lunedì 14 marzo 2016

Fumetto e nostalgia - Il rapporto tra Cesare Zavattini e Sergio Trinchero



Oltre al già trattato caso del dizionario A Z comics (1969), sono molte altre le occasioni in cui Cesare Zavattini e Sergio Trinchero - ricordato per il suo sodalizio in Rai con Nicoletta Artom, che comportò la messa in onda della serie Atlas Ufo Robot - Goldrake - lavorarono a un progetto comune. Raccontare l'origine e la prosecuzione della loro amicizia, rappresenta un'importante opportunità di trattare argomenti come la produzione fumettistica italiana (inclusa quella satirica) del periodo del fascismo e della seconda guerra mondiale, di riflettere su ciò che si può celare dietro l'atteggiamento "nostalgico" di un individuo, e di ricordare l'ultima iniziativa fumettistica di Trinchero, i cui risultati apparvero purtroppo solo dopo la sua morte.



Le circostanze del primo incontro tra Zavattini e Trinchero, vengono raccontate da quest'ultimo nel seguente estratto dal suo libro autobiografico Vita col fumetto (edito nel 1983 da L'Oasi Editoriale):
Il grande Cesare abita a cento metri da casa mia. Tutte le sere lo vedo, mentre fa la sua solita passeggiatina. E' il tempo in cui cerco le raccolte dei vecchi giornaletti. Lo fermo e gli chiedo se possiede ancora qualche annata di "Paperino" o di "Topolino" (i giornali per i quali ha sceneggiato: "Rebo", "La compagnia dei 7", "Zorro della metropoli" ecc.). "Mi telefoni, dovrei cercare in cantina". Gli telefono. Non ha tempo di andare in cantina. "Mi ritelefoni". E io, sotto, a telefonare e lui a "svicolare". Un bel (?) giorno, non ne può più: "Venga". Vado. Ha la febbre e sta a letto con la borsa dell'acqua calda. Si alza, mi rifila la borsa di gomma bollente e mi trascina in cantina. Per poco non veniamo travolti da tonnellate di libri e riviste polverose. Malgrado il calore dell'acqua calda, dall'imbarazzo, sono gelato come un cadavere. Non trovo fumetti. Trovo un uomo stupendo che mi onorerà per sempre della sua amicizia.
"Trinchero dalle colombe è passato alle persone", scrive Zavattini, nella presentazione alla mia mostra (ancora una volta alle "IV Fontane") (...). Il noto cultore della storia dei fumetti, qui cerca di trasferire quelle lotte tradizionali e anedottiche in qualche cosa di più allarmante e segreto. Infatti il sangue non fa più effetto e neanche le pile dei morti. Bisogna vedere per quale via riusciremo a convincerci che le cose vanno piuttosto male e che siamo stanchi di ripeterlo". (pensate: nel 1969).
(cfr. pag. 66-67)
Disegno di Cesare Zavattini per Sergio Trinchero,
dal libro Vita col fumetto


