mercoledì 10 luglio 2013

Giappone - Conoscere il terremoto e i suoi effetti grazie a un manga



Riuscire a raccontare un terremoto, spiegando quali possano essere i suoi disastrosi effetti sull’area abitativa da esso colpita e sulla mente delle persone che ne sono coinvolte, trattando il disturbo post-traumatico da stress e spiegando le ardue condizioni lavorative del personale medico di un ospedale in seguito al sisma, offrendo inoltre informazioni per non cedere alla demagogia dei mass media e delle religioni, aggiungendovi infine la denuncia e la condanna delle violenze sessuali ai danni delle donne, non è un’impresa da poco.
Tutte queste caratteristiche appartengono al manga 51 modi per salvarla di  Usamaru Furuya.


Minoru Watanabe
(fonte)

Questo manga, il cui titolo allude a tutti i modi possibili con cui salvare una persona cara, è stato pubblicato in Giappone tra il 2006 e il 2007, ed è arrivato in Italia grazie alla Ronin Manga nel 2010. Si tratta di un'opera - nata da un'idea dell'editore Shinchosha proposta a Fururya -, facente parte di un progetto che travalica la semplice narrazione fumettistica e che ha visto il coinvolgimento di un autentico specialista di situazioni di crisi dettate da calamità naturali e attacchi terroristici: Minoru Watanabe. Nato nel '51 e con un curriculum pubblico in inglese, Watanabe è il presidente dell’Istituto Machizukuri Planning, nonché docente universitario ed autore di diverse pubblicazioni in tema di gestione del rischio in caso di disastri. Si occupa anche della prevenzione anti-sismica degli edifici e ha partecipato come relatore a convegni come il Security & Safety Trade Expo, svoltosi a Tokyo nel 2009 e dedicato all’anti-terrorismo. Watanabe è però soprattutto un uomo consapevole di come attraverso il fumetto e il videogioco si possano veicolare importanti insegnamenti su come comportarsi nel caso di coinvolgimento in un violento terremoto. 

Copertina del videogioco "Disaster Report 3"

Watanabe, oltre al manga 51 modi per salvarla, ha infatti preso parte alla realizzazione del videogioco Disaster Report 3 (titolo originale: “Zettai Zetsumei Toshi 3), uscito solo in Giappone nel 2009 e facente parte di una saga video-ludica iniziata nel 2002, che richiede al giocatore di riuscire a muoversi e sopravvivere all’interno di aree urbane colpite da disastrose calamità naturali, ponendo l’attenzione sullo stato mentale del personaggio utilizzato durante il gioco, visto che è esposto a paure, stress e preoccupazioni. Per Disaster Report 3, Watanabe si è occupato di supervisionare la preparazione del “disaster manual” (manuale del disastro) incluso nel gioco, utile per attingerne validi consigli e indicazioni sia per proseguire e completare il gioco, sia soprattutto nel caso del verificarsi di un sisma nella realtà. Tramite l’interattività offerta dal videogioco che stimola l’impegno, la concentrazione, il coinvolgimento emotivo (che, per i giovani, è probabilmente maggiore rispetto alla lettura di un semplice manuale cartaceo, all’ascolto di una lezione scolastica o alla visione di un breve spot informativo televisivo) e l’apprendimento da parte del giocatore di comportamenti da tenere o da evitare in determinate situazioni di difficoltà, gli autori del videogioco tentano di trasmettere preziosi insegnamenti ai fruitori della loro opera, per aiutarli a conoscere meglio gli effetti di un violento sisma e ad apprendere i modi per affrontarlo e sopravvivere alle avversità fisiche e mentali che ne possono derivare.



Per 51 modi per salvarla, Watanabe fornisce preziosi consigli a Furuya sugli eventuali danni e conseguenze che un terremoto di magnitudo 8.1 della scala Richter con epicentro sotto la città di Tokyo, potrebbe arrecare alla metropoli e alla mente delle persone coinvolte, indicando e spiegando a Furuya quelle che sono le zone più a rischio della città, rispondendo a ogni genere di dubbi e questioni, e rendendosi disponibile anche a percorrerle a piedi insieme al fumettista.

