione, perse la vita anche un'altra componente della Sakura-tai, l'attrice Keiko Sonoi, protagonista del film The Rickshaw Man ("L'uomo del risciò", "Muhomatsu no issho", 1943), di Hiroshi Inagaki, tagliato dalla censura giapponese per via dell'argomento trattato: la storia d'amore tra la vedova di un ufficiale militare e un povero conducente di risciò. La Sonoi lasciò Hiroshima dopo l'esplosione, recandosi a Kobe, da dove mandò un telegramma a Tokyo raccontando di essere felice di essere ancora viva, ma a causa delle radiazioni morì circa una settimana dopo l'esplosione atomica. Alla tragica storia della Sakura-tai è ispirato il documentario Sakura-tai Chiru (1988, inedito), di Kaneto Shindo.


Locandina di Sakura-tai chiru (1988)
(fonte)

- Children of Hiroshima ("Genbaku no Ko", lett. "I figli della bomba atomica", 1952; titolo alternativo inglese: "Atom-Bombed Children in Hiroshima") di Kaneto Shindo, inedito in Italia. Girato in bianco e nero, con uno stile che ricorda molto il neorealismo italiano, in particolare film come Germania Anno Zero (1948) o Sciuscià (1946), o quello di film come I figli della violenza (1950) di Luis Bunuel e Giochi proibiti (1952) di René Clément. Si tratta del primo film nipponico realizzato dopo la fine dell'occupazione statunitense del Giappone, quindi con la possibilità di trattare più liberamente l'argomento della bomba atomica, basandosi sul libro omonimo curato da Arata Osada.


Immagine simbolo del film

Sette anni dopo il giorno della bomba, una giovane insegnante torna a Hiroshima nel periodo estivo a far visita alla città, alle "tombe simboliche" (sul luogo in cui sorgeva la sua casa) dei suoi genitori e della sua sorella minore (tutti morti a causa della bomba), a una sua ex collega della scuola materna dove lavorava (andata completamente distrutta), e alla ricerca di alcuni suoi ex allievi di quella scuola. Durante la sua visita a Hiroshima, la donna si ricorda il giorno dell'esplosione della bomba atomica (la scena del flashback è visionabile a questo link), evento che continua a turbarla e che riemerge in lei e in altre persone anche solo per via del rumore di un aereo nel cielo. La città è ancora in via di ricostruzione, alcune persone sfigurate dall'esplosione atomica vivono in baracche emarginandosi dal resto della società, mentre negli orfanotrofi si cerca di prendersi cura dei bambini che hanno perso i loro famigliari. Tra gli incontri dell'insegnante, per lo spettatore italiano e cristiano risulta di particolare impatto quello con una bambina bloccata a letto nella stanza di una chiesa, consapevole di essere destinata a morire a causa delle radiazioni, vicino alla quale si trova un crocefisso appeso al muro.


La "tomba simbolica" della famiglia della protagonista


L'incontro con la bambina malata

La pellicola venne commissionata a Kaneto Shindo dal Japan Teachers' Union (JTU, sindacato degli insegnanti giapponesi), determinato a produrre un film che servisse come testimonianza di quanto accaduto a Hiroshima e come materiale educativo per gli studenti. La colonna sonora composta da Akira Ifukube - autore delle musiche di Godzilla (1954) di Ishiro Honda -, fu in parte riutilizzata per il film Hiroshima di Sekigawa e, in seguito, anche per L'arpa birmana (1956) di Kon Ichikawa.


Dvd giapponese di Children of Hiroshima

Children of Hiroshima fu presentato in concorso al Festival di Cannes nel 1953 (cfr. questo articolo del blog), ricevendo una recensione molto positiva sulle pagine del Corriere della Sera, dove venne indicato col titolo "I ragazzi di Hiroscima":
Senza un film come I ragazzi di Hiroscima, il dramma consumato nella città giapponese il 6 agosto 1945, alle 08:15, sarebbe una sbiadita reminiscenza. Pochi ricorderebbero che dei 440 mila abitanti di Hiroscima, a quell'ora di quel giorno, centomila furono uccisi e centoquarantamila, meno fortunati, morirono nei giorni successivi, logorati dalle radiazioni; e decine di migliaia, fra gli altri, ne furono irrimediabilmente consunti. La pellicola fa documento, senza essere un documento. (...)
È in opere come queste che la funzione sociale e morale del cinema si esprime. Nei Ragazzi di Hiroscima si incontrano accecati, donne rese sterili, bambini esulcerati da piaghe che non perdonano. Il film non depreca né maledice; soltanto testimonia. Lo scoppio fatale, preceduto dal ticchettio di un grande orologio che scandisce, forte, i minuti del destino, vi è simbolicamente ripetuto senza che il fragore si avverta, in un silenzio più impressionante di ogni sconquasso. (...)
Impressionante, si capisce, era la materia stessa della narrazione. Fanno ridere coloro che, qui a Cannes, parlano di non so quale ostilità americana verso questo film, come se esso non fosse stato realizzato in periodo di occupazione, e quindi col consenso e, magari, con l'appoggio degli occupanti. È evidente che, al contrario, agli Americani giova un'opera così fatta, come giova a tutto il mondo civile; ebbene si sappia che l'arma del cataclima esiste, e oggi assai più potente di quella di Hiroscima, e che solo la saggezza degli uomini consapevoli può impedire che essa scoppi.
(cfr. Un potente film giapponese sulla tragedia di Hiroscima, di Arturo Lanocita, Corriere della Sera, 24/04/1953; in quel periodo "Hiroshima" veniva indicata come "Hiroscima" nei libri e nei quotidiani; una positiva recensione statunitense sul film, proiettato nell'aprile 2011 a Brooklyn, è reperibile in questa pagina del sito web del New York Times)
Corriere della Sera, 24/04/1953

