venerdì 5 luglio 2013

Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino - Christiane F. tra cinema, letteratura e realtà



Oltre agli idilliaci “tempi delle mele” ricordati con nostalgia, la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 in Europa, sono caratterizzati dall’orrenda piaga dell’uso dell’eroina da parte dei più giovani, capace di ridurre all’umiliazione e di falciare numerose vite. Morti per overdose di eroina o reati commessi dai giovani tossicodipendenti, appaiono sulle pagine interne dei quotidiani, ma per molti si tratta di una realtà di cui non parlare, fingendo di non vederla o al massimo giudicando "un mostro" chiunque faccia uso di droga.


Edizione tedesca del libro

Pochi si avventurano a fondo in quel dramma fatto di emarginazione, di contesti famigliari ricchi di violenza (fisica e psicologica, degli adulti verso i bambini) e trascuratezza, di zone periferiche o provinciali prive di servizi e attrattive per i più giovani, abbandonate al degrado sociale e culturale. C'è invece chi, come Alberto Bevilacqua sulle pagine del Corriere della Sera, nel tentativo di individuare improbabili e semplicistiche cause della caduta nella tossicodipendenza, giunge a sostenere in un articolo intitolato “Mazinga e Tekkaman droghe d’iniziazione per telebambini soli” (pubblicato il 14/04/1980) che la “dipendenza” data dalla visione delle puntate di una serie tv come Goldrake, possa essere lo stadio che precede la droga vera e propria.

Un'edizione italiana del libro

Per mostrare all’opinione pubblica quanto sia devastante l’impatto della droga sui giovani vengono realizzate varie opere cartacee e audiovisive, ma è la Germania a fornire il libro e il film da esso derivato, destinati a scuotere le coscienze mondiali e a divenire il simbolo di questa tematica: Christiane F. – Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino. Il libro è basato su due mesi di interviste che nel ‘78 due giornalisti tedeschi effettuano a Christiane Vera Felscherinow, classe ’62, che ricorda così quell’incontro: “È successo a un processo nel quale io ero la principale testimone di accusa: l’imputato era un uomo che corrompeva le minorenni compensandole con dosi di eroina... Avevo bisogno di parlare, e per la prima volta nella mia vita, due persone, i due giornalisti di Stern, mi lasciavano parlare senza darmi sulla voce, senza interrompermi, senza correggermi, senza rimproverarmi come avevano sempre fatto le persone con le quali avevo cercato di parlare: per esempio mia madre”.

Foto di Detlef, assente nell'edizione italiana del libro

I giornalisti trascrivono quelle interviste ricavandone un libro, per offrire al lettore il racconto in prima persona della vita della ragazza, dalla sua infanzia (assente nella pellicola, segnata dalle continue violenze subite dal padre a cui fa seguito il divorzio dei genitori, dalla mancanza di spazi in cui giocare e dall’amore per gli animali) fino al periodo in cui avviene la disintossicazione in campagna. Ad arricchire il volume (edito in Germania Ovest nel 1978 e nel 1981 in Italia, quando ne esce anche il film diretto da Ulrich Edel) nell’edizione tedesca (ma non in quella italiana) ci sono le vere foto dei giovani di cui si parla nel libro (ad es. della quattordicenne Babsi, di cui vengono pubblicati anche dei macabri disegni dal tratto infantile, commentati dalla scritta “forse io amo così tanto la morte, da non voler smettere di bucarmi”), tra cui un’immagine di Detlef in piedi, riproposta in modo molto simile nel film. Le foto sono state inserite all'interno di questo video, insieme ad altre immagini dei luoghi e delle persone citate nel libro.

La forza di quelle foto in bianco e nero, risiede nel mostrare non volti di persone “mostruose”, ma di normali ragazzini uguali ai loro coetanei che vanno a scuolaNon sono quindi dei “mostri”, ma bensì dei giovani che vivono in luoghi e situazioni di degrado (urbano e/o sociale) che, in un momento di debolezza o di incoscienza, possono spingere all’uso di droghe pesanti. Ad ulteriore prova di tutto ciò, si può vedere questa video-intervista a Babsi, realizzata circa un mese prima della sua morte.