Terremoto di Kobe (1995)
(fonte)

Watanabe ha inoltre supervisionato la redazione dei brevi articoli di approfondimento scientifico che sono posti in fondo ai primi quattro volumi che compongono il manga (nel quinto volume c’è una post-fazione di Furuya), dove sono riprodotte delle foto dei terremoti che hanno colpito Tokyo nel 1923, Kobe nel 1995 (noto come "Great Hanshin-Awaji"; la maggior parte delle sue vittime risiedeva in case costruite con vecchi criteri anti-sismici), la prefettura di Chiba nel 2005 e di altri sismi. Per quello che invece riguarda il terremoto dell’11/03/2011, nel volume si legge come ci fosse il 99% di probabilità del verificarsi, entro 30 anni, di un forte terremoto con epicentro al largo della costa della prefettura di Miyagi, la zona maggiormente colpita dal sisma e dallo tsunami dell’11 marzo. Questa elevatissima percentuale di probabilità per Miyagi era stata confermata anche da un’intervista realizzata per il programma tv Cosmo (trasmessa il 27/03/2011 su Raitre) alla ricercatrice Satoko Oki del Centro Ricerca Terremoti dell’Università di Tokyo.

Terremoto di Kobe (1995)
(fonte)

Nei suoi articoli, Watanabe tratta anche le elevate percentuali di probabilità che si verifichino altri due disastrosi terremoti in Giappone entro i prossimi 30 anni: al 70% con epicentro sotto la capitale di Tokyo e all’84% con epicentro nel mare orientale. A causa di ciò, è essenziale per i giapponesi continuare a impegnarsi in ogni modo per vigilare sul rispetto delle regole di costruzione anti-sismiche - di cui, purtroppo, si registrano dei casi di violazione, visto che, alcuni anni fa, un architetto venne arrestato per aver firmato progetti illegali irrispettosi delle norme anti-sismiche -, sulla continua ristrutturazione degli edifici e sulle aree in cui rifugiarsi (di solito si tratta di scuole elementari e medie, dove gli sfollati vengono accolti nelle palestre degli istituti) in caso di sisma, sulla costante revisione delle strade e sull’organizzazione dei soccorsi da parte delle autorità locali, nazionali e dei volontari.

Quartiere di Nagata (Kobe, 1995)
(fonte)

Come dichiarato da Watanabe in una comunicazione scritta (antecedente agli eventi dell’11 marzo) ai visitatori del sito web del suo istituto, il terremoto che ha colpito Kobe nel ’95 ha dimostrato come anche le città più moderne potrebbero non garantire la massima sicurezza ai propri residenti, rendendo quindi essenziale non smettere mai di continuare a investire nella ricerca scientifica e nella prevenzione per garantire la sicurezza e l’incolumità delle persone. Il persistente investimento in questi settori non è tuttavia importante solo per il Giappone, ma per tutte le nazioni del mondo che, come l’Italia, sono composte da diverse aeree esposte a un elevato rischio sismico.

Le indicazioni presenti in fondo ai primi quattro volumi di 51 modi per salvarla fanno spesso riferimento a vicende narrate nel corso del manga, creando così un solido legame intertestuale tra il fumetto e gli articoli di approfondimento, nonché fornendo alla storia narrata una solida e documentata base scientifica. Essa ha inizio il 23 febbraio a Odaiba dove il ventunenne Jin Mishima, studente universitario di Tokyo, si reca per una riunione pomeridiana di orientamento al lavoro nella sede della Alps Tv. Prima della riunione, il giovane incontra casualmente una sua ex compagna delle medie, Nanako Okano, ragazza molto timida e introversa che nel periodo scolastico era spesso rimasta vittima di atti di bullismo, prese in giro e umiliazioni da parte dei suoi coetanei. Nanako si trova a Odaiba in cerca di un biglietto per il concerto del suo gruppo musicale preferito e appare molto diversa rispetto a Jin. Prima e dopo la riunione alla Alps Tv, i due giovani si parlano, ma improvvisamente, alle 19.35, avviene una devastante scossa di terremoto di magnitudo 8.11 della scala Richter, che scuote violentemente il suolo, provoca la scomparsa dell’energia elettrica e segna l’inizio della lunga odissea dei due giovani, narrata in modo non edulcorato da Furuya per mostrare più realisticamente possibile quali e quante difficili, drammatiche e cruenti situazioni, sia costretta a vivere e subire una persona nelle ore immediatamente successive a un violento terremoto. 