Come già raccontato nell'articolo dedicato all'A Z comics, Zavattini fu per un periodo direttore editoriale della Disney-Mondadori, occupandosi anche dell'ideazione di alcune storie, quindi è per questa ragione che Trinchero si rivolse a lui per le sue ricerche sul passato del fumetto in Italia. Quel periodo creativo di Zavattini, viene da esso così raccontato nella sua prefazione al volume Le grandi firme del fumetto italiano (1971, Grandi Firme Editrice):
A Milano (nel '38?) Federico Pedrocchi [1907-1945] entrava nel mio studio e diceva: "Avrei bisogno di una storia".
Alto, bruno, piuttosto taciturno, lavorava per i periodici della Disney-Mondadori, di cui ero direttore editoriale, con gran vocazione, talvolta scontrosa. I Tre porcellini, Topolino eccetera, ricordate? Si pubblicavano favole soprattutto, ma anche avventure con uomini cattivi come nella vita e più buoni, più generosi di quanto solitamente siamo. L'America ci forniva buona parte del materiale interpretato da famosi animali e scarseggiava l'altro, il giallo, l'eroico, con gente fatta su per giù come noi. Pedrocchi per cercarlo si aggirava anche nei corridoi del Palazzo del Toro, dove stavamo. Era uno dei fortilizi di Arnoldo Mondadori, che non dimenticheremo mai, di cui giustamente Bompiani diceva che l'Italia era troppo piccola per lui.
Finché un giorno me lo trovai davanti, questo Pedrocchi, e con calma, malgrado fosse un mio dipendente, domandò: "Perché non la scrive lei una storia?". Ci davamo del lei (una volta si litigò forte e non so il perché). Lo guardai severamente. Mi sembrò mi svalutasse sia rispetto al posto di vertice che occupavo sia rispetto alle mie ambizioni letterarie. Ma Pedrocchi coltivò la mia vanità: "Lei si mette lì, con un piede sul tavolo, e in un'ora la detta!".
Finii col mettere il piede sul tavolo e dettai la prima di queste storie. Fu La primula rossa del Risorgimento? Fu Zorro della metropoli? O Saturno contro la Terra? O La compagnia dei sette. Le due ultime, visto il successo, ne figliarono precipitosamente una serie. Sempre un po' di nascosto, però, meno che coi miei figli, perché attribuivo talvolta i loro nomi ai protagonisti.
(fonte)
Intanto passavano nella sottostante Piazza San Babila cortei fascisti e dalla Capitale arrivavano veline con istruzioni sulla letteratura per ragazzi, che ci guardavamo bene dal contestare.
Poi Pedrocchi sulle mie improvvisate pagine sgobbava la sera a casa, era uno sceneggiatore nato (i Pedrocchi sono una dinastia di narratori). (...)
Fatte le storie, dunque, ci fu il problema della firma. Mondadori e Pedrocchi mi sollecitavano a firmare, io rifiutavo, per dividere con le paratie stagne la mia fatica giornalistica da quella di scrittore. Non che disprezzassi il mio mestiere, anzi mi piaceva follemente, ma ero pieno di tutti i luoghi comuni letterari che i nostri connazionali coltivano; abbiamo un concetto talmente mitico dello stile che se ne abusa e ci si attarda nei rituali.
Mi lasciai convincere per una volta da Pedrocchi, e il mio nome apparve infatti in un album, se non sbaglio, che raccoglieva una delle vicende pubblicate sopra uno dei settimanali. Senza dubbio mi ero lasciato convincere a causa del felice esito di quel materiale, illustrato da specialisti memorabili quali Scolari, Molino. (...)
(fonte)
La sorte fu ingiusta con Pedrocchi. Nel 1945, durante la guerra, perse la vita, così giovane e fervido. Durante un mitragliamento. Andava quotidianamente su e giù dalla città alla provincia e viceversa, come un soldato. Forse lo sanno fare con tanta serietà e semplicità solo i milanesi e i londinesi. Che cosa pensava allora di quei fragori, di quelle bombe, del rapporto tra fantasia e realtà, tra gli eroi scritti e quelli veri? Nessuno riesce con la penna a essere più crudele di quello che succede. In tal modo sorge il sospetto che le parabole, anziché illuminarla velino la lotta. Perciò abbiamo salutato con qualche speranza l'ingresso dei giornali nelle scuole. Pedrocchi sarebbe ancora qui, e anche altri, se fin dall'infanzia avessimo coscienza di questa tremenda realtà tanto più modificabile quanto più la si conosce senza troppe mediazioni.
(Questa prefazione è reperibile alle pagine 101/104 del libro Gli Altri, raccolta di scritti zavattiniani curata da Pier Luigi Raffaelli e pubblicata da Bompiani nel 1986)
Virus, scienziato pazzo ideato da Pedrocchi
(fonte e info)

In quel periodo, Zavattini collaborò anche con Cesare Civita (1905-2005), il quale, essendo ebreo, nel 1938 dovette scontrarsi con le "leggi razziali" varate dal fascismo e, come raccontato da Zavattini, "dovette lasciare il nostro paese a causa delle persecuzioni razziali. Quando ci salutò, non avevo neppure il coraggio di guardarlo in faccia, mi sembrava di essere un complice di quanto stava brutalmente avvenendo, e per la verità un poco lo ero" (cfr. Gli Altri, pag. 103).