Disegni di Babsi, assenti nell'edizione italiana del libro

Vhs del film

Nel film di Edel – dove si introduce un parallelo, assente nel libro, tra gli zombi di Romero e i tossicodipendenti –, si ricorre ad attori adolescenti non professionisti (Christiane è interpretata da Natja Brunckhorst, mentre degli autentici protagonisti della vicenda fa una breve apparizione Stella) per descrivere in modo realistico e crudo, la vita dei tossicodipendenti nei degradati luoghi di Berlino Ovest. Della volontà di descrivere l’autentico e squallido mondo che si cela dietro le felici apparenze dell’area urbana in cui Christiane e i suoi coetanei sono costretti a vivere (un mondo molto simile a tante zone cittadine, di periferia, di provincia, o a quei quartieri costruiti in modo “isolato” dopo il sisma aquilano) è emblematico il monologo iniziale raccontato dalla voce narrante della protagonista: “Piscio e merda dappertutto. Basta dare un’occhiata in giro. Da lontano fa un grande effetto, sembra tutto nuovo con i prati ben curati, i negozi pieni di roba, ma se entri nei portoni… c’è una puzza! Specialmente per le scale! Ma dove altro possono andare i ragazzini quando giocano qui fuori e gli scappa d’urgenza? Prima che l’ascensore arrivi a casa, magari all’undicesimo o al dodicesimo piano, fanno tempo a farsela sotto e buscarle anche dalla madre. Quindi preferiscono farla negli androni”.

David Bowie nel film 

Come tante adolescenti di quel periodo e dei nostri giorni, Christiane vuole uscire con le sue amiche, andare in discoteca, trovare un ragazzo con cui stare bene e soprattutto ha un grande interesse per la musica, in particolare per David Bowie (presente nel film nel ruolo di sé stesso), ma è proprio a un suo concerto, mentre il suo idolo canta Station to Station e ripete le parole “It’s too late” (“è troppo tardi”), che Christiane comprende che quella strada segnata dall’uso di droghe che aveva intrapreso, ha come conseguenza l’approdo all’eroina, che prova, per la prima volta e per sua volontà, dopo la conclusione del concerto.

Notizia della morte di Babsi in prima pagina

La progressiva caduta della protagonista nella tossicodipendenza, la porta persino a prostituirsi ogni giorno nei pressi della stazione del Bahnhof Zoo, pur di procurarsi una dose per lei e per il suo ragazzo, Detlef. Il film, oltre all’inevitabile semplificazione del libro (che narra gli avvenimenti offrendo anche punti di vista alternativi a quello di Christiane), ha un grosso difetto: il finale. Dopo aver mostrato Christiane decisa a farsi il “buco finale” poiché sconvolta dalla morte dell’amica quattordicenne Babsi (appresa dalla prima pagina di un giornale che la descrive come "la più giovane vittima tedesca dell’eroina"), il film mostra un’inquadratura fissa di una zona di campagna, mentre la voce fuori campo di Christiane afferma di essersi disintossicata andando in un paesino da dei parenti, di pensare spesso a Detlef e di volerlo aiutare, dandogli un po’ della sua forza, sebbene in realtà sia lei “la prima ad avere bisogno di forza”.

Foto d'epoca di Christiane
(fonte: http://www.lastfm.it/music/Christiane+F.)

Il libro però si spinge oltre, raccontando il periodo in cui Christiane vive in campagna per cercare di uscire dalla droga e di inserirsi nel “normale” mondo della scuola (fatto di divisioni, regole e insegnanti poco graditi a Christiane), riflettendo – formulando una serie di ragionamenti ancora attuali – sui suoi nuovi coetanei (i suoi veri amici erano tutti nel giro della droga berlinese), che le appaiono ipocriti e miserabili (“un motorino a sedici anni, una macchina a diciotto (…) e se questo non c’era allora uno era un essere inferiore. (…) Ma ammazzarsi di lavoro per un appartamento, per un nuovo divano, come aveva fatto mia madre, questo non esisteva.”), lasciandola disgustata dai rapporti tra ragazzi e ragazze (“Trovavo tutte queste regole di pomicio (…) proprio perverse, e cioè che un ragazzo si arrogasse automaticamente il diritto di andare a letto con una ragazza al più tardi la seconda sera che ci usciva. E le ragazze ci stavano anche quando non ne avevano la minima voglia perché questa era la regola. E perché avevano paura che il tizio non sarebbe più uscito con lei e che i ragazzi poi avrebbero detto in giro che lei era una capra frigida”) e dagli atteggiamenti di alcune sue coetanee (“Quando succedeva che uno mollava la sua ragazza e andava con un’altra, loro non si incazzavano con lui ma con la sua nuova ragazza. Allora lei diventava una stronza, l’ultima mignotta, e non so che altro”), facendole desiderare di trovare una grotta in cui rifugiarsi ed isolarsi coi pochi amici con cui si trova bene, separata dal mondo esterno. L’attitudine a considerarsi e vivere da emarginata è dunque ancora presente, suscitando il dubbio che forse non poteva finire così…

Articolo d'epoca su Christiane
(fonte)

Il grande successo ottenuto dal libro e dal film (nella cui colonna sonora troviamo anche "Heroes" di Bowie) fa sì che Christiane viaggi in tutto il mondo per parlarne in prima persona, ottenendo la possibilità di incontrare Bowie di persona e venendo anche a Roma, dove concede un’intervista pubblicata su Repubblica l’11/11/’81 (qui ne è disponibile un resoconto), per poi scappare lasciando un biglietto nella sua camera d’albergo, con su scritto "Amo Roma, ma non amo i pescecani", riferendosi ai mass media.

