mercoledì 24 dicembre 2014

Biancaneve, Disney e l'horror: tra le critiche degli adulti e gli elogi di Federico Fellini



In occasione del ventennale dell'epocale prima edizione in home video del primo lungomentraggio disneyano, Biancaneve e i sette nani (1937) di David Hand, è importante ricordare come esso fu spesso fonte di critiche nel corso dei decenni perché colpevole di contenere scene ritenute troppo spaventose e inadatte ai bambini, un'accusa che venne rivolta da un gruppo di genitori statunitensi persino alla fiaba dei fratelli Grimm su cui il film è basato. Gli elementi macabri, gotici e spaventosi presenti nella pellicola, erano infatti coerenti con la tradizione europea della fiaba, venendo pubblicamente elogiati da un illustre ammiratore del film, Federico Fellini.


Nel libro Storia del cartone animato (1960, Omnia Editore), Enrico "Gec" Gianeri (1900-1989) offre il seguente resoconto delle reazioni del pubblico e delle commissioni europee di censura alla Biancaneve disneyana:
La prima bambina che collaudò il film fu Diana Disney [Diane Disney Miller, unica figlia naturale di Walt], allora cinquenne e indiretta provveditrice del soggetto, la quale però alla vista di Grimilda [riferimento a "Grimilde", il nome della matrigna di Biancaneve, mai pronunciato nel corso del film] scoppiò in pianto dirotto e fuggì spaventata dalla sala di proiezione. (...) [In Europa] l'ottusa Censura, forse guardandosi allo specchio "Specchio, specchio - servo delle mie brame..." di Biancaneve, si era riconosciuta nella torva Grimilda benché costei fosse priva degli appannatissimi occhiali puritanconformisti. E in Francia trovò che "le scene di orrore, stregoneria, grandguignolesche, tempesta, fuga nella foresta, assassinio, erano inadatte ai ragazzi". E i ragazzi, quelli almeno che avevano imparato a scrivere, tempestarono di lettere indignate i giornali. In Inghilterra il film fu vietato ai bambini. (...) Tuttavia è istintivo chiedersi, se l'aritmetica (...) non è un'opinione, chi erano mai quei milioni e milioni di persone (20 millioni in tre mesi soltanto negli Stati Uniti) che nel mondo si deliziavano alle avventure della principessa sonnacchiosa e dei sette nani? Tutti nonni barbuti, zii baffuti, padri pelati? (cfr. pag. 151).
Più precisamente, in Inghilterra e nel Regno Unito, come riportato nella ben documentata pagina francese di wikipedia del film, la visione di Biancaneve fu inizialmente vietata ai minori di 16 anni non accompagnati da un adulto e del tutto proibita ai minori di 12 anni. Ancor più estrema la reazione della censura svedese, che fece tagliare da Biancaneve le scene più spaventose (come la fuga nel bosco, la trasformazione della regina in vecchia e il momento della sua morte), autorizzandone la proiezione integrale solo nel 1992.

La regina ordina al cacciatore di uccidere Biancaneve
e di  consegnarle il suo cuore come prova della morte della ragazza

A contribuire al forte impatto emotivo che Biancaneve ha avuto sui giovani spettatori di diverse generazioni fu il fatto che essa era visionabile solo nel buio delle sale cinematografiche, durante le brevi ridistribuzioni nei cinema effettuate dalla Disney nel corso dei decenni. La trasmissione televisiva e la pubblicazione in home video di Biancaneve furono per lunghi anni proibite dalla Disney in tutto il mondo, motivando questa decisione col fatto che il film si sarebbe dovuto vedere sempre e solo al cinema, per periodi molto limitati. Proprio per queste ragioni l'improvviso annuncio della pubblicazione in vhs del film nel 1994, fu una vera sorpresa in tutto il mondo, come descritto da Alberto Crespi nel seguente estratto dall'articolo Sorpresa: esce Biancaneve in cassetta! (L'Unità, 23/02/1994):