La Tokyo Tower

È solo guardando in faccia la realtà senza alcun timore, prendendo coscienza della sua natura disturbante e pericolosa che si possono comprendere meglio gli effetti di un sisma, sviluppando così una certa preparazione psicologica a quello che si potrebbe affrontare e alle imprevedibili reazioni delle altre persone colpite del terremoto
. Si tratta anche di un modo per far riflettere il lettore 
in modo da fargli sviluppare una maggiore solidarietà e comprensione verso tutti coloro che potrebbero assistere “contemporaneamente alla perdita dei propri cari, degli amici e alla distruzione dei posti in cui vivono, sopportando un carico emotivo pari a quello fisico”. Purtroppo davanti a devastanti terremoti e alla perdita di vite umane, ci può essere chi reagisce utilizzando la calamità naturale per i propri fini politici oppure disinteressandosi totalmente del dramma di chi perde i propri cari, di chi lotta disperatamente per salvarsi, di chi non ha più una casa e di chi cerca di reagire a quanto accaduto, mettendosi a ridere pensando al business ricavabile dalla ricostruzione edilizia della città.

Liquefazione del suolo/Sabbie mobili

Dopo la forte scossa, Jin e Nanako devono affrontare i problemi più disparati:
  • la “liquefazione del suolo” (o fenomeno delle sabbie mobili) - verificatasi anche in Emilia nel maggio 2012, è tipica delle zone bonificate sottratte al mare, al corso di un fiume o a territori paludosi, dove acqua mista a sabbia può fuoriuscire dal terreno, creando allagamenti o l’emersione in superficie di tubi, pozzi sotterranei e qualunque cosa si trovi sottoterra; l’improvviso degrado di questo terreno può inoltre provocare il cedimento, l’inclinazione o il crollo degli edifici che si ergono su di esso -;
  • il continuo evitare di cadere preda del terrore, dell’insicurezza, della disperazione e del panico, cercando invece di mantenersi lucidi e razionali in modo da affrontare nel modo più efficace possibile quanto sta accadendo;
  • il panico che si può improvvisamente diffondere in mezzo a una folla di persone costrette a percorrere forzatamente uno stretto passaggio dotato di poche e inadeguate uscite di sicurezza (come scritto nel manga, “persone che si trovano in un luogo con uscite limitate, trasformano facilmente il desiderio di andarsene in fretta, in crisi di panico”) e che può provocare, come nel caso della Love Parade di Duisburg del 24/07/2010, l’improvviso comportamento irrazionale delle persone (estendibile rapidamente ad altri individui nella folla, specie quelli più emotivi e impulsivi), che, accalcandosi l’una sull’altra o spingendo sempre più forte chi sta intorno a loro, può sfociare in una ressa dove qualcuno può restare ferito o involontariamente ucciso dalla massa (21 morti e 510 feriti è il bilancio della calca alla Love Parade, della quale si può vedere un video a questo link);
  • il prestare soccorso con mezzi di fortuna a feriti, ricorrendo anche all’uso di assorbenti femminili per attutire la fuoriuscita di sangue da gambe o braccia;
  • l’uso di messaggi scritti su foglietti di carta appesi a bacheche pubbliche per avvertire i propri cari che si è vivi e che si sta cercando di tornare in contatto con essi;
  • il ricorso a un numero verde gratuito per lasciare messaggi vocali con cui dare notizia di sé, e, per chi ha un cellulare, l’uso del “Disaster Message Board”, servizio gratuito fornito da tutte le compagnie telefoniche, con il quale poter scambiare messaggi o mail con i propri cari per rassicurarli o chiedere loro notizie;
  • il crudo e rigido comportamento del personale medico che, in caso di una situazione di estrema emergenza e difficoltà operativa in Giappone, lavorano applicando regole ferree ed effettuando il “triage” (accettazione), assegnando a ogni tipo di ferito un cartellino con un colore diverso, concedendo solo a chi ha il colore rosso (feriti gravi, ma con possibilità di salvarsi) la possibilità di essere ricoverate in ospedale, e assegnando a chi non ha nessuna speranza di salvezza il colore nero;
  • l’estrazione dalle macerie di persone ferite o intrappolate, effettuata spesso a mani nude o con mezzi di fortuna reperiti sul posto, che non consentono purtroppo di poter salvare chi si trova sotto ad una quantità troppo vasta di macerie, rimovibili solo dall’adeguata attrezzatura dei vigili del fuoco, ma le cui voci che richiedono aiuto possono imprimersi in modo indelebile in chi cerca di prestare loro soccorso senza riuscirci o in chi è costretto a lasciarli, come nel caso di Jin che, desideroso di aiutare il prossimo perché “potremmo essere noi in quelle condizioni! È una cosa che riguarda tutti”, a un certo punto è costretto a fermarsi e rinunciare poiché esausto e impossibilitato a proseguire da solo nell’estrazione dei feriti da sotto le macerie.
Disturbo post-traumatico da stress

