sabato 21 marzo 2015

Dario Argento in Giappone - Dal successo di "Suspiria" ai legami con manga, anime, letteratura e videogiochi



Mentre in Italia è Profondo Rosso (1975) il film più noto e apprezzato di Dario Argento, in tutto il resto del mondo è un’altra la pellicola ad averlo consacrato a pubblico e critica: Suspiria (1977).


Oggetti di un intramontabile culto che va dagli USA al Giappone, Suspiria e il successivo Inferno (1980) non andarono molto bene nel nostro paese, poiché probabilmente si trattava di pellicole troppo fuori dagli schemi e avveniristiche per essere pienamente comprese da un pubblico che in quel periodo prediligeva principalmente le trame “realistiche” dei film gialli. Tuttavia all’estero sono innumerevoli gli estimatori di questa pellicola (come ad esempio John Carpenter), tra i quali vi sono anche dei giovani che, dopo averlo visto al cinema, ne sono stati fortemente influenzati per la loro futura carriera da registi, come nel caso di Sam Raimi, autore di La Casa (Evil Dead, 1981).

Locandina giapponese di Inferno
(fonte)

33 giri giapponese di Inferno
(fonte)

Nel paese del Sol Levante Suspiria giunge nel 1977 con il titolo di “Sasuperia” ed è il primo film di Argento ad essere distribuito nei cinema nipponici. Per contribuirne alla promozione, la Fox (titolare dei diritti di distribuzione internazionale della pellicola) organizza insieme alla Sony una spettacolare proiezione all’interno di uno stadio davanti ad un pubblico di 30.000 persone, utilizzando un sistema stereofonico composto da immense casse che ne esaltano gli effetti sonori e la musica composta dai Goblin. Il successo è così travolgente che l’anno successivo viene distribuito per la prima volta in Giappone Profondo Rosso e, sebbene esso sia precedente a Suspiria e non abbia nessun legame narrativo con quel film, i distributori nipponici gli cambiano il titolo in “Sasuperia part 2, scelta effettuata al fine di sfruttare la fama di Suspiria.

33 giri nipponico di "Profondo Rosso/Sasuperia part 2"
(fonte)

Un'operazione simile si ripete anche con il lancio nipponico del film Zombi (Dawn of the Dead, 1978) di George A. Romero, del quale anche in Giappone come in Italia e nel resto d'Europa, viene distribuita al cinema l'edizione del film rimontata da Argento con la colonna sonora dei Goblin e col titolo "Zonbi", mentre quella originale diretta da Romero verrà distribuita solo nel 1994. Come spiegato nel sito web dell'AGHI (Associazione Giapponese dell'Horror Italiano), il film di Romero viene presentato in Giappone nel 1979 come un film italiano co-diretto da Argento, perché in quel periodo Romero era praticamente sconosciuto nel paese del Sol Levante, dove il suo film La notte dei morti viventi (1968) era rimasto inedito, venendo recuperato solo successivamente in vhs - edito da CIC-Victor nel 1985, dopo una precedente edizione prodotta da Fuji Video negli USA coi sottotitoli giapponesi e distribuita anche in Giappone -, col titolo "Naito obu za ribingu deddo: Zonbi no tanjô" (a questo link, le informazioni sulle edizioni home video nipponiche). Il trailer giapponese di Zombi è visionabile a questo link.


Zombi, locandina giapponese
(fonte)

Col passare degli anni, anche i successivi film di Argento raggiungono il Giappone ed opere come Inferno (titolo nipponico: “Inferuno”), Tenebre (1982, “Shadow”) e Phenomena (1985, “Fenomina”) continuano a riscuotere il gradimento del pubblico, così motivato dal regista italiano:
Credo che loro vedano una corrispondenza tra i miei film e lo stile dei manga, i fumetti giapponesi, che sono popolarissimi. C’è la stessa miscela di orrore e innocenza. Le eroine di Suspiria, di Phenomena, sono molto simili alle protagoniste di certe storie manga. Questi film, ma anche Profondo Rosso e Inferno, hanno avuto un successo incredibile in Giappone. Hanno anche realizzato dei fumetti direttamente ispirati ai miei film. E [la scrittrice] Banana Yoshimoto mi ha chiesto più volte di realizzare un film da un suo libro (…). Ogni volta che vado in Giappone vedo che dappertutto ci sono scenari fantastici per un film (…). Sento molto il fascino di quel paese e i manga mi sono sempre piaciuti.
(cfr. Daniele Costantini – Francesco Dal Bosco, Nuovo Cinema Inferno – L’opera di Dario Argento, Nuova Pratiche Editrice, Milano, 1997, pp. 122-123).
Phenomena
(locandina nipponica)