Biancaneve è l'indiscusso numero 1 del cinema d'animazione e la Walt Disney aveva sempre detto promesso giurato e spergiurato che non sarebbe mai uscito in cassetta. Resterà per sempre nei cinema, dove è nato dicevano. Perché è il classico dei classici. E perché ogni cinque sei anni arriva una nuova generazione di bambini che non l'hanno mai visto e di genitori felici di rivederlo. E così era sempre andata. Uscivano in cassetta tutti i classici da Peter Pan a La carica dei 101, Biancaneve no. Tornava periodicamente nei cinema (l'ultima volta negli USA pochi mesi fa nel 1993) e totalizzava sempre ottimi incassi. Sul mercato delle cassette circolavano varie edizioni pirata. Alcune inguardabili. (...) La Disney annuncia l'evento con toni trionfalistici. Il simpatico Roy [Roy Edward Disney, nipote di Walt] che negli ultimi cinque anni ha riportato la casa madre ai fasti di un tempo (con l'aiuto decisivo di Michael Eisner e Jeffrey Katzenberg manager d'assalto giunti alla Disney da esperienze in altre majors hollywoodiane) dichiara: "Se il debutto di Biancaneve fu una pietra miliare nella storia dell'animazione, siamo convinti che l'esordio di questo classico in videocassetta segnerà un altro evento storico".

Dal Radiocorriere TV n. 28 (1987)

Alcuni anni prima della pubblicazione in vhs, nei mass media italiani e statunitensi tornarono ad affacciarsi le notizie e i ricordi delle accuse rivolte alle scene spaventose di Biancaneve, per via dell'iniziativa di un gruppo di genitori americani decisi a proibire la lettura della fiaba dei Grimm. Quest'evento, in abbinamento alle antiche polemiche contro il film disneyano, è così raccontato da Renato Pallavicini su L'Unità (Biancaneve è troppo violenta - Genitori Usa contro la fiaba, 23/03/1992):


A mettere all'indice uno dei racconti più letti e amati del mondo sono stati alcuni genitori di alunni della scuola elementare della contea di Duval in Florida, negli Stati Uniti. Secondo loro, Biancaneve conterrebbe scene troppo crude da digerire per la sensibilità infantile: una fra tutte, quella in cui la perfida regina ordina al cacciatore di uccidere Biancaneve e di riportarle, come pegno, il cuore della candida fanciulla. (...)
"Questa favola è inadatta ai nostri figli, se vorranno leggerla, la madre o il padre dovranno assumersene la responsabilità". Risultato: per ottenere in prestito il libro dalla biblioteca ci vorrà un'autorizzazione scritta e firmata dai genitori. Non è la prima volta che accadono episodi del genere negli Stati Uniti. (...)
Il divieto dei genitori della contea di Duval riguarda la fiaba scritta. Ma è abbastanza probabile che ad innescare le preoccupazioni per la psiche dei loro pargoli siano stati ricordi ed impressioni legate ad un altro tipo di immaginario. Quello, per esempio, del celebre capolavoro disneyano. Fin dall'uscita di Biancaneve e i sette nani, nel 1937 e in occasione delle varie riedizioni (...) più di un critico avanzò il sospetto che alcune scene del cartone animato non fossero adatte ad un pubblico infantile. Dunque sotto accusa, testi ed immagini: i libri, dopo il cinema, la tv e le videocassette.