Proprio per via dei suoi buoni propositi e del suo senso di colpa per non essere riuscito a estrarre tutte le persone da lui incontrate e viste sotto le macerie, Jin crolla psicologicamente e fisicamente ad un certo punto del manga, divenendo preda del “disturbo post-traumatico da stress”. Come spiegato negli approfondimenti a fine volume, i molteplici stress del dopo-terremoto possono sfociare nel “PTSD, o Post-Traumatic Stress Disorder (disturbo post-traumatico da stress)”, i cui sintomi frequenti sono mancanza di sonno, incubi, mal di testa, nausea, ma possono variare da persona a persona. In caso di scossa di assestamento, è tipico il flashback del 'terrore' provato durante la prima scossa. Anche adesso, a dodici anni dal grande terremoto di Kobe - ricordiamo che il manga risale al 2006/2007 -, è molto elevato il numero di vittime che ancora soffre di PTSD. In caso di sintomi evidenti è bene recarsi immediatamente presso uno psicanalista o uno psichiatra, e parlarne con calma. Parole come “coraggio” o “forza” sono tabù. Così come succede a Jin, può capitare che il PTSD sopraggiunga quando ci si fa carico di responsabilità troppo pesanti, ritrovandosi del tutto impotenti all’interno di una realtà troppo crudele da affrontare”.

Depliant di una setta

A causa della sua grave condizione psico-fisica, Jin diviene preda della manipolazione da parte di una setta, che, dopo aver fatto leva sui suoi sensi di colpa per farlo stare male e annichilirlo mentalmente, gli offre come unica speranza di salvezza l’adesione al proprio credo religioso. Purtroppo, in seguito a disastrose calamità naturali o a devastanti attacchi terroristici come quelli dell’11 settembre 2001, è frequente il tentativo da parte di appartenenti a ogni tipologia di credo religioso e di sette, di interpretare in modo del tutto discutibile quanto accaduto, parlando di eventi frutto del castigo o della bontà di Dio. In seguito a una calamità è inoltre molto probabile il diffondersi nella popolazione - dovuto a mass media, ma anche derivanti da banali equivoci, o dai pregiudizi, dalle frustrazioni, dalla gelosia e dal razzismo di alcuni individui - di false notizie, solitamente frutto di demagogia che mira a ingigantire quanto accaduto - manipolando le informazioni che riguardano il tempo, il luogo e la quantità -, alimentando la sofferenza dei superstiti e diffondendo diffidenza verso il prossimo, in particolare verso gli stranieri. Nel caso del terremoto di Tokyo del 1923, ad esempio, si diffuse la falsa notizia che i coreani avevano avvelenato i pozzi d’acqua potabile, provocando il conseguente linciaggio di alcuni di loro da parte della folla inferocita.

