venerdì 5 luglio 2013

"La fattoria degli animali" di Halas e Batchelor - Un classico del cinema d'animazione su Potere e Rivoluzione



Fin dalla sua creazione, La fattoria degli animali di George Orwell incontra difficoltà ad essere pubblicato. Scritto tra il ’43 e il ’44, il manoscritto satirico dell’autore inglese attende l’agosto del ’45, per poter essere finalmente stampato. I problemi di pubblicazione derivano dalla sua forte critica allo stalinismo - ma in realtà il testo è un’opera allegorica dove si possono riscontrare analogie con l’attuale situazione politica di vari paesi in tutto il mondo -, poiché all’epoca Russia e Inghilterra erano alleate contro il nazi-fascismo. Una sorte ancor più avversa, almeno nel nostro paese, è toccata alla sua trasposizione cinematografica, diretta nel ’54 da John Halas (pseudonimo di János Halász) e da sua moglie Joy Batchelor, fondatori della Halas & Batchlelor, creata nel ’40 e produttrice di numerose opere animate come la serie tv The Jackson 5ive (’71/’73, inedita), legata alla band di Michael Jackson e dei suoi fratelli.



Nonostante la pellicola rappresenti un caposaldo dell’animazione mondiale – è il primo film d’animazione inglese uscito in sala, ritenuto il miglior film di quell’anno dalla critica britannica – e abbia goduto di una distribuzione internazionale (negli USA, il New York Times lo definì un capolavoro), in Italia La fattoria degli animali non è mai stata distribuita nei cinema ed è stata pubblicata solo in vhs nell’89 dalla Eagle Home Video (sulla custodia della vhs, reperita alla videoteca “Replay” di Traghetto [FE], è infatti indicato che si tratta di un inedito cinematografico), mentre al momento non ne esiste una versione ufficiale italiana in dvd.

Vhs del film "La fattoria degli animali"

Pressoché sconosciuta nel nostro paese, quest’opera, specie nell’edizione italiana (dove, oltre ad alcuni errori di doppiaggio, sono presenti monologhi e dialoghi assenti nell’edizione originale, che ne incrementano l’aspetto satirico), rende evidente come già negli anni ’50 l’animazione potesse essere utilizzata in Occidente come mezzo espressivo per creare un’opera dal contenuto politico e drammatico, rivolta ad un pubblico adulto. L’utilizzo dell’animazione a fini politici non deve apparire straniante, poiché durante la seconda guerra mondiale sono numerosi i paesi (inclusi gli USA) che ricorrono alla produzione di cortometraggi animati per veicolare valori patriottici e irridere i propri avversari. Lo stesso studio Halas & Batchlelor è artefice di oltre 70 cortometraggi animati di propaganda anti-fascista e anti-nazista.

L’idea di creare un adattamento animato del testo orwelliano appartiene al produttore Louis de Rochemont – intenzionato a ricavarne un’opera ideologica e militante –, che nel ’51 sottopone il progetto a Halas e Batchelor. Essi realizzano un film “adulto” e diverso rispetto alla tradizione disneyana (dalla quale mutuano l’aspetto di alcuni animali nel film), creando un’opera contraria a ogni forma di oppressione politica, poiché, come dichiarato dalla Batchelor: “Noi volevamo soprattutto fare un film sulla libertà. Già questo era sufficiente, dal punto di vista della presa di posizione politica” (cfr. G. Bendazzi Cartoons – Cento anni di cinema d’animazione, Marsilio, 1992, p. 222). Per far capire quanto questo film rappresentasse una frattura rispetto alla tradizione disneyana, basti pensare che in esso i maiali non sono più i teneri personaggi della celebre Silly Symphonies I tre Porcellini (’33), ma bensì degli oppressivi dirigenti politici, capaci di sfruttare e far uccidere gli altri animali della fattoria.

Completato nell’aprile del ’54 dopo due anni di lavorazione a cui presero parte oltre 70 persone, il film apporta delle variazioni al testo orwelliano, eliminando personaggi come la cavalla Berta (“Trifoglio” in varie edizioni italiane del libro) e il maiale Minimus (cantante e poeta di dubbio gusto, asservito a Napoleone), ridimensionando il ruolo di alcuni di essi – il corvo Mosè nel film appare in poche inquadrature, mentre nel libro il suo ruolo è di parlare agli altri animali dell’esistenza di un mondo felice dove si andrà dopo la morte, convinzione sbeffeggiata da Napoleone e dai suoi compagni maiali, ma che tollerano poiché rivolta soprattutto agli animali da loro più sfruttati – e modificando parzialmente la caratterizzazione di alcuni personaggi come l’asino Beniamino (chiamato erroneamente “Berta” nell’edizione italiana del film, confondendolo con “Berta/Trifoglio”), apportando alcune variazioni agli eventi narrati e soprattutto cambiando il finale. Proprio quel finale criticato da molti poiché diverso dall’originale, viene così difeso da Halas: “Credo che proprio quel finale improntato alla speranza sia la forza del messaggio del film” (G. Bendazzi, op. cit., p. 223).