E da Marco Neirotti ne La Stampa (Biancaneve cacciata da scuola: fa troppa paura, 22/03/1992):
L'America violenta e spaventata di sé risponde disordinata e confusa alle sue paure. "Provo grande sconforto", dice Rosalyn Cowdrey, esperta di mass media del liceo di Sandalwood, lo stesso distretto scolastico che ha messo Biancaneve sotto vigilanza speciale. (...) "Quando uscì il cartone animato di Disney l'impatto emotivo fu duro", dice Tilde Giani Gallino, psicologa dell'età evolutiva. "Il primo piano del cacciatore, Biancaneve che addenta la mela avvelenata, la regina sulla montagna fra tuoni e lampi, turbavano: per l'epoca, erano uno choc. Oggi si è più abituati alla violenza". Ma in genere le scene di violenza riguardano il mondo degli adulti: "Il bambino sente suo il mondo delle fiabe più di quanto senta suo il mondo adulto. La guerra del Golfo è lontana per noi, figuriamoci per loro. Alla storia del lupo di Cappuccetto Rosso il bambino partecipa, soffre. Ma la vera violenza è quella cui assiste in casa, le liti fra genitori. Un atteggiamento protettivo sarebbe legittimo se il mondo dell'infanzia fosse felice come lo si immagina, ma visto come di norma i bambini sono trattati...".

Fellini
Le scene spaventose presenti nella Biancaneve disneyana, non hanno però attirato solo critiche, ma anche illustri elogi, come quelli espressi da Federico Fellini nello Speciale TG1 Walt Disney: Due chiacchiere con Federico Fellini (trasmesso nel luglio 1987) di Vincenzo Mollica, realizzato per celebrare i 50 anni del film, offrendo la rara possibilità di poter mostrare in tv alcune scene dei lungometraggi disneyani allora "intrasmettibili" in televisione, come Biancaneve e Fantasia (1940), grazie alla disponibilità dell'allora presidente di Disney Italia, Antonio Bertini, come qui ricordato da Mollica.
Parte delle dichiarazioni rilasciate da Fellini in quell'intervista sono state recentemente riproposte nel documentario Walt Disney e l'Italia - Una storia d'amore (2014) di Marco Spagnoli, ed hanno inizio proprio con la descrizione, da parte del regista riminese, degli elementi horror presenti in Biancaneve e in altre opere disneyane:
Un aspetto che particolarmente mi impressionava era forse quello meno evidente ma che c'era puntualmente in tutti i suoi film, cioè un aspetto più inquietante, più tetro, più sinistro, da fiaba gotica, da fiaba nera. Le parti che mi sembrano più belle, più riuscite, erano proprio quelle che riguardavano questa sua capacità di evocare - sempre con lo stesso segno, così avvolgente, curvilineo, morbido, soffice -, di evocare atmosfere proprio lugubri, quasi da film dell'orrore.
Una delle sequenze più belle, anche per la trovata di una grande finezza psicologica è proprio quando la regina, travolta dalla gelosia perché ha saputo che nel reame esiste una più bella di lei, cerca di costruire un frutto, una mela avvelenata per farla mordere a Biancaneve. Qui c'è proprio una finezza psicologica da grande autore, cioè la regina per rendere più appetitosa, più irresistibile la mela, tende a farla così bella così ghiotta, che quasi lei stessa ne è invogliata, che quasi lei stessa vorrebbe mordere questo frutto avvelenato. E lo tende, a un certo momento, a un corvaccio nero (...), il quale si ritrae spaventato.
In quell'occasione, Fellini estese il discorso anche ad altre opere disneyane, come Pinocchio (1940), del quale parlò della scena in cui il burattino di legno e Lucignolo si trasformano in "ciuchini", confrontandola con quella presente nell'opera originale di Carlo Collodi: "Mentre nel Collodi aveva sì i toni buffoneschi e moralisti di una metamorfosi punitiva, in Disney la scena acquistava proprio i toni così inquietanti di un film dell'orrore, era la metamorfosi del dottor Jekyll e Mister Hyde". Curiosamente, fu proprio il film Il dottor Jekill (1931) di Rouben Mamoulian a ispirare Disney e il suo staff di animatori per la scena della dolorosa trasformazione della regina in Biancaneve. E anche il libro di Collodi, come nel già citato caso della fiaba dei Grimm, si è dovuto scontrare, nel corso del tempo, con le accuse avanzate da genitori arrabbiati o da varie associazioni di benpensanti, divenendo oggetto di contestazione nel Giappone degli anni '70, dove, malgrado la forte popolarità di Pinocchio nel paese del Sol Levante, la storia del burattino fu attaccata da "un gruppo di pressione anti-discriminazione": Il gruppo, diretto da due abitanti di Nagoya (Giappone centrale), sostiene che la storia della volpe "zoppa" che guida un gatto "cieco" non deve essere messa tra le mani dei bambini perché mostra segni di discriminazione nei confronti degli handicappati. Secondo uno dei dirigenti del gruppo, Tomiko Yakata, è infatti "pericoloso" suggerire allo spirito dei bambini che gli zoppi e i ciechi sono persone non favorite dalla natura e degne di pietà (cfr. l'articolo anonimo Pinocchio in Giappone "rischia il carcere", La Stampa, 09/12/1976; questa contestazione è ampiamente citata anche nella pagina giapponese di wikipedia dedicata al libro di Collodi).