Inizio di uno stupro

Vi è infine un ultimo e importante tema affrontato da questo manga: lo stupro. Anche se può sembrare impossibile che in una situazione di estrema emergenza come quella conseguente a un devastante terremoto, si verifichino violenze sessuali sulle donne, esse sono invece parte dei rischi che possono correre le superstiti (in particolare quelle più giovani e attraenti, ma non solo) nei giorni successivi al sisma. Oltre a rapine, furti, atti di sciacallaggio, può accadere che alcuni individui (in particolare chi fa uso di alcolici) approfittino della situazione e della relativa mancanza di controllo da parte delle autorità, per commettere violenze sessuali, adducendo come giustificazioni il disastro provocato dal terremoto o il modo in cui erano vestite le loro vittime.


Nel caso del terremoto di Kobe, Watanabe ha intervistato e conosciuto diverse vittime di stupri che, preferendo dimenticare in fretta quanto accaduto, non hanno denunciato i loro aggressori. In una di queste testimonianze, alcune donne che prestavano soccorso volontario, vennero condotte, con la scusa di andare in aiuto di persone ferite, in una zona deserta dove si è poi consumata la violenza sessuale. La piaga e il dilagare degli stupri diviene preponderante nella parte finale del manga che assume l’esplicita valenza di racconto allegorico (distaccandosi dalla più realistica impostazione iniziale del fumetto), col quale tentare di sensibilizzare il pubblico maschile su cosa significhi subire uno stupro per una ragazza, e quello femminile sul mantenersi sempre in guardia.

Stupro

Riguardo al manga 51 modi per salvarla ci teniamo a chiarire come esso sia precedente alla produzione della serie tv animata Tokyo Magnitude 8.0 (2009) e, nonostante alcune analogie narrative, tra di esse non vi è alcun legame effettivo. A creare confusione tra queste due opere ha però contribuito l’edizione francese del manga (risalente al 2010), dove gli è stato assegnato il titolo di “Tokyo Magnitude 8”.

Edizione francese del manga di Furuya

Come dimostrato da questo manga, è dunque possibile ricorrere al linguaggio espressivo del fumetto per divulgare, nella popolazione giovanile, importanti informazioni su come affrontare e comprendere un terremoto e i suoi effetti. Opere come questa ci aiutano a capire maggiormente la società giapponese e la devozione di coloro che in quel paese sono alla continua ricerca di modi con cui proteggere la vita degli individui dalla pericolosità della natura e dell’uomo. Conoscendo meglio le paure e i modi di reagire del popolo giapponese, comprendiamo anche quante cose possano accomunare noi a loro, come suggerito da un discorso di Jin nel finale del manga, perfettamente valido anche per ciò che è avvenuto spesso in Italia: Prima del terremoto la situazione dell’edilizia urbana era ridicola. Rafforzare le norme antisismiche è un dovere. Avevano costruito i palazzi infischiandosene di tutto, mentre molti vecchi edifici erano abbandonati a se stessi, privi di qualunque norma di sicurezza. Anche per questa ragione migliaia di persone hanno perso la vita…

N. B. Prima pubblicazione: Aprile 2011 sulla sezione "Terza Pagina" del sito www.ilcapoluogo.it

2 commenti:

  1. Articolo molto interessante che ho letto cercando di superare il forte senso di angoscia che la sola descrizione di un evento terribile e traumatico come il terremoto mi ha provocato. Tant'è vero che dopo aver sfogliato il manga al tempo della sua uscita italiana, non ero riuscito a prenderlo e a leggerlo proprio a causa della forte angoscia provata mentre lo sfogliavo. Non ho mai amato la città in cui vivo mio malgrado, ma in questi ultimi anni penso molto al fatto che essa si trovi su un territorio non sismico e ritengo di essere, in questo senso, molto fortunato.
    Un caro saluto.

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    1. Ti capisco Orlando, anche per me non è stato semplice dover trattare un argomento del genere. E' una tematica molto difficile e delicata, che richiede tanta attenzione, per evitare di affrontarla in modi eccessivamente angosciosi, morbosi o superficiali.
      Abitando in Emilia, vicino alle zone colpite dal sisma nel 2012, ti confermo anch'io che, almeno per questo aspetto, puoi ritenerti fortunato a vivere in una città non a rischio sismico.
      Grazie per il tuo commento!
      A presto!

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