Animali contro il Padrone Jones

All'inizio del film, il narratore spiega come la fattoria del signor Jones rappresenti quel “tocco di magica imperfezione che soltanto la mano dell’uomo riesce a dare alla natura”, aggiungendo come essa sia “un ottimo esempio di cattiva gestione aziendale”, essendo “sporca, dimessa e trascurata dal suo proprietario” che ufficialmente le preferisce i “luoghi di ritrovo dell’alta società”, cioè l’osteria in cui si ubriaca con i suoi amici fattori. Le disdicevoli condizioni in cui versano la fattoria e gli animali che in essa si trovano, sono, secondo Jones, dovute al momento di forte crisi economica che stanno attraversando. Sempre a causa di ciò, la maggior parte degli animali tende a tollerare quei modi autoritari con cui Jones a volte si rivolge ad alcuni di essi (“Schifosi pennuti se non sganciate più uova, un giorno o l’altro vi tiro il collo”) e quei suoi piccoli difetti che l’hanno spinto a vietare “ogni riunione o assembramento di animali in numero superiore a 2. A quei pochi animali scontenti di tutto ciò, si contrappone la maggioranza di essi, convinti che i primi non siano consapevoli dei sacrifici necessari a mandare avanti un’azienda.

Rivolta contro Jones

Una notte, di nascosto, tutti gli animali si riuniscono in un’assemblea convocata dal Vecchio Maggiore, il maiale più anziano della fattoria. Egli  spiega di essersi reso conto di quanto misera e faticosa sia la vita che essi conducono nella fattoria, lavorando e ricevendo da Jones “quel minimo indispensabile che ci fa avere la forza di non morire di fame e di continuare a produrre”. Per chi ha dei figli poi, l’unico avvenire che può garantir loro è composto da “fame, freddo e sfruttamento. “Uno sfruttamento così ingordo e feroce”, aggiunge il Maggiore, “che non esita a sacrificare la nostra stessa vita, qualora lo esiga la legge del Profitto”. Egli prosegue spiegando come la colpa di tutto ciò non sia loro, né della natura, ma solamente del Padrone, poiché egli è “l’unica creatura in tutta la fattoria che consumi senza produrre”, che va eliminata insorgendo! Il Maggiore proclama l’unità della classe animale, poiché tutti gli animali sono uguali, esortando i suoi ascoltatori a non dare retta a Jones quando parla del “superiore interesse della fattoria” per cui bisogna fare sacrifici: esso è solo un espediente usato per dividere gli animali tra loro.

Dopo aver cantato con i suoi compagni animali quello che diverrà il loro inno, il Maggiore muore, poiché, come dice il narratore, “da buon teorico aveva preferito non esserci quando le sue tesi sull’inevitabilità del conflitto tra la classe umana e quella animale, avessero cominciato a diffondersi”. Nel corso del film, la voce del Maggiore torna a farsi sentire spiegando altri principi dell’Animalismo, parodiando celebri massime di Mao Tse Tung sulla Rivoluzione (“La Rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La Rivoluzione è un atto di violenza”) e sulle “tigri di carta” (“Tutti i reazionari sono tigri di carta. Apparentemente sono terribili, ma in realtà non sono tanto potenti”): “la Rivoluzione non è razzolare sull’aia, non è una mangiatoia stracolma di fieno, non è brucare un prato di primavera. La Rivoluzione non è una carezza sul pelo”; i Padroni sono dei “lupi di carta” (“non essendosi mai mosso dalla fattoria in vita sua, non sapeva dell’esistenza delle tigri”, chiarisce il narratore).

Palladineve e Napoleone

Durante la riunione, si distinguono i due maiali determinanti per il futuro della fattoria: Palladineve e Napoleone. Il primo è l'anima dell’insurrezione contro Jones, l’artefice della scoperta di come la situazione economica della fattoria sia meno catastrofica di quanto il loro Padrone desse a intendere. Scacciato Jones dalla fattoria e sconfitto il suo successivo tentativo di riconquistarla insieme ad altri fattori, Palladineve (coordinatore della resistenza, durante la quale viene ferito ad una zampa) e gli animali festeggiano innalzando dei calzoni “con una macchia color rosso padrone, una tinta vivace” e bruciando in un rogo tutti gli attrezzi usati da Jones per maltrattarli.