Il legame tra manga, anime e i film di Argento è un argomento poco trattato dalla critica cinematografica e fumettistica in Italia, ma se vi si presta attenzione sono innumerevoli le analogie che accomunano opere come Suspiria e Phenomena alla produzione fumettistica e animata nipponica, basti pensare che in entrambi i film argentiani le protagoniste, Suzy/Jessica Harper e Jennifer/Jennifer Connelly, hanno l’aspetto di adolescenti e si comportano come tali durante la loro lotta contro forze sovrannaturali o adulti malvagi. Per Suspiria la Harper (nata nel 1949) viene scelta da Argento – che la apprezzò molto in Il fantasma del palcoscenico (1974) di Brian De Palma – proprio per il suo aspetto da ragazzina: “sembrava una bambinetta con quegli occhioni come un manga giapponese, grandi grandi e il volto da bambina” (cfr. video-intervista ad Argento inserita nella vhs CDE-Fox del 25° anniversario del film).

Jessica Harper in Suspiria

Inizialmente, infatti, Suspiria era ambientato in una scuola di danza per bambine di 8 o 10 anni, ma l’idea venne scartata a causa del parere contrario della Fox e di altri finanziatori del film. Argento ricorse all’utilizzo di attrici adulte, ma che nel film recitano e si vestono come se fossero delle ragazzine. In tutta la pellicola, inoltre, sono disseminati dettagli che ricordano la prevista età infantile delle protagoniste, come il posizionamento delle maniglie di alcune porte ad un’altezza elevata, proprio come le percepirebbe un bambino. La stessa locandina italiana del film che mostra una ragazza rannicchiata in una grande stanza con una finestra collocata molto più in alto di lei, sembra alludere alla percezione di un ambiente interno che si ha durante l'infanzia.
La rappresentazione di personaggi adolescenziali con un aspetto più adulto della loro età è ricorrente anche in molti manga e anime, basti pensare a Pegasus dei Cavalieri dello Zodiaco che, soprattutto per via dei dialoghi dell’edizione italiana della serie animata degli anni '80, può sembrare un ventenne, ma la sua reale età è di 13 anni.


(fonte)

Il fatto che Suzy Banner ("Suzy Banyon" nella versione inglese) in Suspiria non abbia l’appoggio della sua famiglia (assente nel film, proprio come in tanti manga e anime in cui i protagonisti non hanno i genitori) e debba trovare in sé stessa la forza e il coraggio per affrontare in duello da sola – nel corso del film Suzy può contare sull’aiuto di una sua coetanea, destinata ad essere uccisa, e di alcuni adulti che si limitano a fornirle delle informazioni sulla stregoneria – la sua avversaria principale, rappresentata dalla Regina Nera Helena Markos, una nemica antica, sovrannaturale e a capo di un folto gruppo di adulti; tutti questi non sono che ulteriori elementi che avvicinano il film a tante opere rivolte al giovane pubblico giapponese e giunte anche nel nostro paese. Fonte di queste analogie è stata probabilmente la volontà di Argento di attingere al mondo delle fiabe europee per l’ideazione di Suspiria, in particolare a Biancaneve dei Grimm e al suo celebre adattamento animato prodotto da Walt Disney nel 1937, nel quale non mancavano scene spaventose divenute oggetto di critiche e polemiche in tutto il mondo (cfr. questo articolo del blog).