Cesare Civita
(fonte)

Nel gennaio 1977, all'inaugurazione della mostra "Cento anni di satira politica italiana" tenutasi a Firenze, Zavattini ebbe l'occasione di leggere la sua introduzione a quell'evento, nella quale descrisse le riviste satiriche del periodo fascista nel seguente modo:
Quei giornali umoristici facevano ridere perché non facevano pensare. Non è sempre vero che il ridere è sempre una salutare operazione critica. Talvolta ridere è stato, può essere, crearsi degli alibi all'italiana. Il fatto che allora c'erano tanti giornali umoristici, che si rideva tanto e che si preparava la morte di un popolo, la guerra nel mondo, dimostra che è possibile anche ridere senza risultati rivelatori e incidenti su qualche cosa.
Sarebbe davvero un guaio ripercorrere la storia senza trovare nell'oggi attraverso l'analisi del passato quali sono i veri nodi diversi e uguali. Altrimenti si cade in quello storicismo che giustifica tutto, che rende tutto perfino divertente cioè, secondo il gergo, umoristico.
[Per l'inaugurazione della grande mostra "Cento anni di satira politica italiana - 1876/1976", svoltasi a Firenze nel gennaio 1977, Zavattini legge questa sua introduzione, intitolata "La Satira Politica italiana"; cfr. Gli Altri, pag. 173]
Cesare Zavattini
(fonte)

Dei fumetti italiani nel periodo del fascismo, se ne occupò in diverse occasioni anche Sergio Trinchero, partecipando ad esempio alla creazione del programma televisivo Libro e Moschetto - trasmesso in due puntate sul Programma Nazionale Rai (cioè l'attuale Raiuno) alle 21:55, nel luglio 1975 -, avente lo scopo di "indurre gli adulti a ricordare, ed i ragazzi di oggi a immaginare, per quanto sia possibile, un tipo di propaganda così diffuso e penetrante da offuscare il senso critico di ognuno. [coinvolgendo anche le figure religiose, come nel caso della "Madonna del manganello"] (...) Dal programma emerge una critica ironica verso certi errori del regime, mentre si tende a dimostrare come il popolo sia stato costretto a subire l'incessante martellare di frasi appartenenti ad un linguaggio aulico e ridondanti di aggettivi retorici. I "sacri ideali" che venivano continuamente ripetuti per le strade, sui giornali, nei discorsi, sono ricostruiti in trasmissione attraverso i documenti: dall'eroismo (...) al razzismo d'importazione nazista (...); dall'autarchia (...) alla visione della donna come "regina della casa" e "produttrice di figli per la patria" (in un manifesto conclusivo di un convegno dell'epoca c'è scritto: "La donna intellettuale è una fra le figure meno necessarie alla salvezza dell'istituto familiare e al potenziamento della razza"). A questo proposito è indicativo notare che, da un'indagine fatta in quegli anni tra studentesse liceali, gli ideali delle giovani donne appaiono ben diversi da quelli loro imposti, ed esse si dimostrano piuttosto annoiate dai compiti spettanti secondo un certo tipo di mentalità (cfr. l'articolo Povero Marmittone: era l'unico emarginato, di Fiammetta Rossi, Radiocorriere TV n. 28, 1975).
Dal Radiocorriere n. 28, 1975

Nonostante i tanti problemi di quel periodo, bambini e ragazzini nati e cresciuti in quei decenni, svilupparono da adulti la "nostalgia" verso alcune pubblicazioni fumettistiche e altre produzioni di quell'epoca, tanto che ad esse Trinchero dedicò personalmente una mostra a Roma (inaugurata il 15/02/1975), chiamandola ironicamente "Modernariato", riscuotendo il seguente e acuto commento sulle motivazioni di quella "nostalgia" da parte di Salvatore G. Biamonte, tratto da un articolo pubblicato sulla rivista settimanale La Fiera Letteraria e riportato da Trinchero a pag. 152 del suo libro Vita col fumetto:
Era un mondo confuso che esaltava valori fasulli, che insegnava la diffidenza e la menzogna per il quieto vivere e nel quale si faceva così spesso la guerra, che restava poco tempo per giocare. Ecco perché ha prodotto tanti "old boys" (semigrandi) rimasti affezionati agli eroi di carta e agli oggetti "inutili" dei loro anni verdi. Non è tanto la mancanza di sicurezza che induce i quarantenni a rifugiarsi nel collezionismo, quanto il desiderio di avere oggi un risarcimento per quel che non poterono avere ieri. Il ragazzo che rinunziò a suo tempo alla collezione di "Topolino" o degli albi di Mandrake e che dovette svendere i giocattoli quando il padre era nascosto per non farsi arrestare dai tedeschi, oggi è un semigrande che cerca di ricostruirsi quel piccolo tesoro.
Mandrake, edizione dei Fratelli Spada del 1976
(fonte e info)