Nel 2005, in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, la ragazza così ricorda quel periodo: “Diventai una principessa, o almeno così credevo. Mi invitavano alle feste dei ricchi e famosi. Viaggiavo per il mondo. Ma ero solo una bambola da mostrare. Appena cercavo vicinanza e affetto, avvertivo l'innalzarsi di una barriera, comunque rimanevo una drogata”.

Foto d'epoca di Christiane
(http://www.lastfm.it/music/Christiane+F./+images/85206377)

Sull’onda del successo la giovane tenta la carriera musicale, ma fallisce e ricade nella droga. Di lei appaiono varie notizie negli anni successivi (a volte descrivendola “pulita”, altre volte parlando di suoi nuovi arresti, ricadute o terapie di disintossicazione col metadone), informandoci anche, nel ’96, della nascita di un figlio, Jan-Niklas, che Christiane (costretta a convivere con l’epatite) cresce da sola, senza un marito. L’anno precedente, viene prodotto un documentario televisivo, formato da interviste ai protagonisti ancora vivi delle vicende narrate nel libro e nel film sui giovani eroinomani del Bahnhof Zoo.

Immagine dal film

Libro e film divengono col passare degli anni dei veri e propri cult pluri-generazionali (in Germania, Italia e in molti altri paesi), tuttora molto amati e ampiamente citati, analizzati, commentati e discussi, come testimoniano i numerosi interventi sui blog, nei forum, nei social network, nei siti di opinione e negli spazi di commento a libri e film per la vendita. In Germania ne viene realizzato perfino uno spettacolo teatrale negli anni '90.

Sebbene libro e film siano stati più volte criticati e additati in modo negativo (come nel giugno dell’89, quando la pellicola viene trasmessa in prima serata su Raidue), il culto e l’interesse intorno a queste opere persiste, mentre la problematica della diffusione della droga tra i giovani subisce delle mutazioni (all’eroina si è col tempo sostituita la cocaina, la quale ha aumentato enormemente la propria diffusione in ampi e impensabili settori anagrafici e lavorativi della popolazione italiana e europea, a causa dell’abbattimento dei prezzi e poiché ritenuta più “facile” e meno “pericolosa” da usare per affrontare i ritmi e gli impegni della propria quotidianità), ma continua a essere un problema poco approfondito e scarsamente trattato con razionalità e lucidità, che molte famiglie si ritrovano ad affrontare. Per quello che riguarda il Bahnhof Zoo, al festival del cinema di Berlino 2011 è stato presentato il documentario Rent Boys ('Die Jungs vom Bahnhof Zoo') di Rosa von Praunheim, dedicato agli attuali tossicodipendenti maschi che frequentano la zona e si prostituiscono con clienti omosessuali, per pagarsi la droga.

Christiane di nuovo sui giornali

Christiane, invece,  nell’estate del 2008 viene trovata nuovamente in possesso di droga e preda della dipendenza, il che le provoca la perdita dell’affidamento del figlio. Riesce a rivederlo l’anno seguente, dopo avere intrapreso una nuova terapia disintossicante. Nel gennaio 2011, sul sito tedesco del tabloid Bild-Zeitung, appare la notizia che è stata fermata dalle forze dell’ordine tedesche nel corso di un controllo anti-droga.

Riguardo alla vita di Christiane e a queste sue continue ricadute, nel 2008, sua madre, per la prima volta dopo tanti anni, concede una videointervista in cui dichiara che la rovina di sua figlia sono stati il successo e la fama ottenuti col libro, che le hanno dato la possibilità di contare su molto denaro, facendola riavvicinare al mondo della droga. Secondo la madre, è da quando aveva 18 anni che Christiane non è mai più stata realmente lontana dal mondo della droga, creando così molti interrogativi su come mediaticamente e umanamente sono state gestite la vicenda e la vita di Christiane.


N. B. Prima Pubblicazione: Giugno 2011 sulla sezione "Terza Pagina" del sito www.ilcapoluogo.it

N. B. 2: Un approfondimento sulla lavorazione del film Christiane F. è disponibile in questa pagina del blog:

http://alemontosi.blogspot.it/2014/04/christiane-f-1981-di-uli-edel-la.html


A quest'altro link, invece, è presente il resoconto dell'intervista italiana a Christiane del 1981:

http://alemontosi.blogspot.it/2014/05/christiane-f-lintervista-italiana-del.html


Qui, infine, è presente un resoconto delle reazioni del pubblico e della critica all'arrivo, in Italia, del film e del libro dei ragazzi dello Zoo di Berlino:

http://alemontosi.blogspot.it/2015/11/christiane-f-reazioni-del-pubblico-e.html 


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