Vhs giapponese

Nelle fiabe dell’antica tradizione europea, come in molti manga e anime, troviamo spesso storie di bambini o di adolescenti costretti a combattere contro minacce rappresentate da adulti (la matrigna di Biancaneve), streghe (Hansel e Gretel) o da pericolose creature (il lupo in Cappuccetto Rosso), dove non sempre i personaggi principali riescono a sopravvivere (basti pensare a Cappuccetto Rosso di Perrault) e dove non mancano i momenti macabri e cruenti (come la cruda fine della matrigna di Biancaneve nella fiaba dei Grimm, dove è costretta a danzare calzando scarpe arroventate fino alla morte), tutte caratteristiche che ritroviamo anche in Suspiria e, in modo più attenuato, anche nella Biancaneve disneyana. Da essa Argento ricava la volontà di ricreare per Suspiria quel Technicolor che consentiva la realizzazione di quei colori così vivi e intensi, che erano utilizzati anche nei film dal vivo e, in certi casi, anche in modo irreale (come accade in Suspiria), per aumentare il coinvolgimento emotivo di alcune scene, come avviene in vari film girati dalla coppia Powell/Pressburger (Narciso Nero, Scarpette Rosse, I racconti di Hoffmann) e da Mario Bava (I tre volti della paura, 6 donne per l’assassino, Terrore nello spazio).


Poster giapponese

L’utilizzo suggestivo del colore è, da sempre, una delle caratteristiche principali della produzione animata giapponese, basti pensare a serie tv come Devilman (1972), Jeeg Robot d’Acciaio (1975) e I Cinque Samurai (1988), dove il cielo assume spesso colori inverosimili durante le sequenze di combattimento. Non va dimenticato, inoltre, che anche in molti anime degli anni ’70 e ’80, si possono ammirare quei colori caldi e densi tipici dei film realizzati con il Technicolor e che oggi purtroppo non vengono più usati al cinema e nelle produzioni animate di tutto il mondo. L’interesse verso l’uso irreale del colore in Suspiria da parte dei giapponesi, è sottolineato anche dalla composizione della locandina nipponica del film, al cui centro spicca un’immagine con un personaggio illuminato irrealisticamente da una luce verde.

Locandina nipponica di Suspiria

Passando a Phenomena, se pensiamo che Jennifer Corvino (in questo caso interpretata da una vera adolescente, essendo la Connelly nata nel 1970) sia figlia di genitori separati e assenti (come già accadeva ad Amuro Ray in Mobile Suit Gundam [1979]), indossi abiti da collegiale e che possegga l’abilità di poter comunicare con animali ed insetti, nonché di invocarne l’aiuto quando è in difficoltà, il rimando ad anime e manga in cui la protagonista liceale è dotata di poteri speciali che le consentono di affrontare pericolose minacce e di sconfiggere i propri nemici, è ancora più immediato. Basti pensare che il potere di comunicare con gli insetti appartiene anche alla protagonista di Nausicaä della Valle del Vento di Hayao Miyazaki, opera nata come fumetto nel 1982 (poi conclusosi nel 1994) e adattata per il cinema in un lungometraggio d'animazione del 1984, diretto dallo stesso Miyazaki.

Nausicaä della valle del vento

Phenomena ha inoltre influenzato la creazione del videogioco nipponico Clock Tower (1995, prodotto dalla Human Entertainment per Super Famicom e rieditato col titolo Clock Tower – The First Fear nel 1997 per PlayStation) e dei suoi capitoli seguenti, dove la protagonista si chiama anch’essa Jennifer, ha un volto simile a quello della Connelly e vive avventure da "survival horror" con vari elementi in comune con il film argentiano.


Il cinema di Argento e il mondo di anime e manga sono anche accomunati da scelte figurative simili, che a volte raggiungono imprevedibili e del tutto casuali analogie: la celebre inquadratura finale di Profondo Rosso (presente anche nella locandina italiana e giapponese del film) in cui il protagonista appare riflesso in una pozza di sangue, è simile all’inquadratura presente nel finale dell’ep. 87 ("Caccia a Uomo Tigre") della prima serie tv de L’Uomo Tigre (1969), dove è invece lo spietato capo di Tana delle Tigri a riflettersi su del sangue rosso colato a terra. Su quella pozza di sangue, in seguito all'uscita di scena di quel malvagio personaggio, appare il volto dell'Uomo Tigre.

Dal finale di Profondo Rosso
Il boss di Tana delle Tigri (ep. 87)
L'Uomo Tigre (ep. 87)

Un altro caso riguarda invece l'apparizione improvvisa dei due occhi nel buio appartenenti al "famiglio" delle streghe, che precede il primo omicidio in Suspiria. Allo stesso modo nel primo volume del manga Dororo (1967-1968, edito da Goen) di Osamu Tezuka, l'apparizione di due occhi nel buio anticipa l'aggressione da parte di una creatura soprannaturale.