Alfabetizzazione degli animali

In accordo con gli altri animali, Palladineve trasforma la casa di Jones in un “museo degli orrori” in cui nessun animale dovrà vivere, e che testimonierà alle future generazioni i crimini di cui sono capaci gli umani. Mentre Palladineve si prodiga per scrivere su una parete le massime che riassumono le idee del Maggiore e che costituiscono la base costituzionale dell’Animalismo storico (ad es. “Tutti gli animali sono uguali”), organizzando corsi educativi per gli altri animali, tentando di diffondere con dei piccioni il messaggio della rivoluzione nelle altre fattorie, e progettando un mulino con cui avere l’elettricità in inverno, Napoleone (“un maiale dotato di notevole senso pratico, ma di scarso spirito collettivo”) si ciba dei vasetti di marmellata rimasti nella casa di Jones e, trovati alcuni cuccioli di cane, li alleva segretamente da solo, in modo da garantirsi la loro completa obbedienza.

Un processo indetto da Napoleone a delle galline

Quando Palladineve indice una riunione per proporre agli altri animali il progetto del mulino e spiegare il duro lavoro che sarà necessario per costruirlo, Napoleone prima contesta il suo Compagno definendo "demagogia" le sue parole, poi emettendo un verso con cui richiama i cani ormai adulti che entrano d’improvviso nel luogo in cui si tiene la riunione e attaccano Palladineve costringendolo alla fuga, che termina con la sua uccisione da parte dei cani. Sistemato il suo avversario politico (della cui morte non informerà mai gli altri animali), Napoleone prende subito la parola e il potere, spiegando come sia stato l’unico ad accorgersi che Palladineve era una spia al servizio di Jones, del quale stava tramando il ritorno (spesso, infatti, un leader politico dispotico può bollare come spie “capitaliste”, “comuniste” o “terroriste” i suoi oppositori). Essendo stato l’unico ad accorgersene, Napoleone si sente legittimato ad assumere il comando e ad illustrare agli altri animali il progetto del “Mulino Napoleone” (che alcuni animali, “in mala fede”, riterranno fin troppo simile a quello di Palladineve), che, su esortazione di Clarino (“Piffero” nel libro, un maiale dall'abile dote comunicativa), viene accolto calorosamente dalle pecore.

La casa di Napoleone

Inizia così l’Animalismo dal volto umano sostenuto da Napoleone, in cui gli animali che lavorano faticosamente alla costruzione del mulino vengono nutriti con scarse razioni di cibo, mentre i maiali possono sempre abbuffarsi a volontà. Per garantire la corretta direzione dei lavori, inoltre, Napoleone e gli altri maiali vanno a vivere nella casa di Jones, ora non più “museo degli orrori”, ma bensì “sede del comitato dei maiali rivoluzionari”. Ovviamente tutto ciò comporta anche una graduale revisione dei principi dell’Animalismo, che subiscono, poco per volta, alcune lievi aggiunte (ad es. al principio “Nessun animale dormirà in un letto” viene aggiunta una virgola e le parole “con le lenzuola”), atte a venire incontro alle nuove necessità della classe dirigente suina.

Napoleone alla finestra

A rafforzare la volontà dei maiali di comporre una vera e propria “casta” sfruttatrice e ricca di privilegi
, vi è la stipulazione di accordi commerciali con il signor Winper, dettati da “esigenze del mercato”, così “spiegate” da Clarino agli altri animali: “Trattasi di improcrastinabili provvedimenti d’ordine congiunturale, troppo complessi per chi non conosca a fondo le leggi di mercato. A voi galline, il privilegio di inaugurare questa storica svolta, consegnando spontaneamente le uova. Il Compagno Napoleone è orgoglioso di voi e vi nomina benemerite”. Le poche galline che tentano di ribellarsi, vengono catturate e giudicate in un pubblico processo, in cui Napoleone, circondato dai cani, spiega agli altri animali come quelle galline siano delle traditrici che, insieme a Palladineve, tramavano contro la rivoluzione animale! Napoleone invita gli altri colpevoli a farsi avanti e a fare autocritica, lasciando che i suoi cani sbranino tutti i colpevoli, per poi scrivere col loro sangue un’aggiunta alla legge “Nessun animale dovrà uccidere un altro animale”: “senza una ragione”. Per non trascurare nulla, Napoleone abolisce l’inno creato dal Maggiore, poiché, essendoci già stata la rivoluzione, non ha più senso parlare di rivoluzione, uguaglianza e libertà.