Alla nostalgia e ai fumetti del passato (in particolare degli anni '30), Trincherò dedicò gran parte della sua attività di articolista e scrittore, giungendo a pubblicare, nel 1982, l'Almanacco di Nostalgia - edito da L'Oasi Editoriale, è una raccolta dei testi sui mondi del fumetto e del cinema, scritti, a partire dal novembre 1976, da Trinchero per il programma di Raiuno Almanacco del giorno dopo -, nel quale era nuovamente presente una prefazione curata da Cesare Zavattini, dove Trinchero viene così descritto:
Questo Sergio Trinchero fa il collezionista. Ma di nascosto. Si china fulmineamente per terra, raccoglie qualche strana cosa, strappa perfino dalle edicole abbandonate copertine pubblicitarie, le fa sparire nella sua borsa magica e poi sparisce anche lui. In questo modo furtivo ha raggiunto proprio oggi i cinquant'anni e la notorietà.
Lo conosco da parecchio: una volta la sua passione erano specialmente i giornaletti illustrati, gli almanacchi tipografici e rotocalco, ne faceva raccolta per i suoi nipoti, assicurando loro che un giorno con il materiale diventato raro, costoso, sarebbero diventati ricchi. Così è stato.
La gente compera i libri che Trinchero scrive, se li mette in casa, parlano di tutti gli eroi del cinema per esempio, anche dei fumetti, Diabolik, Cino e Franco, lo Yeti, Mio Mao [si tratta di Felix il gatto(non Mao il dittatore, evidentemente Trinchero ha le sue preferenze politiche), Marylin Monroe, Charlie Chaplin, Petrosino, Grace Kelly, quando pesava meno di suo marito (il principe di Montecarlo le dichiarò da fidanzato che l'avrebbe amata anche quando si fosse ingrassata, assicurandole che in ogni caso sarebbe ingrassato altrettanto anche lui), Arcibaldo e Petronilla, Mafalda (così si chiama la mia domestica pugliese e ce l'ha messa nell'almanacco, pensavo, per far piacere a me, essendo la medesima presso di me da un ventennio, ma poi ho dovuto constatare che l'archiviata non era lei). Non è finita: ha anche un negozio sorprendente, dalle parti della Ferrovia Nomentana dove vende anche spille, monete, cappelli a cilindro, facce mascherate, un rigattiere di genio. E sono stato a trovare il mio amico e sua moglie nella loro festosa bottega di Via Salento 71 sempre affollata di clienti.
(cfr. Gli altri, pag. 277/278)

Presentazione dell'Almanacco,
(Radiocorriere n. 19, 1983)

Zavattini prese parte, in seguito, anche all'ultimo progetto lanciato da Trinchero, in cui fumetto e nostalgia erano nuovamente riuniti: si trattò di un sondaggio tra i lettori italiani di vecchia data, volto a stabilire quali fossero le storie a fumetti più apprezzate nel nostro paese. Questo progetto fu lanciato alla fine del 1983, venendo così descritto sulle pagine del Radiocorriere:


Radiocorriere n. 19, 1983

Purtroppo, a causa della prematura scomparsa di Trinchero avvenuta nel 1984 - la notizia venne data da un articolo della rivista Nostalgia Comics, a cui collaborava -, egli non riuscì mai a valorizzare personalmente gli esiti di quel sondaggio, dei quali si parlò anche sulle pagine del quotidiano L'Unità:
Sergio Trinchero, uno dei più noti studiosi italiani di comics, ha avuto l'anno scorso la risolutiva idea di interpellare esperti italiani e di tutto il mondo sulle dieci migliori storie di ogni tempo. Al concorso, intitolato "Ever Ten", alla lettera appunto dieci di sempre, hanno aderito anche appassionati, alcuni molto noti, altri insospettabili, tra cui gli attori Paolo Poli, Arnoldo Foà e Beppe Grillo, editori come Sergio Bonelli, operatori culturali come Roberto Galve [collaborò con Trinchero all'ultima edizione del programma Rai Gli eroi di cartone], cantautori come Lucio Dalla [presentatore delle prime due edizioni degli Eroi di cartone], critici cinematografici come Stefano Reggiani e Giannalberto Bendazzi, giornalisti e studiosi come Lietta Tornabuoni e Vittorio Spinazzola, autori, infine, come Cesare Zavattini.
Purtroppo Trinchero, scomparso prematuramente, non potè vedere completamente il suo progetto. Toccò alla vedova, la signora Irma, e agli amici che avevano lavorato con lui, i giornalisti Carlo Scaringi e Giorgio Salvucci, riordinare i dati e curarne la pubblicazione sulla rivista fiorentina Nostalgia Comics.
(cfr. l'articolo Gli Oscar di carta, di Ugo G. Caruso, L'Unità, 02/01/1986).
Radiocorriere n. 48, 1984