Gli occhi del "famiglio" in Suspiria

Dororo
Per quello che invece riguarda il sopra citato legame tra la scrittrice Banana Yoshimoto (lanciata dal successo di Kitchen) e il cinema di Argento, l’autrice ha scritto un breve saggio dal titolo Come i film di Dario Argento mi hanno salvato la vita, pubblicato per la prima volta sulla rivista Cut (n. 51, luglio 1996) e poi riproposto come prefazione al già citato volume su Argento Nuovo Cinema Inferno (pag. 7/11), dove essa (fan del regista italiano dall’età di 13 anni), oltre ad una lunga ed entusiastica critica alla pellicola argentiana La Sindrome di Stendhal (1996), ha ricordato la prima volta che vide Suspiria al cinema:

Le forme e i colori del mondo che vedevo con i miei occhi erano lì sin dall’inizio, in quelle immagini. Da ragazzina ero ossessionata dall’idea di non essere normale, ma quando ho visto quelle immagini, ho sentito per la prima volta che mi veniva concessa la possibilità di stare al mondo. Molti sono i suoi sostenitori ferventi che, come me, dopo aver visto i suoi film hanno addirittura rinunciato all’idea di suicidarsi.
La Yoshimoto ci fornisce anche una sua personale spiegazione del perché apprezza le pellicole horror e thriller di Argento: Nei suoi film, Dario Argento traduce in immagini il flusso dei sogni delle zone d’ombra degli esseri umani così come sono. Ed è chiaro che lì sono sempre incluse anche delle flebili speranze. Nel suo mondo un telefono, una mano, un antro, un lago, un coltello, un’automobile, una tenda, in pratica tutte le cose che compaiono, anche se rappresentate in maniera reale, in effetti sono soltanto dei simboli, delle ombre della realtà. In quel contesto, per quanto i corpi possano venire straziati, si tratta soltanto di artifici, perché, in effetti, le ragazze che vagano per quelle ombre non sono che delle anime, esseri belli e solitari.

Oltre alla Yoshimoto, tra i numerosi fan giapponesi del regista italiano si possono annoverare anche la fumettista Keiko Ichiguchi (da ormai molti anni trasferitasi in Italia e autrice di alcuni libri sulla cultura giapponese), nonché il regista Shinya Tsukamoto, noto nel nostro paese per i film della saga di Tetsuo – The Iron Man (1989, 1992 e 2009), ma anche per A Snake of June (2002). Tsukamoto ha affermato di essere stato molto colpito e stimolato dalla visione di Tenebre, aggiungendo che “dopo averlo visto ho pensato di fare un film del genere. E così ho girato [il primo] Tetsuo, [dove] potevo raggiungere lo stesso grado di violenza di Tenebre. La violenza rappresentata in questo film è particolare, ha un certo fascino. Per questo mi è piaciuto molto” (cfr. video-intervista inserita nel dvd Raro Video del film Le avventure del ragazzo dal palo elettrico).

L'aspetto della violenza in Tenebre è ben sottolineato dal trailer giapponese del film, disponibile a questo link.

Tutto ciò non rappresenta che un primo passo nell’esplorazione dei numerosi legami che uniscono il cinema di Argento alla cultura giapponese e che attendono solamente di essere trattati e approfonditi, in modo da per comprendere quanto il cinema horror italiano sia stato amato in Giapppne, dove ha ottenuto il soprannome di "macaroni horror" (qui un cofanetto dvd di horror italiani, chiamato "Macaroni Horror Collection") o anche "macaroni splatter" (filone di cui Lucio Fulci è considerato il maggior esponente in Giappone), retaggio del "macaroni western" con cui nel paese del Sol Levante si indicano gli "spaghetti western" italiani (ad alcuni dei quali prese parte lo stesso Argento come sceneggiatore), anch'essi fortemente influenti sulla produzione fumettistica e animata nipponica, come già in parte trattato in questo articolo del blog.

P.S. Un ulteriore approfondimento sulla collaborazione tra Dario Argento e George A. Romero per il film Zombi è disponibile in questa pagina del blog.

N. B. La prima edizione di questo articolo è stata pubblicata nel 2012 sul sito dell'Ascig di Ravenna ed è disponibile a questo link.

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