Come si vede, anche i paesi più insospettabili come il Giappone sono stati e/o possono essere in futuro luogo di contestazioni contro opere letterarie per l'infanzia o contro film d'animazione, per le motivazioni più imprevedibili. Malgrado ciò, il fascino per gli elementi macabri e spaventosi di fiabe o cartoni animati, continua tuttora ad affascinare bambini e adulti in tutto il mondo, e ad essere uno dei tratti distintivi di molte produzioni della Disney, fin dai tempi che precedettero Biancaneve - la quale divenne una delle principali fonti di ispirazione per Suspiria (1977) di Dario Argento (cfr. questo articolo del blog) -, con le Silly Symphonies La danza degli scheletri e La caverna dei diavoli, entrambe dirette nel 1929 da Ub Iwerks, continuando nel tempo con altre opere come La leggenda della valle addormentata (1949), il cui finale (come spiegato in questo articolo del blog) venne alterato ed edulcorato nella sua prima (e tardiva) edizione italiana.


La leggenda della Valle Addormentata (1949)

Questo interesse della Disney per l'horror e per il macabro si fece particolarmente evidente nel corso degli anni '80, con la produzione di film live come Gli occhi del parco (1980) di John Hough e Vincent McEveety (non accreditato), Il drago del lago di fuoco (1981) di Matthew Robbins, Qualcosa di sinistro sta per accadere (1983, dal romanzo Il popolo dell'autunno di Ray Bradbury) di Jack Clayton, e Nel fantastico mondo di Oz (1985) di Walter Murch; e di opere animate come Taron e la pentola magica (1985, uscì al cinema con la classificazione PG negli USA, cioè con l'obbligo per i bambini al di sotto dei 10 anni di essere accompagnati da un adulto), e Basil l'investigatopo (1986), per il quale venne chiamato Vincent Price (divo dell'horror USA) a doppiare il cattivo Rattigan nell'edizione originale del film.



Taron e la pentola magica (1985)

Coerentemente con questo suo interesse per le tematiche "dark", la Disney, sul finire degli anni '80, corse il rischio di assumere i due creatori di un bizzarro musical-horror newyorkese ispirato a un piccolo film diretto da Roger Corman nel 1960, che si riveleranno due figure fondamentali per il "Rinascimento Disney". Si trattava di Howard Ashman e Alan Menken, autori di La piccola bottega degli orrori...

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N.B. (Aggiornamento del 29/12/2015): Sul tema dell'horror disneyano si consiglia anche la lettura di questo articolo del blog, dedicato all'animatore e regista Wolfgang "Woolie" Reitherman, che curò l'animazione del cavaliere senza testa in La leggenda della valle addormentata, e diresse la sequenza del duello finale tra il principe e la strega Malefica ("Maleficent", in originale) in La bella addormentata nel bosco (1959).