Il sondaggio sulla storia più apprezzata venne vinto da Viaggio in una moneta (aka "Il viaggio nella moneta" e "Nel mondo degli atomi"), avventura fantascientifica di Brick Bradford realizzata da William Ritt e Clarence Gray, pubblicata sui quotidiani statunitensi tra l'8 febbraio 1937 e l'8 gennaio 1938. Se si tiene conto che Bradford fu una delle fonti di ispirazione di Indiana Jones e che l'incipit di Viaggio in una moneta venne in seguito ripreso, con alcune variazioni, da film come Viaggio allucinante (1966, dal quale Isaac Asimov trasse ben due romanzi), Tron (1982) e Salto nel buio (1987), ci si rende conto di quanto certe storie a fumetti degli anni '30 abbiano esercitato un'importante influenza creativa sulle opere dei decenni successivi, sottolineando ulteriormente quanto sia importante conoscere il passato per poter comprenderne meglio gli effetti sociali, storici e artistici sul nostro presente.

4 commenti:

  1. Ottima rassegna, che ho seguito fin dal primo articolo. Parte di queste iniziative e pubblicazioni ho potuto seguirle in prima persona, essendo gli anni settanta quelli della mia maggiore presenza nel mondo dei fumetti, come collezionista ma non solo.

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    1. Ciao Ivano, grazie mille per l'apprezzamento!

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  2. Caro Ale, ciò che mi stupisce maggiormente dei tuoi articoli, oltre alla sempre presente documentazione e ricerca e accuratezza delle stesse che fanno la differenza tra lo "scrivere qualcosa..." e lo "scrivere un articolo bello e utile", è l'attualità di queste persone che non ci sono più e per le quali il Fumetto e i fumetti erano un soggetto interessante, di ricerca, una fonte di analisi e di comprensione della realtà. Oltre che un piacere, naturalmente.
    Tutte cose che avrebbero molto senso ancora oggi, ma che in Italia - tranne lodevoli eccezioni - vedo poco o meglio, vedo poco rispetto a quanto vorrei personalmente vedere :)
    Una delle differenze che mi par di vedere tra le produzioni critiche/saggistiche di oggi, rispetto a quelle di un tempo, è la maggiore, direi assoluta importanza dell'auto-promozione. Non voglio fare l'errore di cedere a derive nostalgiche (che proprio perché tali raramente mantengono un autentico senso di realtà), ma mi pare che "un tempo" seppure l'auto-promozione fosse presente e importante (d'altronde nessuno fa niente per niente, giusto?) non era l'elemento principale, prevalente. Il soggetto restavano, nel nostro caso, i fumetti e il Fumetto.
    Ancora complimenti e a presto!

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    1. Ciao Orlando, come sempre ti ringrazio per i complimenti e per i tuoi commenti in cui trovano spazio riflessioni stimolanti sui contenuti degli articoli.
      Anch'io per primo rimango sorpreso e affascinato dall'attualità dei discorsi di questi "nostri predecessori", che tanto hanno fatto per il mondo del fumetto in Italia e per la sua divulgazione critica. L'interesse e la passione che nutrivano per il mondo del fumetto internazionale e per tutti i suoi aspetti ad esso correlati (politica, mutazioni sociali, nascita di amicizie personali, ecc...), appare davvero molto spontaneo, sincero e profondo. E mi sembra anche meno snob, rispetto a certe cose che si sentono e che si leggono purtroppo ai nostri giorni.
      Spero che divulgare queste cose aiuti le persone a riflettere su quanto numerosi e variegati possano essere gli spunti di interesse derivanti da un approccio critico, rispettoso e approfondito alla produzione fumettistica (nazionale e internazionale) nel suo complesso.
      Grazie ancora per tutto, ciao!

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