Anni dopo, il film venne citato col titolo "I figli di Hiroshima" in un trafiletto di presentazione (vedi immagine sotto) di una puntata della rassegna televisiva "Viaggio nel cinema giapponese" (curata da Callisto Cosulich), trasmessa alle 21:00 su Raiuno nel maggio 1970. Nell'articolo dedicato all'intera rassegna, Un breve intenso amore di Paolo Valmarana (pubblicato sul Radiocorriere TV n. 18 del 1970), su Shindo viene detto: "Ha un merito, è stato il primo ad affrontare a viso aperto, cioè senza metafore e travestimento, la sanguinante ferita di Hiroshima".


Dal Radiocorriere TV n. 20 del 1970

Un servizio di un cinegiornale inglese su come appariva Hiroshima nel 1951, è disponibile a questo link del canale youtube della British Pathé.


Locandina statunitense del film di Hideo Sekigawa
(fonte)


- Hiroshima (1953) di Hideo Sekigawa. Girato in bianco e nero, inedito in Italia. Delusi dalla pellicola di Shindo (ritenuta troppo sentimentale e indulgente), i membri del JTU commissionarono un secondo film sull'argomento (secondo questa fonte, furono 500.000 gli insegnanti nipponici che donarono dei fondi per poterlo produrre), stavolta rivolgendosi a Sekigawa (noto per il suo orientamento politico di sinistra) e ottenendo la partecipazione di migliaia di sopravvissuti alla bomba atomica che ne resero possibile la realizzazione delle impressionanti scene di massa, allo scopo di mostrare in modo più realistico quanto accadde in città il giorno dell'esplosione atomica, criticando sia gli americani (per averla sganciata compiendo un "esperimento" e per la loro volontà di acquistare dei "macabri trofei" di ciò che avvenne in città), sia il fanatismo e la rigidità degli ufficiali militari nipponici, ritenuti anch'essi responsabili di quanto accaduto.


Locandina spagnola del film
(fonte)

Sono passati 8 anni dall'esplosione atomica, ma le conseguenze di quel giorno continuano a incidere sulla salute dei sopravvissuti. Una studentessa adolescente sta improvvisamente male a scuola, durante l'ascolto di un programma radiofonico. Condotta in ospedale, l'insegnante che le stava facendo lezione, è informato dai medici che essa è malata di leucemia e che le resta poco da vivere. In seguito a quell'evento, viene rievocato il giorno dell'esplosione atomica (attraverso un lungo flashback che costituisce la parte più lunga del film) e la totale devastazione da essa provocata in città, trasformandola in un gigantesco e impressionante scenario dantesco, vera e propria rappresentazione di un inferno popolato principalmente da persone che si trascinano in attesa della morte, la quale può colpire chiunque all'improvviso o anche in seguito, per via delle radiazioni.

Superstiti vagano tra le macerie della città distrutta

Il cammino dei sopravvissuti

Fuga da Hiroshima su dei barconi

Alcune immagini del film sono inserite all'inizio di Hiroshima mon amour, pellicola diretta da Alain Resnais nel 1959. Il film francese e quello di Sekigawa sono inoltre accomunati dalla presenza dell'attore Eiji Okada, interprete di un insegnante in Hiroshima, e protagonista nipponico - nel ruolo dell'amante di Emmanuelle Riva - del film di Resnais.


Eiji Okada in Hiroshima


Emmanuelle Riva e Eiji Okada in Hiroshima mon amour
(fonte)

A collegare l'opera di Sekigawa al cinema francese, contribuisce anche la sequenza finale della sua pellicola, con le persone morte a causa della bomba che si rialzano come spettri camminando verso la cinepresa e lo spettatore, alludendo così a una celebre sequenza del film J'accuse (1938) di Abel Gance, in cui dei soldati morti (interpretati da veri reduci della prima guerra mondiale) tornano in vita per impedire lo scoppio di una nuova guerra in Europa. Allo stesso modo, il film di Sekigawa vorrebbe impedire altre guerre e altri bombardamenti atomici nel mondo. La pellicola nipponica uscì nel 1955 anche negli USA, dove la durata originale di 104 minuti venne ridotta a 85 minuti.


La resurrezione dei morti in J'accuse (1938) di Abel Gance
La scena della resurrezione in Hiroshima

Si segnala, infine, il caso di una più recente co-produzione cinematografica franco-nipponica, Femmes en miroir ("Kagami no onnatachi", 2002) di Kiju Yoshida (pseudonimo di Yoshishige Yoshida), dove si torna a trattare il peso dell'eredità della bomba atomica di Hiroshima, che grava su tre diverse generazioni di donne. Il trailer del film è visionabile a questo link.



(fonte)


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