11 commenti:

  1. Articolo superbo, Ale!
    E poi... che Natale sarebbe senza Disney?
    Dunque... anche io dei classici Disney d'annata ho sempre amato i risvolti più gotici e dark. Ricordiamo anche certe scene de La Bella Addormentata? Quando appare Malefica nel caminetto, pronta a far pungere Aurora... è una vera e propria sequenza realizzata con gli stilemi classici dell'horror.
    Di Biancaneve ho proprio la vhs che hai usato come immagine, nel 1994 ero appassionatissimo di Disney e per me fu bellissimo avere in home video quel classico che -hai detto bene- si trovava solo in versione pirata al mercato (addirittura, se ben ricordo, anche in edizione vecchissima col primo doppiaggio)

    Moz-

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    1. Eh, no! La prima edizione del 1994 della videocassetta di Biancaneve e i sette nani (1937), film a cartoni animati della Walt Disney Pictures che avevo visto da quand'ero piccolo contiene ancora il secondo doppiaggio del 1972.

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    2. Credo che MikiMoz, per quello che riguarda il primo doppiaggio italiano di Biancaneve, facesse riferimento a una delle edizioni pirata in vhs che precedettero la pubblicazione della vhs ufficiale della Disney del 1994, che aveva appunto il secondo doppiaggio italiano.

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  2. Grazie a te per averlo apprezzato così tanto! :)
    Sì esatto, anche nel film d'animazione dedicato a "La bella addormentata nel bosco", i momenti horror non mancano!

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    1. Sì, l'articolo mi è piaciuto e non vedo l'ora che continui^^

      Moz-

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    1. Ho avuto un po' di imprevisti negli ultimi giorni, che mi hanno rallentato nelle ricerche e nella scrittura. Spero di riuscire a pubblicarlo al più presto!

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  4. Ciao! :D
    Ho trovato questo articolo linkato su Google+ e ti riporto il commento che ho scritto lì:
    Io ed il mio compagno stiamo rivedendo i classici e abbiano appunto rivisto in queste sere sia Biancaneve che Pinocchio e fra i due penso che il primo sia un capolavoro dell'animazione in termini tecnici.
    I movimenti dei personaggi, i disegni, la capacità surreale di dare forma alle paure della giovane o all'orrore della trasformazione della matrigna sono sorprendenti e addirittura d'avanguardia, anticipano di almeno 15 anni la visione psichedelica a mio parere.
    Poi l'elemento d'orrore è presente in quasi tutte le fiabe e non solo dei Grimm, ho studiato le Fiabe italiane raccolte da Calvino per doveri di tesi universitaria ed anche lì è possibile riscontrare un gusto macabro e violento che dovrebbe in qualche modo metaforizzare il passaggio dal mondo dell'innocenza a quello dell'età adulta!
    Il discorso è abbastanza complesso e al momento mi mancano le parole per esprimermi al meglio. ^^

    Un saluto!

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    1. Ciao!!!
      Grazie per aver riportato il tuo interessante commento anche qui sul mio blog. E' molto interessante da leggere e sono contento che questo articolo abbia catturato l'interesse di una persona che ha studiato a fondo le fiabe di Calvino! Hai ragione: sul ruolo e sull'importanza di elementi macabri e horror all'interno delle fiabe, ci sarebbe veramente tanto da dire.
      Da parte mia, conosco bene le raccolte di fiabe e racconti "C'era una volta" e "I Raccontastorie", che uscirono in edicola negli anni '80 e lì i risvolti macabri e drammatici erano spesso presenti, svolgendo un ruolo molto importante all'interno della narrazione e del messaggio da trasmettere ai lettori/ascoltatori.
      Anche per me tra Biancaneve e Pinocchio, è il primo ad essere un autentico capolavoro, per tantissime ragioni. Soprattutto se visto al cinema in pellicola, Biancaneve era estremamente suggestivo per gli spettatori, inclusi quelli più piccoli.
      Un saluto anche a te, ciao!

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  5. Grazie, un articolo davvero interessante e che cita anche un sacco di fonti!

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    1. Prego Kyaya, grazie a te per l'apprezzamento e per il commento!

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