Napoleone modifica alcune leggi

Jones, che ormai passa il suo tempo a ubriacarsi e a diffondere voci di casi di cannibalismo e promiscuità sessuale tra gli animali della sua ex fattoria, viene scaricato dai suoi colleghi umani desiderosi di annientare quella fattoria dove vige un sistema politico che si sta diffondendo altrove. Nel nuovo scontro tra uomini e animali, questi ultimi vengono guidati da Napoleone che preferisce impartire ordini di “armarsi e combattere” agli altri, tenendo discorsi dalla sua finestra. Mentre nella realtà tutti gli animali (in particolare quelli più sfruttati, a cui solo successivamente si aggiungono i cani), eccetto Napoleone e Clarino, si battono per sconfiggere i nemici, la storiografia suina (è compito dei maiali tenere conto dei fatti storici e tramandarli alle nuove generazioni, compiendo occasionalmente qualche “lieve” revisione storica) riporterà come questa guerra tra uomini e animali, sia vinta grazie all’astuzia tipicamente suina di Napoleone, che costringe gli uomini a una guerra di posizione, rendendone facile la sconfitta.


Mentre si festeggia la vittoria, Jones compie un gesto “degno di un anarchico”: si fa esplodere con la dinamite distruggendo il mulino. Napoleone e i maiali ordinano agli altri animali (sempre più magri in questo punto del film) di  costruire un nuovo mulino.

Maiali camminano su due zampe come il vecchio Padrone

Si arriva poi al momento della morte del cavallo Gondrano (“Boxer” nel libro), infortunatosi durante i lavori al mulino (nel film il narratore accenna a una commissione d’inchiesta sull’incidente, che sancisce come l’infortunio sia avvenuto fuori dall’orario di lavoro, togliendo così ogni responsabilità ai dirigenti-maiali) e venduto dai maiali al mattatoio, che rappresenta un climax drammatico sia nel film, sia nel testo di Orwell dove, oltre a macellarne la carne, viene lasciato intendere che dal suo corpo sarà ricavata anche una “farina d’ossa”.


Nel film la morte di Gondrano viene così commentata da un Clarino in (false) lacrime: “Una perdita spaventosa, lavoratori come Gondrano se ne trovano così pochi. E cosa dire poi, dell’accusa diffamatoria rivolta al nostro amato compagno Napoleone di averlo venduto alla macelleria equina. Basse insinuazioni di animali al soldo del signor Jones. Gondrano ha lasciato un messaggio per voi: ‘Amate Napoleone e aumentate la produzione!’".

Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri

Come nel libro, alla morte di Gondrano fa seguito la definitiva mutazione dei maiali, che iniziano a camminare su due zampe e a vestirsi come gli uomini, distinguendosi da questi ultimi solo perché si vestono meglio e camminano peggio di loro, poiché sono molto più grassi. Per adeguare l’Animalismo all’attuale situazione storica, Napoleone – che ha anche disseminato ovunque suoi ritratti, alcuni vagamente mussoliniani – fa scrivere un unico principio: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”.

Rivolta degli animali contro Napoleone

Mentre il libro termina quando non c’è più nessuna distinzione tra maiali e umani, il film mostra come Beniamino reagisca a tutto ciò, convocando, attraverso i piccioni, la rivolta di tutti gli animali delle fattorie vicine, tutti uniti contro quella casta parassitaria dei maiali che, senza la protezione dei cani andatisi a ubriacare, cade sotto le zampe dei ribelli, mentre torna a farsi sentire la voce del Maggiore che spiega come identificare il “Padrone” – “Padrone è chi deruba un animale del proprio calore. Chi beve il latte che non munge. Chi addenta le mele che non raccoglie. Chi mangia il grano che non miete. Padrone è chi si circonda di cani poliziotti per aizzarli contro altri animali –, per poi spronare i propri compagni a insorgere contro quei Padroni-maiali che l’indomani diverranno prosciutti.


Il finale originale dell’opera orwelliana e quello del film, rappresentano due dei possibili modi con cui si può reagire all’affermarsi dello strapotere governativo di una casta autoritaria e parassitaria che sfrutta i più deboli per arricchirsi senza dar loro alcun beneficio, e che non esita a manipolare le leggi a proprio piacimento per tutelarsi dal resto della popolazione. A ciò si può reagire semplicemente rendendosi conto delle profonde e gravi ingiustizie che stanno avvenendo, rimanendone basiti e vinti, come nel libro. Oppure, come nel film, ribellandosi per cambiare quanto sta accadendo.

N. B. Prima pubblicazione: Settembre 2011 sulla sezione Terza Pagina del sito www.ilcapoluogo.it

Un approfondimento dedicato ai retroscena della lavorazione del film, è disponibile a questo link.

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